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giovedì 26 giugno 2014

Viaggio nel tempo: scienziati australiani effettuano simulazione su piccolissima scala


Riuscire a viaggiare nel tempo è sempre stato uno dei grandi sogni dell'uomo, e questo già da molto prima che Doc Brown e Marty McFly salissero a bordo della loro DeLorean. Attraversare il tempo in quel modo, anche potendo disporre di 1,21 gigawatt, non sarà probabilmente mai possibile.




Ad ogni modo, alcuni scienziati della University of Queensland (Australia) potrebbero aver realizzato qualcosa di simile, seppure solamente in una simulazione su piccolissima scala. I ricercatori hanno infatti simulato il "viaggio nel tempo" di un fotone e la sua interazione con una precedente versione di sé stesso, in modo da poter studiare il suo comportamento.

Come illustrato nello studio, che è stato pubblicato su Nature Communications, la "strada" seguita dal fotone per il suo viaggio è quella di un circuito spazio-temporale, simile a quello dell'immagine allegata all'articolo.

"La relatività generale sembra permettere le cosiddette 'curve spaziotemporali chiuse di tipo tempo' (Closed Timelike Curves, o CTC), percorsi nello spazio-tempo che ritornano nello stesso punto nello spazio in un tempo precedente", ha spiegato a Gizmag Martin Ringbauer, primo autore dello studio. "Nessuna CTC è stata osservata finora, ma queste appaiono in molte soluzioni delle equazioni di campo di Einstein, il che le rende un interessante oggetto di studio, perché attraversarne una significherebbe viaggiare indietro nel tempo".

Uno dei principali problemi teorici dei viaggi nel tempo è quello descritto già nel 1947 dallo scrittore francese di fantascienza René Barjavel nel suo libro Il viaggiatore imprudente, ossia il cosiddetto "paradosso del nonno": una persona viaggia indietro nel tempo ed uccide suo nonno prima che questo conosca sua moglie, ossia la nonna del viaggiatore. Di conseguenza, i genitori del viaggiatore non potranno mai nascere, così come il viaggiatore stesso, che quindi non sarebbe potuto tornare indetro nel tempo per uccidere il nonno.

Il problema potrebbe essere parzialmente aggirato, come spiegato nel 1991 da David Deutsch, uno dei sostenitori della cosiddetta "Interpretazione a molti mondi" nell'ambito della meccanica quantistica. Secondo il fisico britannico il paradosso del nonno sarebbe ineludibile per gli oggetti macroscopici, ma il principio di indeterminazione che governa le particelle quantiche (come i fotoni) potrebbe permettere di evitare incongruenze di questo tipo.

"Un importante aspetto dei classici oggetti è che possono esistere soltanto in uno stato ben definito. Per il viaggiatore nel tempo questo significa che questi esistono o non esistono, il che è alla base del paradosso del nonno", ha aggiunto Ringbauer. "Questo è diverso per i sistemi quantici, dal momento che esistono in superposizioni ed in più stati. Per il paradosso del nonno, lo stato quantico corrispondente del viaggiatore del tempo, in questo caso un fotone, sarebbe un mix di esistente e non esistente, il che risolve il paradosso e conduce ad un'evoluzione coerente"






Fonte: IBT

martedì 17 giugno 2014

Occhi puntati su Caronte, la luna di Plutone

Dopo Encelado ed Europa, ora tocca a Caronte. E’ su questa luna di Plutone che si concentra adesso l’attenzione degli scienziati alla ricerca di forme di vitaextraterrestre. Sotto la crosta congelata del satellite, la temperatura potrebbe essersi conservata abbastanza elevata da mantenere l’acqua allo stato liquido. E dove c’èacqua, potrebbe esserci anche vita.









Europa - La luna ghiacciata di Giove
L’ex nono pianeta, declassato alcuni anni fa a pianeta nano o meglio ad oggetto transnettuniano, si trova all’estrema periferia del sistema solare, ad una media di circa 39 UA dal Sole- dunque 39 volte la distanza della Terra dalla nostra stella. Si pensa che la sua temperatura superficiale si aggiri sui 380 gradi sotto lo zero Fahrenheit ( attorno ai -229 ° C ). Sui suoi satelliti, le condizioni devono essere molto simili: insomma, sono praticamente palle di ghiaccio.
Per ora, a causa della grande distanza e delle piccole dimensioni di Plutone e delle sue cinque lune, è molto difficile effettuare delle osservazioni ed avere delle certezze. Bisognerà comunque aspettare ancora poco: la sonda della Nasa New Horizons, lanciata nel 2006, è quasi giunta alla meta. L’anno prossimo, nel luglio 2015, arriverà finalmente da queste parti e darà un’occhiata più da vicino.
I ricercatori hanno alte aspettative. Prevedono infatti che la superficie congelata di Caronte abbia delle spaccature: ciò indicherebbe la presenza, al di sotto dello strato ghiacciato, di una temperatura meno rigida, sufficiente per mantenere allo stato liquidoenormi oceani sotterranei, ora o in epoche remote.


“Il nostro modello indica diversi tipi di fratture sulla superficie di Caronte a seconda dello spessore del ghiaccio, della struttura interna della luna, di quanto facilmente si deforma e del modo in cui la sua orbita si è evoluta”, ha spiegato infatti Alyssa Rhoden, del Goddard Space Flight Center della Nasa in Maryland. Comparando questi modelli ai reali dati che la sonda invierà, sarà possibile comprendere se questalontanissima luna possa nascondere acqua liquida o l’abbia fatto in passato.


la sonda della Nasa New Horizons
Proprio come si ipotizza per i satelliti congelati di Giove e Saturno, Europa ed Encelado. Anche la loro superficie presenta delle fratture, effetto delle maree prodotte dalle forze gravitazionali alle quali sono sottoposti da parte dei loro giganteschi pianeti ospiti e delle altre lune. Gli scienziati pensano anche che sotto quei chilometri di ghiaccio esistano distese di acqua che si mantengono tali grazie al calore interno. Ciò potrebbe essere accaduto anche su Caronte, se non ora almeno in tempi antichi: l’attrazione gravitazionale potrebbe aver creato intense maree che hanno spaccato lo strato di ghiaccio superficiale. Questa luna ha però una caratteristica insolita: è decisamente molto massiccia. Ha infatti un diametro che è circa la metà di quello di Plutone ed una massa pari ad un ottavo- un record nel sistema solare. Probabilmente il satellite oversize si è formato in seguito ad un impatto che ha espulso materiale dalla superficie del pianeta nano: col passare di milioni di anni, esso si è consolidato dando forma alle varie lune, inclusa Caronte.


“A seconda di come esattamente si è evoluta la sua orbita, in particolare se ha attraversato una fase di elevata eccentricità, allora ci può essere stato abbastanza calore prodotto dalle maree in grado di mantenere liquida l’acqua al di sotto della crosta congelata per un certo periodo”, sostiene la Rhoden. “Utilizzando dei plausibili modelli di struttura interna che includono la presenza di un oceano, abbiamo trovato che non ci sarebbe voluta un’ eccentricità eccessiva- meno dello 0,01 per cento- per generare delle fratture simili a quelle che vediamo su Europa.”


Plutone e Caronte

Quel periodo relativamente tiepido, sotto la superficie di Caronte, è bastato per favorire lo sviluppo di organismi viventi? A questa domanda, al momento, è impossibile rispondere, anche perché gli ingredienti necessari alla vita sono numerosi. Serve infatti una costante fonte di energia, così come un’ampia disponibilità di altri elementi-chiave, come carbonio e azoto. Insomma, è tutto ancora da verificare se gli oceani nascosti di Caronte, Europa ed Encelado abbiano mai avuto le condizioni necessarie per permettere alla vita di svilupparsi. Tra un anno, forse, ne sapremo di più.







Fonte: Extremamente

lunedì 16 giugno 2014

OCEANI D’ACQUA NELLE VISCERE DELLA TERRA

A 600 km sotto la superficie terrestre, là al confine fra il mantello superiore e quello inferiore, sembra esserci una quantità d’acqua pari a tre volte quella contenuta in tutti gli oceani. Sarebbe racchiusa nella ringwoodite, un minerale blu scoperto in un meteorite. Lo studio su Science.Di Marco Malaspina.
Frammenti di ringwoodite sintetizzati in laboratorio. Si ritiene che questo minerale sia presente nel mantello terrestre, tra i 500 e i 700 km di profondità. Crediti: Steve Jacobsen / Northwestern University

Quando leggiamo di oceani d’acqua sotterranei nel Sistema solare, dopo la scoperta di quelli d’Europa e di Encelado il pensiero corre subito alle lune di remoti giganti gassosi. E invece, questa volta, la riserva d’acqua potrebbe trovarsi sorprendentemente vicino a noi: proprio qui sulla Terra, a circa 600 km di profondità nel sottosuolo degli Stati Uniti. Praticamente sotto ai nostri piedi. E che riserva: secondo le stime dei ricercatori, l’equivalente di tre volte la quantità d’acqua presente in tutti gli oceani del nostro pianeta, litro più litro meno.

A dire il vero, il litro non è l’unità di misura più adeguata per quantificare la nuova scoperta, pubblicata oggi su Science da un team di scienziati della Northwestern University e della University of New Mexico. E non tanto perché di litri ce ne vorrebbero troppi, quanto per l’anomalo stato di quest’acqua sotterranea: non è vapore, non è ghiaccio e non è nemmeno liquida.

Dunque che aspetto e consistenza dovrebbe avere? Per comprenderlo, conviene partire dal passato recente, e per l’esattezza dal 1879, quando un asteroide precipita sul Queensland occidentale, in Australia. I frammenti che ne risultano, noti come meteoriti di Tenham (dal nome della località colpita), mostrano deformazioni che lasciano intuire l’azione di pressioni straordinarie. Una caratteristica che li rende da subito preziosi per i geologi, ai cui occhi quei frammenti appaiono, più che messaggeri dallo spazio, una testimonianza indiretta di quanto potrebbe celarsi nelle viscere impenetrabili del nostro pianeta.

Ed è proprio analizzando i resti del meteorite di Tenham che circa un secolo più tardi, nel 1969, viene identificato un minerale fino ad allora sconosciuto: la ringwoodite. D’un blu intenso come zaffiri, i cristalli di ringwoodite potrebbero essere presenti in grandi quantità nel mantello terrestre, ipotizzano da subito gli scienziati. Un sospetto destinato a rimanere tale fino all’aprile scorso, quando un articolo su Nature annuncia il rinvenimento, in Brasile, d’un altro piccolo frammento di ringwoodite. Ma questa volta non arriva dallo spazio: si tratta finalmente di un messaggero proveniente dal cuore del nostro pianeta, giunto in superficie grazie a un’eruzione vulcanica. Il primo, e fino a oggi l’unico, frammento di ringwoodite d’origine terrestre.

Già da quelle prime analisi s’ipotizza la presenza di acqua a grandi profondità. Intrappolate nei cristalli di ringwoodite, infatti, gli scienziati osservano tracce di radicale ossidrile, conseguenza della scissione subita dalle molecole d’acqua a causa della pressione enorme e di temperature attorno ai mille gradi presenti nella “zona di transizione”, la regione di confine fra il mantello superiore e il mantello inferiore, a circa 600 km di profondità.

Incrociando questi dati con, da una parte, quelli ottenuti in laboratorio simulando condizioni ambientali analoghe, e dall’altra analizzando le onde sismiche provenienti dall’interno della Terra, il team guidato dal geofisico Steve Jacobsen e dal sismologo Brandon Schmandt è giunto così a confermare che, nella forma descritta prima, l’acqua può essere presente anche là sotto. E a stimarne la quantità: per l’appunto, circa il triplo di quella di tutti gli oceani in superficie.

Per saperne di più:

Leggi su Science l’articolo “Dehydration melting at the top of the lower mantle“, di Brandon Schmandt, Steven D. Jacobsen, Thorsten W. Becker, Zhenxian Liu e Kenneth G. Dueker.





venerdì 13 giugno 2014

La NASA sta progettando la nuova astronave a curvatura “IXS Enterprise”

“Credo che un giorno… molto presto, viaggeremo tra le stelle con astronavi a propulsione a “curvatura”, si molto simili a quelli della serie fantascientifica di Star Trek.” Il dottor Harold “Sonny” White sta ancora lavorando su un motore a curvatura alla Johnson Space Center della NASA.








UNA NUOVA TEORIA, UNA NUOVA ASTRONAVE…CON WARP DRIVE?

Quello che i fan di Star Trek non sanno è che un fisico del Johnson Space Center la NASA a Houston sta studiando la fattibilità della costruzione di un vero e proprio motore a curvatura. Harold “Sonny” White, capo del programma avanzato di propulsione del centro spaziale, ha assemblato un esperimento da tavolo progettato per creare piccole distorsioni spazio-tempo, il tessuto dell’Universo. Se l’esperimento ha successo, potrebbe eventualmente portare allo sviluppo di un sistema in grado di generare una bolla di spazio-tempo deformato intorno ad un veicolo spaziale. Invece di aumentare la velocità della nave spaziale, la velocità di curvatura altererebbe lo spazio-tempo lungo il suo percorso, permettendo così di eludere le leggi della fisica che vietano viaggi più veloci della luce. Tale nave spaziale potrebbe superare le enormi distanze tra le stelle in poche settimane. Per i lettori e scrittori di fantascienza, questa è una notizia straordinaria. E non importa che altri fisici si fanno beffe dell’idea di White, sostenendo che è impossibile modificare lo spazio-tempo in questo modo.

Né importa che la NASA ha stanziato solo 50 mila dollari per questo progetto. Un sorprendente numero di scienziati, ingegneri e appassionati di spazio dilettanti credono in questo sogno. Hanno condiviso le loro speranze e le ipotesi a conferenze accademiche. Hanno fondato organizzazioni del progetto Starship Anno 100 , la Fondazione Tau Zero , Icarus Interstellar , che cercano di gettare le basi per una missione interstellare senza equipaggio che potrebbe essere lanciata entro la fine del secolo. La loro passione è cresciuta negli ultimi anni, quando gli astronomi hanno individuato una serie di pianeti simili alla Terra orbitanti attorno a stelle che sono relativamente vicino al nostro sole. Poche decine di questi mondi occupano la cosiddetta “zona Goldilocks” intorno al loro stelle: sarebbero cioè idonei a sostenere la vita. Se ulteriori osservazioni dovessero confermare l’esistenza di un pianeta abitabile, come potremmo resistere all’invio di una sonda interstellare per esplorare questo strano mondo nuovo?


PROGETTO SPERIMENTALE…MA SOLO SU 3D

Il progetto di lavoro è ancora in fase sperimentale, ma non significa che non si possa già immaginare, quale sia la vera astronave in cantiere per la NASA, ovvero l’Enterprise, l’IXS con il sistema Warp Drive. Questa nave spaziale non a caso, dovrebbe essere simile al programma che si sta portando avanti per la costruzione di un motore a curvatura e poi successivamente montato su una nave spaziale, presentata di seguito in 3D.

( link sulla teoria del Warp Drive)

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Problemi con i motori a curvatura?

Sebbene White e pochi altri scienziati hanno pensato alla possibilità di un motore a curvatura, la maggior parte degli appassionati interstellari hanno concentrato la loro attenzioni su tecnologie meno ipotetiche. Icarus Interstellar, per esempio, sta coordinando uno studio di un progetto di missione che utilizzerebbe la potenza della fusione nucleare per la propulsione della navicella. La fusione nucleare è ciò che dà alla bomba all’idrogeno il suo “bang”, e se l’energia è adeguatamente controllata e sfruttata potrebbe accelerare una sonda a velocità fenomenali, migliaia di volte più veloce di Voyager 1. Ma i ricercatori hanno cercato di costruire una centrale a fusione negli ultimi 50 anni, senza molto successo. La tecnologia non si è ancora dimostrata sulla Terra, e non è certo pronta per essere installata in un veicolo spaziale. Un altro grosso problema è la polvere interstellare. Anche se i grani di polvere nello spazio profondo sono microscopici, potrebbero causare enormi danni a una sonda che si trovasse a passare a tali velocità. La navicella dovrebbe essere dotata di schermatura pesante, che aumenterebbe la quantità di carburante necessario per accelerare l’astronave. Le complicazioni sembrano infinite come lo stesso spazio. L’enorme difficoltà del volo interstellare può contribuire a spiegare il famoso paradosso rilevato dal fisico Enrico Fermi nel 1950: se la vita intelligente è comune nell’universo, dove sono tutti gli alieni? Forse gli extraterrestri non hanno mai visitato la Terra, perché è troppo difficile arrivare qui. Tuttavia, il sogno del viaggio interstellare rimane ostinatamente in vita. Lo scorso settembre il progetto Starship Anno 100 ha tenuto un simposio sul tema appena un mese dopo che Icarus Interstellar ha ospitato la propria conferenza. in un momento in cui la NASA sta lottando per finanziare tutte le sue priorità come: la costruzione di un nuovo sistema di lancio per i suoi astronauti, l’invio di nuove sonde su Marte, la pianificazione di una missione interstellare può sembrare assurda e precoce. Ma i sostenitori come Jill Tarter,che ha dato il via allo sforzo di caccia ai segnali radio provenienti da civiltà extraterrestri, sostengono che l’esplorazione di altri sistemi stellari è essenziale per la sopravvivenza a lungo termine dell’umanità. Fintanto che la razza umana è limitata alla Terra e siamo ad alto rischio di estinzione. L’unico altro mondo nel nostro sistema solare che non arriva neppure vicino ad essere abitabile è Marte, e ci vorrebbero centinaia di anni di ingegneria del clima per rendere il Pianeta Rosso vivibile per gli esseri umani.


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Comunque vadano le cose, il Dr. White passa ore e ore della sua vita quotidiana, lavorando a soluzioni di progetti di motori a propulsione per futuri viaggi interplanetari, come ad esempio il motore a ioni e plasma, propulsori sviluppati in un nuovo lavoro teorico che ha risolto i problemi del concetto di Alcubierre Drive, una teoria che ha permesso vi viaggiare più veloce della luce, basandosi sulle equazioni di Einstein nella relatività generale, sviluppato dal fisico teorico Miguel Alcubierre.

Una nave spaziale dotato di un motore a curvatura consentirebbe viaggi più veloce della luce piegando lo spazio circostante, rendendo le distanze più brevi. Pertanto i viaggi con motore a curvatura…per ora, non violano il primo comandamento di Einstein che dice: tu non devi viaggiare più veloce della luce!

Ecco a voi l’IXS Enterprise durante la sua fase di costruzione, il concetto che il Dr.White ha sviluppato con Rademaker. È possibile guardare il video del discorso affascinante che il Dr. Bianco ha dato alla conferenza della SpaceVision 2013.



Secondo il Dott.White, questa sotto è una tabella di marcia che il suo team ha bisogno di seguire per raggiungere tale obiettivo finale, verso un rapido viaggio interstellare.

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Di seguito alcune fotografie del progetto artistico della nuova astronave IXS Enterprise


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Se il suo lavoro sarà portato avanti con fiducia e risultati scientifici saranno quelli giusti e senza intoppi, White dice che saremmo in grado di creare un motore che ci porterà ad Alpha Centauri “in due settimane, come misurato con gli orologi qui sulla Terra.”




Fonte: Segnali Dal Cielo

domenica 8 giugno 2014

LA NASA RITORNA SULLA LUNA

Nel rapporto del Consiglio nazionale per la ricerca USA, diffuso mercoledì scorso, si afferma che lo scopo principale della ricerca nello spazio pilotata è il volo su Marte. Questa formulazione corrisponde agli scopi dichiarati dalla NASA.




Esistono due approcci alla soluzione di questo problema, ma la differenza sta nella posizione sull'ulteriore esplorazione della Luna e sul ruolo della cooperazione internazionale. Gli analisti suppongono che le discussioni sulla scelta dell'una o dell'altra via inizieranno nei prossimi tempi.

La preparazione del rapporto del Consiglio nazionale per la ricerca USA ha impiegato oltre tre anni. Esso oggi contiene 285 pagine e la stesura preliminare del rapporto è disponibile per poterlo scaricare gratuitamente. Il suo committente è stata l'Amministrazione nazionale per l'aeronautica e la ricerca dello spazio USA (NASA), mentre la motivazione è stata la necessità di stabilire un piano d'azione preciso riguardante i voli pilotati, all'interno del quale non agirebbero in modo così forte "cicli politici e altri fattori", come è stato diplomaticamente formulato nel documento.

Un piano del genere è già stato elaborato, ma se dovesse piacere o meno al committente non è una questione univoca. Lo scopo finale è il volo pilotato su Marte, che corrisponde ai piani resi noti in precedenza o, piuttosto, alle aspirazioni della NASA. Tuttavia l'itinerario verso il Pianeta Rosso è stato tracciato in un altro modo.

Le divergenze più grandi riguardano la Luna. L'attuale dirigente della NASA Charles Bolden ipotizza che il ritorno sulla Luna con una missione pilotata toglierà tempo, forze e mezzi preziosi cosicché non si riuscirà a raggiungere Marte nei tempi stabiliti, ossia entro la metà degli anni 2030. Gli autori del rapporto ipotizzano viceversa che lo sbarco sulla Luna aiuterà a collaudare le tecnologie che saranno utilizzate già durante il volo su Marte. Anzi secondo il parere dei membri della commissione che avevano compilato il rapporto senza la spedizione lunare non sarà possibile avviare quella marziana o, almeno, non così velocemente come pianifica la NASA.

La seconda divergenza è rappresentata dall'atteggiamento verso la cooperazione internazionale. La NASA è propensa verso i partner europei, mentre gli autori del rapporto propongono di prestare attenzione alla Cina. E' un dettaglio assai interessante sia dal punto di vista politico sia da quello tecnico poiché la Cina è maggiormente percepita come un concorrente delle aspirazioni spaziali degli USA anziché come un partner.

I curatori del rapporto hanno analizzato anche i compiti tecnologici e finanziari che bisogna risolvere per il volo su Marte. In particolare, hanno selezionato dieci tecnologie chiave che bisogna sviluppare in modo particolarmente attivo, con un accento particolare posto sull'elaborazione delle tecnologie d'atterraggio su Marte, protezione contro radiazioni e nuovi propulsori.

Inoltre gli autori si preoccupano che allo stato attuale il finanziamento dei programmi pilotati negli USA evidentemente è insufficiente. Per fare in tempo a collaudare tutte le tecnologie e ridurre i rischi è necessario aumentarlo del 5 percento ogni anno. Ciò dovrebbe essere sufficiente per raggiungere l'obiettivo finale.

Gli analisti fanno notare che il nuovo documento può diventare una base per le polemiche accese. Risulta che il rapporto pubblicato molto probabilmente disturba l'armonia e l'unità dei piani che invoca esso stesso. Anche il programma "Constellation", tristemente noto, lanciato in pompa magna e ridotto dopo il cambio della leadership del paese, prevede il ritorno sulla Luna come un gradino verso il volo su Marte. Dopo che fosse stato ridimensionato nel programma pilotato della NASA è spuntata una certa indeterminazione: anche se tutti quanti avessero parlato della spedizione marziana è rimasto incomprensibile come e quando attuarla. Il nuovo rapporto propone di ripristinare "Constellation", sempre che i piani marziani non vengano sommerssi dalle nuove discussioni sulla necessità di tornare sulla Luna.







Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_06_08/La-NASA-propone-di-tornare-sulla-Luna-3819/

venerdì 6 giugno 2014

TRACCE DI PIANETA ALIENO TROVATE SULLA SUPERFICE LUNARE

Gli Astronauti dell'Apollo hanno riportato sulla terra un pezzo di roccia lunare, la quale sottoposta a delle analisi, mostra tracce di un "pianeta" chiamato Theia.
I ricercatori sostengono che la loro scoperta, confermi la teoria che la luna sia stata creata da una collisione cataclismica. 
La teoria che la luna sia nata inseguito di una collisione tra la Terra e il pianeta Theia di circa 4.5 miliardi di anni fà, fù dichiarata sulla rivista "Science"

Attualmente la teoria dell'impatto gigante è quella maggiormente accettata dalla comunità scientifica. Fu proposta nel 1975 da William K. Hartmann e Donald R. Davis i quali ipotizzarono l'impatto di un corpo delle dimensioni di Marte (che è chiamato Theia o Orpheus) con la Terra. Da quest'impatto si sarebbe generato abbastanza materiale, nell'orbita circumterrestre, da permettere la formazione della Luna. Anche l'astronomo canadese Alastair G. W. Cameron era un convinto sostenitore di questa tesi. Si pensa, inoltre, che i pianeti si siano formati attraverso un'accessione di corpi più piccoli in oggetti maggiori e, al giorno d'oggi, è riconosciuto che impatti come questo potrebbero essere avvenuti anche per alcuni altri pianeti. Simulazioni al computer dell'impatto riescono a predire sia il valore del momento angolare del sistema Terra-Luna, sia la piccola dimensione del nucleo lunare.

L'ipotetico corpo Theia si sarebbe formato in un punto di Lagrange relativo alla Terra, ossia in una posizione gravitazionalmente stabile lungo la stessa orbita del nostro pianeta. Qui Theia si sarebbe accresciuto progressivamente inglobando i planetesimi e i detriti che occupavano in gran numero le regioni interne del sistema solare poco dopo la sua formazione. Quando Theia crebbe fino a raggiungere la dimensione di Marte, la sua massa divenne troppo elevata per restare stabilmente nel punto di Lagrange, soprattutto considerando l'influenza di Giove nel turbare le orbite degli altri pianeti del sistema solare. In accordo con questa teoria, 34 milioni di anni dopo la formazione della Terra (circa 4533 milioni di anni fa) questo corpo colpì la Terra con un angolo obliquo, distruggendosi e proiettando nello spazio sia i suoi frammenti sia una porzione significativa del mantello terrestre. L'urto avvenne con un angolo di 45° ed ad una velocità di circa 4 m / sec. (circa 14.4 km / h, quindi rallentando rispetto alla fase d'avvicinamento calcolata in 40 km / h) e siccome i due pianeti erano ancora allo stato fuso, e - quindi - plastici, ancora prima dello scontro fisico, le forze mareali avevano iniziato a distorcerne gli stati superficiali prima, ed asmembrarne protocrosta e protomantello poi. Inoltre, sembra che quasi la totalità della massa lunare sia di derivazione dalla crosta e dal mantello della prototerra. La prototerra, colpita da Theia, avrebbe dimezzato il proprio tempo di rotazione dalle originale 8 ore a 4 ore.

Secondo alcuni calcoli, il due per cento della massa di Theia formò un anello di detriti, mentre circa metà della sua massa si unì per formare la Luna, processo che potrebbe essersi completato nell'arco di un secolo. È anche possibile che una parte del nucleo di Theia, più pesante, sia affondata nella Terra stessa fondendosi con il nucleo originario del nostro pianeta.

Si ritiene che un simile impatto avrebbe completamente sterilizzato la superficie terrestre, provocando l'evaporazione degli eventuali mari primordiali e la distruzione di ogni tipo di molecola complessa. Se mai sulla Terra fossero già all'opera processi di formazione di molecole organiche, l'impatto di Theia dovrebbe averli bruscamente interrotti.

È stato inoltre suggerito che in conseguenza dell'impatto si siano formati altri oggetti di dimensioni significative (ma comunque inferiori a quelle della Luna) che avrebbero continuato ad orbitare attorno alla Terra, magari occupando uno dei punti di Lagrange del sistema Terra-Luna. Nell'arco di un centinaio di milioni di anni al più, le azioni gravitazionali degli altri pianeti e del Sole ne avrebbero comunque destabilizzato le orbite, causandone la fuga dal sistema o delle collisioni con il pianeta o con la Luna. Uno studio pubblicato nel 2011 suggerisce che una collisione tra la Luna e uno di questi corpi minori (dalle dimensioni pari ad un trentesimo di quelle lunari), potrebbe aver causato le notevoli differenze in caratteristiche fisiche esistenti tra le due facce della Luna. Le simulazioni condotte suggeriscono che se l'impatto tra i due satelliti fosse avvenuto con velocità sufficientemente bassa, non avrebbe condotto alla formazione di un cratere, ma il materiale del corpo minore si sarebbe "spalmato" sulla Luna, aggiungendo alla sua superficie uno spesso strato di crosta degli altipiani (che oggi vediamo occupare la faccia nascosta della Luna, la cui crosta è spessa circa 50 km più di quelle della faccia visibile). Recentemente (2001) la ricercatrice statunitense Robin Canup ha modificato la teoria dell'impatto gigante illustrando che la neonata Luna sarebbe stata collocata su un'orbita non stabile e sarebbe ricaduta sul pianeta. L'attuale inclinazione dell'asse di rotazione terrestre è frutto del secondo impatto. La teoria del doppio impatto nasce perché, con un singolo impatto, non si sarebbe avuta la quantità di materia necessaria a formare la Luna, in quanto la massa del disco che si sarebbe condensata a seguito del primo impatto, sarebbe stata circa 2 volte inferiore a quella dell'attuale massa lunare. Inoltre solo parte di questo materiale era al di là del limite di Roche, quindi non si sarebbe mai potuto aggregare per formare un satellite di grosse dimensioni.





mercoledì 4 giugno 2014

L'IDEA AZZARDATA DI UN INGEGNERE DELLA NASA: Colonizzare i pianeti con il genoma umano

Uno dei futuri metodi di esplorazione spaziale potrebbe essere tramite l'invio del genoma umano su pianeti lontani. La proposta arriva da un ingegnere della NASA, Adam Steltzner il mago di Curiosity, il rover Marziano che ancora è operativo su Marte. Lo scenziato Stelzner ha espresso la sua teoria durante il "The Future is Here Festival" che si e' tenuto a Washington DC. La sua proposta si basa sui lavori svolti da altri ricercatori e potrebbe vedere esseri umani in forma batteriologica spediti sui pianeti distanti. Ovviamente la sua è solo una teoria scientifica, che ai giorni nostri con la tecnologia che disponiamo potrebbe essere molto difficile da realizzare. 





"La nostra migliore scommessa sull'esplorazione spaziale potrebbe essere riuscire a 'stampare organicamente, umani su un altro pianeta, con una tecnologia che pero' ancora non possediamo."

A.Stelzner




"Forse potremo colonizzare altri mondi viaggiando all'interno di batteri", continua a spiegare ancora il ricercatore americano. L'idea non arriva direttamente dalla mente del tecnico  della NASA, ma proviene dagli scienziati di Harvard, Gary Ruvkun e George Church, che hanno infatti suggerito che frazioni del genoma umano potrebbero essere inviati a mondi lontani all'interno di batteri. Una panspermia controllata in salsa artificiale. Che una volta giunti a destinazione, i vari segmenti potrebbero essere "riassemblati" in un genoma umano completo. Il materiale, a quel punto, potrebbe evolversi da solo. Un'altra ipotesi e' inviare dei robot prima dell'arrivo del materiale genetico, che si occuperebbe a manipolarlo per trasformarlo, in modo opportuno, in creature, costruendo geneticamente vita cellulare e "stampando"', di fatto, esseri umani.


Chissà se una "teoria" così tanto azzardata non sia stata già fatta da esseri provenienti da altri mondi evoluti migliaia e migliaia di anni fà prima di noi, creando così, la vita sul nostro pianeta Terra.

Adam Diedrich Steltzner nato nel 1968 è un ingegnere americano della NASA che lavora per il Jet Propulsor Laboratory (JPL) e ha lavorato su diversi progetti tra i quali: Galileo, Cassini, Mars Pathfinder, Mars Exploration Rovers ed è il capo ingegnere della Mars Science Laboratory, e del Rover Curiosity.
da ragazzo era un vero fallimento a scuola, pessimi voti l'interesse primario erano le donne. Così si legge nella sua biografia e lui non ne ha mai fatto mistero. Ha cominciato a lavorare presso un negozio del suo paese e non ha negato di aver coltivato marijuana.

Steltzner, passava come uno poco sveglio che si distraeva spesso facilmente.
«Ho passato il mio test di geometria al secondo tentativo con una sufficienza tirata, perché l'insegnante non voleva vedermi un'altra volta», aveva raccontato lui stesso in un'intervista alla National Public Radio alla quale si è presentato con un paio di stivali in pelle di serpente.
«In un certo senso, studiavo sesso, droghe e rock and roll al liceo. I capelli lunghi erano solo una piccola parte. Mi piaceva indossare una strana tuta di volo dell'Air Force. E la mia prima macchina fu un carro funebre Cadillac. Ci misi un letto dietro».
Ma il mondo di Steltzner cambiò totalmente mentre ritornava da un club e rivolse gli occhi al cielo e vide che la costellazione di Orione si era spostata rispetto a dove l'aveva vista l'ultima volta, e ciò lo aveva meravigliato.

«Era in una posizione diversa nel cielo quando stavo tornando a casa dopo aver suonato a un concerto rispetto a quando avevo guidato fino alla discoteca. E avevo qualche vago ricordo dei tempi del liceo che qualcosa si muoveva rispetto a qualcos'altro, ma non sapevo di più». Da qui in poi comincia un percorso che lo porta a studiare fisica per ottenere un dottorato di ricerca in fisica tecnica.

Forse è anche per questo che l'ingegnere è tanto attratto dalla ricerca di imprese impossibili. Lui stesso raccontava «Il fatto di non essere veramente in grado di ottenere una comprensione solida del bene e del male era dura per me, e la cosa che l'ingegneria e la fisica mi diedero era l'idea che ci fosse una risposta corretta, e che potevo arrivarci».

Quindi dopo aver studiato un modo per far atterrare Curiosity su Marte, ora sogna di colonizzarla portandoci anche gli esseri umani, non direttamente dalla Terra, ma con il loro genoma.

Con la tenacia e la volontà che si ritrova Stelzner potrebbe anche riuscirci.. Come diceva Eistein: "Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa."




Fonte: Ufoonline

martedì 3 giugno 2014

Kepler 10c il pianeta roccioso molto più grande della Terra

Gli astronomi hanno scoperto un nuovo tipo di pianeta – un mondo roccioso che pesa 17 volte tanto quanto la Terra. Secondo i teorici un pianeta roccioso di queste dimensioni non sarebbe dovuto esistere. Normalmente pianeti così grandi e pesanti si trasformano in giganti gassosi come Giove. Per questo, Kepler 10c detiene il primato per aver superato le “super-Terre” conosciute fino ad oggi, tanto che i ricercatori preferiscono definirlo una “mega-Terra”.

“Siamo rimasti molto sorpresi quando abbiamo capito quello che avevamo trovato”, afferma l’astronomo Xavier Dumusque del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA), che ha guidato l’analisi dei dati e ha fatto la scoperta.

“Questo è il Godzilla delle Terre!”, aggiunge il ricercatore (CfA) Dimitar Sasselov, direttore delle Harvard Origins of Life Initiative. “Con la sola differenza che questo nuovo mostro, Kepler-10c ha tutte le carte in regola per poter ospitare la vita.”

L’affermazione della squadra è stata presentata il 2 Giugno a una conferenza stampa dell’American Astronomical Society (AAS).

Questo nuovo pianeta (mega-Terra), Kepler-10c, orbita attorno a una stella simile al Sole una volta ogni 45 giorni, e si trova a circa 560 anni luce dalla Terra nella costellazione Draco. Il sistema ospita anche un pianeta di lava con una massa di circa tre volte quella della Terra, Kepler 10b, che orbita molto velocemente impiegando solo 20 ore per completare un giro attorno alla sua stella madre.

Kepler 10c è stato originariamente avvistato da Kepler della NASA. Keplero scopre pianeti utilizzando il metodo del transito, alla ricerca di una stella che si offusca quando un pianeta passa di fronte ad essa. Misurando la quantità di oscuramento, gli astronomi possono calcolare la dimensione fisica e il diametro del pianeta, tuttavia, Keplero non è in grado di valutare se un pianeta è roccioso o gassoso, ci vorranno quindi altri strumenti.

Kepler 10c è noto per avere un diametro di circa 28968 km, 2 volte e mezzo più grande della Terra (sono comunque misure approssimative, considerando anche, che i pianeti non sono delle sfere perfette). Questo lo inserisce nella categoria dei mini-Nettuniani.

Il team ha utilizzato lo strumento HARPS-North sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG), situato nelle isole Canarie per misurare la massa di Kepler 10c. Questi ultimi hanno scoperto che il suo peso corrisponde a circa 17 volte quello della Terra. Ciò significa che Kepler-10c deve avere una densa composizione di rocce e altri solidi.


Secondo i ricercatori, non è facile teorizzare come un pianeta roccioso di queste dimensioni si sia potuto formare. Tuttavia, un nuovo studio osservazionale ha suggerito che Kepler 10c non era solo.

Scoprendo che Kepler 10c è un mega-Terra apre nuove teorie sulla formazione dei pianeti nella storia dell’universo e la possibilità di vita. Il sistema Kepler 10 ha circa 11 miliardi di anni, il che significa che si è formato meno di 3 miliardi di anni dopo il Big Bang.

L’universo primordiale conteneva solo idrogeno ed elio. Elementi più pesanti necessari per rendere pianeti rocciosi, come il silicio e ferro, dovevano essere creati nelle prime generazioni di stelle. Quando queste stelle sono esplose, si dispersero questi ingredienti fondamentali attraverso lo spazio, che poi potrebbero essere state incorporate in successive generazioni di stelle e pianeti.

Questo processo sarebbe durato miliardi di anni. Tuttavia, Kepler 10c mostra che l’universo era in grado di formare tali rocce enormi, anche durante il periodo in cui gli elementi pesanti erano scarsi.

“La scoperta di Kepler 10c ci dice che i pianeti rocciosi potrebbero formarsi molto prima di quanto pensassimo. Ed è noto che dove vi sono le rocce potrebbe esserci la vita”, afferma Sasselov.

Questa ricerca implica che gli astronomi non dovrebbero escludere le vecchie stelle quando cercano di scovare pianeti simili alla Terra. E se le vecchie stelle possono ospitare terre rocciose, allora abbiamo una migliore possibilità di localizzare mondi potenzialmente abitabili nel nostro vicinato cosmico.

Quest’ultima scoperta irrobustisce la teoria che l’essere umano potrebbe non essere così solo nell’universo come si pensava fino a qualche tempo fa.

Fonte: CfA

lunedì 2 giugno 2014

Accuse alla NASA per aver nascosto e distrutto le prove di vita oltre la Terra. Acceso dibattito nel mondo scientifico



La NASA, che tutto sa e tutto nasconde della vita extraterrestre – almeno secondo alcuni complottisti, di cui chi scrive si fregia di far parte – l’avrebbe fatto ancora: omettere al grande pubblico la scoperta delle prove di vita oltre la Terra che potrebbero rivoluzionare il mondo. Perché il mondo ha, sì, bisogno di una bella rivoluzione, almeno di coscienza, ma non secondo i poteri in essere, che controllano anche l’agenzia spaziale statunitense. Secondo Richard Hoover, astrobiologo che ha lavorato 60 per la NASA, fondando l’AIN Astrobiology Research Group presso il NASA/Marshall
Space Flight Center e guadagnandosi fama internazionale grazie ai suoi studi sui microfossili nei meteoriti, l’esistenza di forme di vita microbiche nei meteoriti sarebbe già stata scoperta e prontamente “coperta” dalla Agency. Lo ha scritto in diversi articoli scientifici e ribadito al 2014 International UFO Congress (Arizona) il 13 febbraio. Forte del suo curriculum presso il più famoso e più influente centro di ricerche spaziali del mondo, e del suo attuale lavoro presso la Athens State University (nonché della carica di visiting researh professor alla University of Buckingham), lui la preparazione scientifica adeguata per avere voce in capitolo ce l’ha e le sue dichiarazioni si sono guadagnate un posto di primo piano in molti media importanti di lingua inglese.


Richard Hoover

Crinoidi su Marte?

Durante l’UFO Congress, Hoover, in un’intervista video rilasciata a Lee Spiegel, noto giornalista dell’Huffington Post,
ha dichiarato «Sono assolutamente convinto che la vita non sia limitata al pianeta Terra, perché ho trovato i resti di forme di vita che sono assolutamente, definitivamente extraterrestri». Come ha fatto notare Spiegel, le sue dichiarazioni hanno incontrato le critiche di molti scettici, al che Hoover ha risposto, «Questi critici non discutono con me in un aperto forum scientifico. Sarei assolutamente disponibile a un dibattito al Cosmos Club di Washington, ad andare in qualsiasi università e affrontare una discussione scientifica». Non contento, nell’intervista Hoover ha dichiarato di più
e di peggio: «Il rover Opportunity nel 2004 ha scattato un’immagine di un’affascinante struttura marziana che mostra forme strutturali coerenti con organismi conosciuti sulla Terra come crinoidi…
I crinoidi sono echinodermi spinose forme di vita marine, ndt), come le stelle marine… e quindi questi sono animali!
Quello che sto dicendo è che Opportunity ha scattato una fotografia su Marte che mostra forme coerenti con quelle da noi conosciute come cronoidi…
La cosa incredibile è che in questo caso abbiamo un possibile fossile di un organismo interessantissimo in una roccia marziana e tre ore e mezza dopo che la foto è stata fatta, la roccia è stata distrutta dallo strumento di abrasione (del rover, ndr)». Hoover avrebbe chiesto all’astrobiolofgo della NASA David McKay (scomparso nel febbraio 2013) perché quella roccia sarebbe stata distrutta, e gli è stato risposto «per cercare del carbon fossile al suo interno». La spiegazione non ha convinto Hoover, però, che spiega: «Chiunque sappia qualcosa di paleontologia, sa anche che non è necessario trovare carbon fossile per trovare fossili (…). Se un paleontologo trovasse sulla Terra una roccia contenente un fossile interessante, lo raccoglierebbe. Non trovereste mai un paleontologo che dicesse, “Eih, questo potrebbe rappresentare un nuovo genere di vita sulla terra. Dov’è il mio martello? Voglio farlo a pezzi».


Richard Hoover nella cover di un suo saggio scientifico, scritto con altri importanti scienziati. A sinistra un’immagine delle possibili forme di vita simili ai crinoidi, su Marte

Referaggio e polemiche

Le dichiarazioni di Hoover, pur non avendo cambiato l’atteggiamento negazionista dei più, hanno acceso un dibattito
nel mondo scientifico. Ad esempio, in seguito alla stesura di un articolo che l’astrobiologo ha sottoposto a referaggio
per la pubblicazione sulla rivista scientifica Journal of Cosmology, che avrebbe trovato l’approvazione del capo
redattore, l’astrofisoco di Harvard Rudy Schild, dichiaratosi d’accordo con le sue conclusioni sulla presenza di microfossili nei meteoriti.




Il paper in questione, Fossils of Cyanobacteria in CI1 Carbonaceous Meteorites (Journal of Cosmology, Marzo 2011, Vol. 13) ha passato il referee ed è stato pubblicato, scatenando le polemiche, tanto che lo stesso Dr. Schild, non certo uno sprovveduto nel suo campo, si è trovato a dover difendere la posizione dello scandaloso astrobiologo: come riportato dall’Huffington Post il 3 agosto 2011, «Secondo Schild, le critiche all’articolo di Hoover sono legittime, ma lui è d’accordo con le sue conclusioni».


David McKay

Ma di quali critiche stiamo parlando? Il paper sul Journal of Cosmology era stato evidenziato su FoxNews, catturando l’attenzione di molti siti e giornali americani, e la risposta della NASA era stata immediata: Hoover si sbaglia. «Solo
perché sembra che i fori (nei meteoriti, ndr) siano stati fatti da batteri, questo non fa di loro fossili di microbi extraterrestri.
I meteoriti potrebbero essere stati perforati dalla contaminazione terrestre». Ne era seguita l’immancabile messa in discussioni delle credenziali di Hoover (non avrebbe un dottorato), una prassi a cui tutti o quasi coloro che non si allineano con la posizione dell’establishment in materia di vita extraterrestre vengono sottoposti. Evidentemente le
sue competenze scientifiche erano sufficienti per dirigere un gruppo di ricerca alla NASA, ma non per pubblicare un
articolo scientifico, fra l’altro passato al vaglio della commissione di referaggio e giudicato adatto alla pubblicazione.
Non è dato sapere al pubblico se Hoover abbia ragione o meno, ma una cosa salta agli occhi: generalmente le credenziali scientifiche sono adeguate solo se ci si allinea con la versione ufficiale di qualcosa. Lo dimostrano altre “critiche” mosse alle sue impopolari conclusioni sui fossili spaziali e riportate sempre dall’HuffPost: «L’Associated Press ha parlato con decine di scienziati, e nessuno di loro si è trovato d’accordo con le conclusioni». Ah, be’, allora…





La NASA citata in tribunale

Sempre l’ente spaziale americano si è trovato al centro di un’accesa polemica, questa volta scatenata dalle accuse
dell’astrobiologo Rhawn Joseph, che le avrebbe addirittura fatto causa per aver nascosto fondamentali informazioni
su una roccia marziana fotografata da Opportunity l’8 gennaio scorso. Pinnacle Island, come è stato soprannominato
dalla NASA stessa l’oggetto del dibattito, secondo Joseph potrebbe essere un organismo biologico, assente
nella prima immagine inviata dal rover, e poi misteriosamente comparso in una seconda. Secondo la Agency, invece, sarebbe solo una roccia che il rover avrebbe fatto scivolare con i suoi spostamenti, di qui la spiegazione di come mai nella prima immagine fosse assente.




Rhawn Joseph

Diamo atto alla NASA che la spiegazione ha una sua logica, ma riportiamo la notizia per esteso che ha fatto il giro
del mondo, forse perché non capita tutti i giorni che l’ente spaziale per eccellenza venga citato in giudizio:

È la prova della vita su Marte, o solo un semplice roccia? Un astrobiologo ha citato in giudizio la NASA per costringerla a fornire maggiori informazioni su una pietra misteriosa apparsa sulle immagini scattate dal rover Opportunity l’8 gennaio. Il Dr. Rhawn Joseph ha intentato una causa in California questa settimana contro la NASA e il suo amministratore, Charles Bolden, chiedendo che l’agenzia «esamini e indaghi approfonditamente e scientificamente l’organismo biologico putativo».

La NASA ha definito l’oggetto una roccia, affermando che la sua presunta apparizione successiva nelle foto del posto,
ma non in un’immagine “prima”, sia stata causata probabilmente dalle manovre del rover, che avrebbero fatto rotolare la pietra. Bianca fuori e rossa all’interno, gli scienziati della NASA hanno detto che la roccia assomiglia a una ciambella di gelatina. Eppure l’agenzia ha soprannominato la roccia “Pinnacle Island”. «L’abbiamo guardata con i nostri microscopi. Si tratta chiaramente di una roccia», ha detto il Dr. Steve Squyres, principale ricercatore del rover, la scorsa settimana durante un evento in occasione del 10 ° anniversario della missione di Opportunity su Marte. «Sembra che possa essersi capovolta a testa in giù». Tuttavia, secondo Joseph questa potrebbe essere una valutazione affrettata. Egli ritiene che l’oggetto si presenti come un «fungo, un organismo composito costituito da colonie di licheni e di cianobatteri, noto sulla Terra come Apothecium», ha scritto nella petizione presentata. Ha affermato anche che la roccia era presente nella “prima” foto rilasciata dalla NASA. Joseph ha postato una versione ingrandita della prima foto su Cosmology.com, mostrando, sostiene lui, che l’oggetto sia parzialmente visibile.



Nella petizione spiega: «spore sono state esposte all’umidità grazie alle mutevoli condizioni atmosferiche di Marte. Nei 12 giorni successivi le spore sono cresciute e si sono sviluppate nella struttura raffigurata. L’evidenza è coerente con l’attività biologica e suggerisce che potrebbe essere stata scoperta la vita su Marte. Tuttavia, in assenza di umidità, campioni biologici come l’Apothecium si asciugheranno, diventando fragili, e si romperanno e questo sembra essere la condizione della struttura raffigurata».


La roccia misteriosa accanto ad Opportunity. Le due foto della NASA: la prima scattata a dicembre 2013, la seconda qualche giorno dopo

Joseph critica la NASA anche per non aver divulgato foto più ravvicinate. Ammesso che ne esistano. «Qualsiasi adulto, bambino, scimpanzé, scimmia, cane, o roditore intelligente con anche un minimo di curiosità si avvicinerebbe a indagare ed esaminare una struttura a forma di coppa che appare a pochi metri di fronte a loro, non vista 12 giorni prima, – ha scritto – ma la NASA e il suo team rover hanno rifiutato di prendere anche una sola foto in primo piano». Joseph ha aggiunto che sarebbe «inspiegabile, sconsideratamente negligente e bizarro» se la NASA non facesse foto ad alta risoluzione da una varietà di angolazioni. La NASA ha risposto alla causa giovedì dicendo che non si può discutere di una questione legale in corso, ma che l’agenzia ha condiviso le immagini con il pubblico e sta andando avanti con la ricerca sulla composizione di Pinnacle Island. «Come facciamo con tutte le nostre missioni di ricerca scientifica, la NASA continuerà a discutere di eventuali nuovi dati riguardanti la roccia e altre immagini e informazioni quando saranno disponibili nuovi dati », ha dichiarato il portavoce dell’agenzia Bob Jacobs in una dichiarazione a Popular Science. Un altro portavoce della Nasa ha sottolineato all’Huffington Post che l’agenzia procedere con cautela prima di fare qualsiasi dichiarazione in grassetto.
«Trovare la prova di vita su mondi diversi della Terra è ovviamente un obiettivo importante per la NASA – ha detto Allard Beutel – Ma deve essere la prova definitiva».







I meteoriti non finiscono mai

Un po’ in sordina, per quanto riportata da diversi media internazionali, è passata la notizia secondo cui un meteorite marziano, caduto in Antartide 50.000 anni fa, «contiene solchi e minuscole sfere che suggeriscono sia l’azione esercitata dallo scorrere dell’acqua, sia la possibilità di forme di vita elementari esistenti su Marte centinaia di milioni di anni fa. La notizia arriva dalla Nasa, che con gli esperti dello Johnson Space Center e del Jet Propulsion Laboratory (Jpl), ha analizzato con tecniche nuove un meteorite scoperto nel 2000 nel ghiacciaio antartico Yamato» (la Repubblica, 28 febbraio 2014). Ma anche in questo caso siamo fermi nel limbo delle possibilità da verificare, e l’esperienza suggerisce che, quando si tratta di vita aliena, le conferme tendono a rimandare a tempo indeterminato. Mentre oggetti volanti non identificati solcano i cieli di tutto il mondo, e testimoni civili e militari raccontano incontri
ravvicinati con velivoli ed entità che di terrestre sembrano avere ben poco, la più rassicurante ricerca sui microbi marziani prosegue, forse all’infinito.

A cura di Lavinia Pallotta

Copyright – xpublishing.it

da X-Times n°66 (Aprile 2014)




venerdì 30 maggio 2014

CENTO MILIONI DI PIANETI POSSONO SOSTENERE FORME DI VITA ALIENE


Dirk Schulze-Makuch

Almeno cento milioni di pianeti sarebbro in grado di sostenere vita aliena

Un nuovo studio afferma che la Via Lattea è la patria di cento milioni di pianeti che potrebbero sostenere la vita aliena. E non solo semplice vita microbica, ma complessa vita aliena.

Un team scientifico composto da Louis Irwin presso l’Università del Texas a El Paso, Alberto Fairén presso la Cornell University, Abel Méndez dalla Planetary Habitability Laboratory presso l’Università di Puerto Rico ad Arecibo, e Dirk Schulze-Makuch della Washington State University, hanno analizzato l’elenco dei pianeti extrasolari confermati (attualmente 1.792), quindi valutato la densità, la temperatura, substrato, la chimica, la distanza dalla propria stella madre, e l’età di ogni pianeta. Il team ha utilizzato questi dati per calcolare l’Indice della Complessita Biologica (Biological Complexit Index (BCI)), valutando questi pianeti su una scala da 0 a 1.0 in base alle loro caratteristiche indispensabili per sostenere la vita multicellulare.

Il calcolo BCI ha rivelato che 1-2 per cento dei pianeti extrasolari conosciuti mostrano un punteggio BCI superiore a quello della luna Europa di Giove, la quale è noto da qualche anno, che nasconde un oceano sotto la superficie globale che potrebbe ospitare la vita. Sulla base di una stima di 10 miliardi di stelle nella Via Lattea, e ipotizzando una media di un pianeta per ogni stella, si arriva ad una cifra importante, ossia, 100 milioni. Alcuni scienziati ritengono che il numero potrebbe essere 10 volte superiore.

La ricerca del team è stata pubblicata su mdpi.com in un articolo intitolato “Valutare la Possibilità di Complessità Biologica su Altri Mondi, con una Stima del Verificarsi di Vita Complessa nella Via Lattea.” (originale: Assessing the Possibility of Biological Complexity on Other Worlds, with an Estimate of the Occurrence of Complex Life in the Milky Way Galaxy)






Alcuni estratti dell’articolo:

Ci sono valide ragioni per ritenere che la vita per come la conosciamo potrebbe esistere in tutto l’universo in abbondanza. Poiché le molecole organiche sono state trovate in regioni di formazione stellare, intorno a dischi protoplanetari, meteoriti e comete.

Sappiamo che l’acqua è tra le molecole più comuni nell’universo, e una miriade di altri liquidi possono esistere nelle diverse temperature planetarie.

Oltre alla presenza di un’abbondanza di luce e di calore in tutti i sistemi stellari, molte altre forme di energia probabilmente sono localmente disponibili su più corpi planetari. Questi fattori dimostrano che vi sono i prerequisiti per l’esistenza della vita in tutto il cosmo.


In risposta alla logica intuitiva che vi è una probabilità che la vita si possa trovare su altri pianeti con delle caratteristiche simili alla Terra, è stata inserita una lista “crescente” dei pianeti ad oggi confermati:

Gl581c e d, GJ667Cc, Kepler-62e ed f, HD40307g e HD85512b. Degli studi recenti su Gl581d e HD85512b hanno confermato la potenziale abitabilità su entrambi. Poiché il numero di pianeti extrasolari conosciuti è cresciuta, la necessità di misure quantitative e la loro somiglianza alla Terra è diventata evidente. Il totale dei pianeti simili alla Terra per massa, dimensioni e temperatura è salito a 28.

Tuttavia, gli esperti sono d’accordo sul fatto che la vita nell’universo potrebbe esistere in forme molto dissimili da quelle della Terra. Anche sul nostro pianeta sono stati scoperti organismi che vivono in condizioni ambientali estreme per gli standard terrestri, quindi non possiamo escludere che questo accada in anche in pianeti extrasolari.

Altri pianeti potrebbero ospitare forme di vita a noi sconosciute, o forme abbastanza estremofili in relazione alla vita sulla Terra, in condizioni molto diverse dalla Terra. Questo fattore potrebbe aumentare il numero dei pianeti in principio esclusi per sostenere una qualsiasi forma di vita.

Di seguito una tabella che indica alcuni corpi planetari noti classificati in ordine decrescente sulla base del loro Indice di Complessità Biologica (BCI), su fattori che influenzano lo sviluppo della vita complessa. I pianeti del Sistema Solare sono stati appositamente inseriti per un confronto.


E’ consigliabile la lettura dell’intero articolo in formato PDF (16 pagine in inglese) reperibile su http://www.mdpi.com/2078-1547/5/1/159




Fonte: MDPI

giovedì 29 maggio 2014

L'ETERE E L'AKASHA: Energia Universale - Coscienza Immortale

Sin dall’antichità in molti hanno creduto nell’esistenza di una quintessenza che permea tutto l’universo a cui spesso è stato dato il nome di Etere. Il concetto di Etere e la sua stessa esistenza sono molto controversi tanto che nel secolo scorso la scienza ufficiale in uno storico esperimento, non avendo potuto rilevarlo, sancì la sua inesistenza. Molto spesso l’Etere viene assimilato, nella tradizione esoterica orientale e occidentale ai concetti di Prana, Kundalini, Ki, Energia Vitale, Orgone, Forza Odica, Magnetismo Animale, Mana, ecc.. Visto la moltitudine di significati ad esso attribuiti, non sempre coerenti tra loro, cercherò in questo capitolo di riportare sinteticamente le scoperte degli autori più significativi e di trarne alla fine le dovute conclusioni.





Franz Anton Mesmer (1734 – 1815)
Mesmer, medico e filosofo, credeva fermamente nell’astrologia. Studiò le interazioni dei corpi celesti sul corpo umano e a tal proposito scrisse  “E’ ovvio che non avviene praticamente alcun cambiamento nei corpi celesti che non influenzi le consistenze fluide e solide della nostra terra. Può quindi qualcuno negare che anche gli organismi animali siano sottoposti alle stesse influenze? Una creatura vivente è anch’essa parte della Terra e tale creatura consiste di componenti liquide e solide, le cui proporzioni ed equilibrio sono sottilmente alterati, in tal modo producendo degli effetti acutamente sentiti dalla creatura stessa.”

Possiamo riassumere i risultati delle sue ricerche nei seguenti punti :


Esiste un’influenza reciproca tra i corpi celesti, la terra e tutti i corpi animati. Il mezzo di questa influenza è un fluido diffuso universalmente (chiamato da Mesmer magnetismo animale), così continuo da non ammettere alcun vuoto, incomparabilmente sottile, e naturalmente suscettibile di ricevere, diffondere e comunicare tutte le perturbazioni motorie. Mesmer notò che avvicinando una potente calamita o le dita di una mano alla fiamma di una candela, la stessa si inclina verso la calamita o le dita.


Secondo Mesmer, la malattia ha origine dalla carenza di tale fluido all’interno del corpo umano che può essere incanalato e convogliato verso altre persone utilizzando magneti naturali da applicare sulle parti del corpo da curare o mediante l’imposizione delle mani irradianti energie benefiche.


Karl von Reichenbach (1788 -1869)
Il barone von Reichenbach scoprì che se alcuni sensitivi venivano posti all’interno di una camera buia insieme ad un potente magnete a ferro di cavallo, potevano osservare una luce emanante dai poli del magnete. Tale luce permetteva di vedere le persone all’interno della stanza buia, creava ombre e al soffio tremava come la fiamma di una candela.


Effettuando l’esperimento con un cristallo di quarzo, al posto del magnete, si poteva osservare che “tutto il corpo del cristallo riluceva di una luce delicata, e dalla punta superiore emanava una luce azzurra, in costante movimento, a volte scintillante”.


Reichenbach osservò che anche il suo corpo nell’oscurità emetteva la stessa luce che chiamò Od. Tale luce mostrava uno spettro di colori che variava dal rosso al violetto, andando dalla zona degli organi genitali verso la sommità del capo. Inoltre, “correnti di luce simili a fiamme di intensità relativamente maggiore scorrono dalla punta di tutte le dita, nella direzione in cui esse sono stese”.


Le proprietà odiche dei materiali e del corpo umano risultavano amplificate se esposti direttamente alla luce solare.


“L’Od è l’espressione di una forza dinamica che compenetra in modo sottile e scorre con irresistibile potenza attraverso tutto ciò che fa parte della natura [...] Questa forza non solo si manifesta al contatto ma anche a distanza, come dal sole, dalla luna e dalle stelle; così pure da tutta la materia.


Nikola Tesla (1856 – 1943)
Tesla, uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, ebbe a dire : “L’etere è portatore di luce e riempie ogni spazio, l’etere agisce come forza creativa che dà la vita. Viaggia in “turbini infinitesimi” (“micro eliche”) prossime alla velocità della luce, divenendo materia misurabile. La sua forza diminuisce e arriva a terminare del tutto, regredendo in materia, secondo una specie di processo di decadimento atomico […] Ogni atomo ponderabile è differenziato da un fluido tenue, che riempie tutto lo spazio meramente con un moto rotatorio, proprio come fa in vortice di acqua in un lago calmo.


Una volta che questo fluido – ovvero l’etere – viene messo in movimento, esso diventa grossolana materia. Non appena il suo movimento viene arrestato la sostanza primaria ritorna al suo stato normale [...] Può allora accadere che, se riesce in qualche modo a imbrigliare questo fluido, l’uomo possa innescare o fermare questi vortici di etere in movimento in modo da creare alternativamente la formazione e sparizione della materia. Dunque al suo comando, quasi senza sforzo da parte sua, vecchi mondi svanirebbero e nuovi mondi entrerebbero nell’esistenza.


L’uomo potrebbe così alterare le dimensioni di questo pianeta, controllare le sue stagioni, aggiustare la sua distanza dal sole, guidarlo nel suo viaggio eterno lungo l’orbita di sua scelta, attraverso le profondità dell’universo. Egli potrebbe far collidere i pianeti e creare i suoi soli e le sue stelle, il suo calore e la sua luce, egli potrebbe dare origine alla vita in tutte le sue infinite forme. Dare origine alla nascita e alla morte della materia sarebbe il più grande degli atti umani, cosa che darebbe all’uomo una conoscenza profonda della creazione fisica; tutto questo gli permetterebbe di compiere il suo destino ultimo”.


Secondo Tesla il campo gravitazionale terrestre è dovuto allo spostamento del pianeta attraverso l’Etere.


“Quando la materia solida viaggia attraverso lo spazio, subisce il vento dell’etere e le differenze in potenziali elettrici provocano dei cambiamenti nel dislocamento elettromagnetico all’interno della massa e del vento dell’etere. Il campo elettrico della terra crea il dislocamento magnetico all’interno dell’etere e lo accumula all’interno del campo elettrico della terra. La differenza tra il dislocamento magnetico all’interno di una massa ed il dislocamento magnetico fuori della massa dell’etere è la gravità”.


Tesla ha ottenuto circa 300 brevetti in tutto il mondo per le sue invenzioni, è stato l’inventore della corrente alternata, che ha contribuito alla nascita della Seconda Rivoluzione Industriale, e la Suprema Corte degli Stati Uniti gli ha attribuito la precedenza della scoperta della radio rispetto a Guglielmo Marconi. Alla sua morte il governo americano classificò i suoi scritti come Top Secret, privando l’umanità di un patrimonio scientifico di incalcolabile valore.


Wilhelm Reich (1897 – 1957)
Reich, medico e Psicoanalista di fama mondiale, brillante allievo e collaboratore di Freud, abbandonò la psicologia per dedicare il resto della propria vita a studi sulla bioenergetica nel tentativo di dare una risposta a quella che per lui era la domanda fondamentale “Cos’è la vita?”.
Egli osservò al microscopio che la materia inorganica e quella organica, dopo essere stata sottoposta ad un processo di sterilizzazione ad alta temperatura, si disgrega formando vescicole di materia (bioni) dotati di un movimento circolare a spirale e pulsante che emanano un colore verde-azzurro. Tali vescicole, unendosi tra loro, possono svilupparsi in organismi viventi. Reich riteneva che i bioni fossero carichi di una sorta di energia vitale, priva di massa, che chiamò orgone o energia orgonica. Queste vescicole di energia orgonica condensata, aggregata insieme a molecole organiche ed inorganiche, sono l’anello di congiunzione tra l’etere e la vita biologica di cui ne costituiscono l’elemento base “… sono strutture di transizione dal non vivente al vivente. Il bione è l’unità funzionale elementare di tutta la materia vivente”.


L’orgone giunge continuamente nell’organismo dall’aria e dal sole attraverso la respirazione, la pelle e i polmoni.


Sulla base delle sue osservazioni Reich dedusse le seguenti proprietà dell’orgone:

permea tutto lo spazio
è caratterizzato da un movimento a spirale di tipo pulsante che avviene spontaneamente (non è imposto da cause esterne)
emette o genera luce di colore verde-azzurro e tale radiazione è fredda ovvero non genera calore.
è attratto e trattenuto dall’aria, dall’acqua e dalla materia organica
i metalli prima lo attraggono e poi lo respingono
ha la tendenza ad aggregarsi fluendo dai sistemi meno complessi a quelli più complessi (ad esempio, l’uomo trae energia vitale dal cibo e una pianta dall’atmosfera che la circonda).
Reich condusse indagini in diverse discipline scientifiche tra cui la medicina, la fisica, la cosmologia e la meteorologia.

Uno degli aspetti più importanti della sua teoria è che le forme della materia vivente sarebbero il risultato di semplici sovrapposizioni o superimposizioni di flussi di orgone nello spazio. La tendenza dell’orgone ad accumularsi, a differenza di altre forme di energia, consentirebbe l’organizzazione della materia caotica in strutture complesse.


I bioni prodotti dalla disintegrazione dei tessuti, a seconda del livello energetico di partenza, possono evolversi verso forme organizzate e originare organismi viventi oppure degradare in organismi piccolissimi, da lui denominati “bacilli T”, che sarebbero la causa della biopatia del cancro. I bacilli T, oltre ad essere responsabili della disgregazione degli organismi più grandi, si opporrebbero alla naturale ricomposizione della materia disgregata innescando un processo distruttivo e putrescente.


Secondo Reich, certe forme di malattia sono la conseguenza di una patologia energetica dovuta all’impoverimento o al ristagno dell’energia orgonica all’interno del corpo.


Realizzò accumulatori di orgone costituiti da strati alternati di materiale organico (lana) e metallo che usò nei suoi esperimenti. “Le irradiazioni di orgone possono essere applicate con gran vantaggio e senza nessun pericolo, neanche di eccessiva irradiazione” (anche se a scopo terapeutico raccomandava di non utilizzare accumulatori con più di tre strati), nelle seguenti condizioni: grave stanchezza, anemia, cancro, esclusi i tumori del cervello e del fegato, raffreddori acuti e cronici, artrite, ulcere croniche, ogni genere di lesione, abrasione, ferite, bruciature, sinusite e alcuni tipi di emicrania”.


Una persona posta dentro una camera orgonica, dopo un po’, può osservare una luminosità bluastra, inoltre, muovendosi dentro la camera, si possono osservare chiaramente delle formazioni nebbiose e, permanendovi più a lungo, cominciano a comparire dei punti luminosi blu-violetti fortemente radianti. Quando la presenza dell’operatore avrà eccitato sufficientemente l’energia presente nella camera, le formazioni nebbiose si concentreranno dando luogo a lampi giallo-biancastri.


Molto interessante la similitudine con un fenomeno riscontrato all’interno della grande piramide di Giza. Gli egittologi hanno osservato che quando una mano è posta all’interno del sarcofago vuoto, ubicato al centro della camera del Re, la stessa appare circondata da una brillante luce violetta ed emana bagliori non appena viene scossa. La teoria di Reich avvalora l’ipotesi che vede le piramidi come accumulatori di energia vitale.


Nel 1955 la Food and Drug Administration (FDA), con un’ordinanza, intimò a Reich di sospendere le sue ricerche, in quanto prive di valore scientifico, ma egli continuo le sue attività e venne condannato a 2 anni di reclusione per oltraggio alla corte e alla distruzione di tutti i suoi libri e apparecchiature. Nel 1957 morì in carcere.


Anche se i risultati degli esperimenti di Reich erano sbalorditivi, vedasi i casi di cura del cancro, i suoi dispositivi avevano un aspetto negativo in quanto accumulavano indiscriminatamente ogni tipo di energia presente nell’ambiente, sia quella vitale denominata OR sia quella stagnante e cogesta denominata DOR.


Se Reich ha il merito di aver scoperto come accumulare l’orgone, a Karl Hans Welz dobbiamo la scoperta di come generarlo. Negli anni 80 Welz scoprì che inglobando particelle di metallo in una massa di resina si ottenevano degli effetti di gran lunga superiori a quelli che Reich aveva ottenuto con i comuni accumulatori. Inoltre, tale dispositivo, che chiamò orgonite (1993), aveva anche la proprietà di trasformare le energie negative DOR in energie OR positive e benefiche per la vita. Il potere vitalizzante dell’orgonite poteva essere ulteriormente amplificato con l’aggiunta di cristalli di quarzo. Oltre all’orgonite anche i pianeti rotanti, come la Terra, producono energia orgonica.


Viktor Schauberger (1885-1958)
Schauberger, guardia forestale, passò gran parte della sua vita ad osservare la natura, in particolare i torrenti di montagna, traendone importanti insegnamenti e gettando le basi per quella che potremmo definire la scienza dei vortici.

Secondo Viktor Schauberger l’etere è l’energia primigenia, la quintessenza, da cui tutto ha origine, penetra in ogni dove e compone gli atomi di cui la materia è costituita. Ogni cosa, a qualsiasi livello, dalle particelle più piccole fino alle galassie, sono formate da innumerevoli vortici. Le cariche elettriche elementari costituiscono vortici primordiali d’etere e hanno simmetria assiale. Gli elettroni (o i protoni) si respingono tra di loro solo quando sono contrapposti i loro assi di flusso entrante d’etere (o di efflusso), ma sono pronti ad attrarsi se i loro assi sono affiancati come quando generano le correnti, sotto l’azione di un campo elettrico. La forza di attrazione non risiede nei corpi, non è propria della materia e la gravità non risiede nella massa della Terra. La forza è esterna, risiede ovunque nello spazio e solo gli aggregati di materia ne determinano l’azione.


Le proprietà notevoli dell’etere sono la geometria del suo moto naturale e il livello di “affinità” nei confronti della materia.


L’etere si muove attraverso le dimensioni seguendo una geometria ben precisa, la geometria a spirale o vortice, e tale geometria la ritroviamo ovunque in natura, nelle forme vitali, nei fenomeni naturali di grande potenza quali i vortici e gli uragani, nel moto dei corpi celesti e nelle galassie, come se questi sistemi conservassero l’impronta di questa forma primigenea.


Dissertazione sulla Spirale


La forma geometrica alla base di ogni cosa che esiste nell’universo è la spirale “phi” o sezione aurea di Fibonacci.


Prendiamo la seguente sequenza di numeri, nota come sequenza di Fibonacci, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, …, in cui ogni numero è la somma dei due precedenti, possiamo vedere che il rapporto tra due numeri adiacenti tende al numero Φ = 1.6180….


Se adesso costruiamo dei quadrati aventi per lati i numeri della sequenza di Fibonacci e man mano che ne accostiamo uno al precedente effettuiamo una rotazione di 90°, possiamo vedere che unendo i quarti di circonferenza otteniamo la forma geometrica della spirale, che ovviamente può essere sia oraria che antioraria.


Nella figura che segue possiamo vedere una spirale.





La costante Φ presenta delle proprietà notevoli ed è espressione dell’unità





Johannes Kepler ci ha lasciato queste bellissime parole sulla sezione aurea: “La geometria ha due grandi tesori: uno è il teorema di Pitagora; l’altro è la sezione aurea di un segmento. Il primo lo possiamo paragonare ad un oggetto d’oro; il secondo lo possiamo definire un prezioso gioiello”.

Se è vero quanto asserisce Ermete Trismegisto “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, allora tutto ci fa supporre che l’elemento costitutivo della realtà fisica materiale ed energetica deve essere collegato in qualche modo con la forma della spirale e che alla base dell’universo vi sia il movimento a spirale.

In natura la costante Φ si trova in tutta la struttura ossea: la distanza tra le dita, la lunghezza delle falangi, la lunghezza degli arti, ecc.; ma la si trova anche nel regno vegetale ed animale. Praticamente Φ è una costante di tutte le strutture dotate di vita ed è presente anche nella forma di agglomerati di materia che esprimono visibilmente una grande potenza come i vortici, gli uragani e, a livello cosmico, le galassie a spirale.


Vediamo adesso alcuni esempi tipici della spirale phi in natura:

Nautilus

Vortice di acqua


Galassia a spirale



Uragano














L’altra proprietà dell’Etere è in stretta relazione al modo in cui interagisce con la materia. Anche se l’Etere è l’aria che gli atomi respirano, ogni materiale lo assorbe o lo riflette in maniera differente. I materiali organici lo assorbono, il cemento e la plastica lo rallentano, i metalli prima lo assorbono e poi lo riflettono, i cristalli lo accelerano e vibrano alla sua stessa frequenza, infine, l’aria e l’acqua lo assorbono e ne memorizzano le frequenze. Le piante, gli animali e l’uomo essendo composti prevalentemente di acqua e sostanze organiche assorbono l’Etere.


Considerando che l’etere è presente ovunque e in quantità infinita, viene da chiedersi: Cosa occorre fare per catturare quanto più etere possibile e concentrarlo in modo da sfruttarne l’energia? Occorre seguire il suo stesso movimento, infatti, solo imprimendo alla materia un movimento spiraliforme, possiamo caricarla con un surplus di energia. Mi viene naturale pensare alla danza turbinante dei Dervisci Rotanti quale metodo per raggiungere l’estasi mistica.





Schauberger, utilizzando un ugello a vortice, ovvero imprimendo all’acqua un movimento vorticoso, scoprì che le qualità dell’acqua miglioravano rendendola simile a quella di sorgente che, scorrendo nei torrenti di montagna tra mille vortici, si carica di energia dall’etere.

Ma da dove arriva l’Etere? Se consideriamo tutte le dimensioni materiali formate da Etere aventi ciascuna una determinate frequenza di vibrazione, è naturale pensare che l’etere arrivi nella nostra dimensione dalle dimensioni superiori a più alta energia di vibrazione.


Viktor Schauberger, come tanti altri grandi scienziati in anticipo sui tempi, ci ha lasciato in eredità delle idee che ancora oggi non comprendiamo. Egli riteneva ad esempio che il cuore non è una pompa ma “è pompato”, gli uccelli “non volano” ma “sono volati”, i pesci non nuotano, ma “sono nuotati”, il sole è probabilmente un corpo freddo e oscuro, ecc.


La fisica del XX secolo


Prima dell’avvento della fisica quantistica, si riteneva che gli atomi fossero costituiti da un nucleo centrale attorno al quale, ad una distanza “enorme”, ruotavano gli elettroni. Lo spazio tra il nucleo e gli elettroni era considerato vuoto e quindi la materia era sostanzialmente vuota, ma nella realtà le cose sembrano andare diversamente.

Il premio nobel per la fisica Richard Feynmann ha calcolato che nello spazio vuoto pari ad una biglia vi è tanta energia da portare istantaneamente all’ebollizione tutti gli oceani della Terra.


Hal Puthoff, della Cambridge University, ha verificato sperimentalmente che nello spazio vuoto, schermato dai campi elettromagnetici e alla temperatura di zero gradi kelvin, esiste una quantità enorme di energia, che è stata chiamata energia di punto zero in quanto allo zero assoluto non dovrebbe esserci alcuna energia.






Nikolai Aleksandrovich Kozyrev (1908 – 1983)
L’astrofisico Kozyrev sostiene che tutta la materia è generata dal movimento di una sostanza invisibile e cosciente chiamata etere. Per Kozyrev ogni corpo materiale è immerso in un oceano di etere ed è assimilabile ad una spugna immersa nell’acqua. Seguendo tale analogia è possibile incrementare o decrementare la quantità di fluido (acqua o etere) assorbito, sottoponendo l’oggetto a varie azioni meccaniche e fisiche (strizzandolo, raffreddandolo, ruotandolo, ecc.)


Riportiamo di seguito alcune delle più importanti scoperte sperimentali del Prof. Kozyrev:

Come un oggetto materiale genera il movimento quando viene immerso in un liquido, allo stesso modo genera onde di torsione nell’etere in cui è immerso.
Le onde di torsione si propagano nell’etere seguendo la forma di una spirale tridimensionale e sono difficili da rilevare in quanto cambiano continuamente direzione.
Per potere imbrigliare meglio l’energia di tali onde, occorre sottoporre gli oggetti a continui movimenti e vibrazioni.
Facendo ruotare, vibrare o rompendo oggetti, il loro peso subisce piccole ma significative variazioni.
Un corpo subisce un incremento quantizzato e costante del proprio peso quando viene fatto vibrare entro determinati intervalli di frequenza.





Diversi ricercatori hanno condotto esperimenti che confermano la teoria di Kozyrev.


Il Dott. Bruce De Palma ha rilevato sperimentalmente che una sfera rotante lanciata verso l’alto sale più in alto e scende più velocemente di un’altra sfera uguale ma non rotante senza seguire la traiettoria prevista dalle leggi della fisica classica comunemente accettate dalla comunità scientifica.


Il Dott. David Hudson ha osservato che quando un microcluster (una massa costituita da 10 a 1000 atomi) di iridio viene riscaldato il suo peso aumenta anche del 300% e alla temperatura di 850°C scompare per riapparire soltanto quando la sua temperatura ridiscende.


A differenti livelli di densità di energia eterica corrispondono differenti realtà dimensionali o piani di esistenza. Secondo vari scienziati, tra cui Mishin, Aspden, Tesla e Keely, l’etere è suddiviso in 7 differenti livelli di densità e le varie manifestazioni di energia e materia hanno qualità differenti a seconda della densità di etere che li ha originati. In tale modo ritroviamo anche a livello di realtà dimensionale lo stesso schema dell’ottava che caratterizza le vibrazioni della luce visibile (i sette colori dell’arcobaleno) e del suono udibile (le sette note musicali). Anche le leggi della fisica variano al variare della densità dell’etere e quindi al variare della realtà dimensionale.


Con l’avvento della fisica dei microcluster si è visto che gli atomi, costituiti da vortici di etere, si assemblano tra loro secondo numeri ben definiti, detti “numeri magici”, in modo da raggiungere la configurazione di un Solido Platonico.


Alla luce del modello di Kozyrev gli atomi e le molecole avrebbero una struttura a strati di onde sferiche nidificate, a cipolla, e l’effetto di quantizzazione del peso spiegherebbe la natura multidimensionale della materia. Quando un corpo aumenta di peso si ha un ingresso di energia a densità più elevata, quando diminuisce di peso una quota parte di energia-materia si sposta in una dimensione più alta a densità minore.


Tutta la materia imbriglia onde di torsione per sostenere la propria esistenza.


Kozyrev sosteneva che “tutte le forme di vita dovevano essere composte da una forma di energia invisibile a spirale”.


L’energia eterica è in realtà l’alimento principale per la salute di un organismo ancora prima della respirazione, dell’ingestione e dell’esposizione ai raggi del Sole.


Paramahamsa Tewari nella Space Vortex Theory asserisce che le particelle elementari non sono altro che vortici sferici di energia, sulla superficie di un oceano di etere avente energia infinita.


A seconda del livello vibrazionale dell’etere, si ha la manifestazione di una determinata dimensione, si forma la materia più o meno densa, propria di quella dimensione, e tutti i campi energetici conseguenti al movimento della materia nell’etere. Ad esempio, nel caso particolare del nostro universo materiale il moto della materia crea dei vortici nel campo eterico generando i campi gravitazionale, magnetico, ecc. che sono alla base dei relativi fenomeni energetici.


La più alta vibrazione dell’etere, che dà luogo ad un fenomeno osservabile, è quella che genera le onde luminose. Si tratta di onde che andandosi a infrangere contro la materia creano dei vortici nel campo eterico noti come fotoni.


Nel 1987 il chimico Helmut Hoegl ha ipotizzato che la materia, dall’elettrone in su, sia formata dall’aggregazione di fotoni.


Isaac Newton aveva intuito l’esistenza di uno Spirito dell’Universo avente proprietà simile a quelle dell’Etere
“… questa specie di spirito sottilissimo che penetra attraverso tutti i corpi e che è nascosto nella loro sostanza; è per la forza e l’azione di questo spirito che le particelle dei corpi si attirano mutuamente alle più piccole distanze e che aderiscono allorché sono contigue; è per tale agente che i corpi elettrici agiscono a distanze più grandi tanto per attrarre che per respingere i corpuscoli vicini, ed è sempre col mezzo di questo spirito che la luce emana, si riflette, si rifrange e riscalda i corpi; tutte le sensazioni sono eccitate e le membra degli animali sono mosse quando la loro volontà lo ordina mediante le vibrazioni di questa sostanza spiritosa che si propaga dagli organi esteriori dei sensi lungo i filamenti solidi dei nervi, fino al cervello ed in seguito dal cervello ai muscoli. Ma queste cose non si possono spiegare in poche parole; non si fecero ancora sufficienti esperienze per poter determinare esattamente le leggi secondo le quali agisce questo spirito universale.”


Se l’etere smettesse di ruotare, in modo intelligente e con un certo proposito, l’universo si dissolverebbe.


Siamo ancora lontani dal comprendere tutte le proprietà dell’Etere, ma incomincia a farsi strada l’ipotesi che questo mezzo sottile possa essere intelligente e che possa avere a che fare con la nostra coscienza. Alcuni fisici d’avanguardia ritengono che una teoria unificata della fisica non possa fare a meno di comprendere i concetti di Etere e di Coscienza.


Anche se non riusciamo a vedere l’Etere, non possiamo affermare che non esiste. Ci sono tante altre cose che non riusciamo a vedere ma che in qualche modo percepiamo come ad esempio la gravità che ci mantiene sulla Terra.


La spiritualità orientale


Nella tradizione spirituale induista si fa largo uso dei termini Prana e Kundalini. Per capire bene il significato e la differenza tra questi due concetti riporto le descrizioni che di esse ci ha dato Sri Govinda:
“Il Prana è l’energia vitale che regola le funzioni dell’organismo, fa battere il cuore, muove i polmoni durante la respirazione, dà vigore fisico e tiene in vita il corpo. Esso produce nascita, crescita, salute, malattia, vecchiezza e morte”.
“Kundalini è energia inattiva [...] è l’energia cosmica spirituale che ha creato l’universo. Ella pervade e sostiene tutte le cose animate e inanimate, pianeti, soli e galassie. L’esistenza è possibile solo grazie a questo potere infinito che è il supporto statico di tutta la materia, la base fondamentale della sostanza organica e inorganica. E’ la sorgente di ogni forma di vita. Tutte le creature, piccole e grandi, a qualunque stadio si trovino e a qualunque piano appartengano – fisico, astrale o causale – devono a lei la loro esistenza. E’ la Madre dell’intero universo. Questa meravigliosa e onnisciente energia è completamente libera e proietta la creazione di sua spontanea volontà, sebbene trascenda spazio, tempo e sostanza, rimanendo supremamente distaccata e mantenendo immutati la sua purezza e il suo stato divino. Tutte le forme di energia promanano da lei, che è auto luminosa e colma di beatitudine. E’ l’essenza vitale che manifesta la diversità delle forme materiali dentro la propria unità spirituale”.


Akasha è un altro termine ricorrente correlato all’Etere e che si differenzia dagli altri visti in precedenza. Esso manifesta un altro attributo dello Spirito che è la sua infinita capacità di memorizzare e trasmettere informazioni.


“Akasha”, che in sanscrito significa etere o spazio, è l’elemento base dell’intero universo. Akasha è l’onnipresente esistenza che pervade tutto, ha un effetto organizzatore sulla materia e costruisce le forme. L’akasha diviene il sole, la terra, la luna, le stelle, l’aria, i liquidi ed i solidi; forma il corpo umano, gli animali, le piante e ogni forma che vediamo, tutto ciò che percepiamo con i nostri sensi, tutto ciò che esiste. L’akasha non può essere percepito perché va al di là di ogni ordinaria percezione, si può vedere e toccare soltanto quando si condensa e prende una forma, fluisce attraverso di esse e le collega fra loro, inoltre, è sempre associata a una qualche forma di coscienza.


Grandi sensitivi e veggenti come Edgar Cayce, Madame Blavatsky, Alice Bailey e Rudolf Steiner, hanno avuto accesso alle informazioni contenute in quelle che vengono chiamate cronache dell’Akasha, o Resoconti Akashici, cioè quella dimensione in cui è contenuta la memoria di ogni avvenimento verificatosi, di ogni pensiero e desiderio che ha attraversato la mente o il cuore di ogni individuo vissuto sulla Terra.


Madame Blavatsky diceva: “L’Akasha, Luce Astrale, può definirsi come l’Anima Universale, la Matrice dell’Universo, il Mysterium Magnum dal quale tutto quanto esiste è nato per separazione o differenziazione. È la causa dell’esistenza; riempie tutto lo spazio infinito…è lo spazio”.


La parola Akasha si utilizza per nominare un piano di coscienza cosmica che funge da archivio, nel quale, come si è già detto, si registrano tutte le situazioni, pensieri, emozioni, parole, intenzioni ed azioni di un essere, dalla sua separazione dalla Fonte o Dio, fino al suo ritorno definitivo al punto d’origine; contiene quindi l’intera storia d’ogni anima, sin dall’alba della Creazione. Quest’archivio ci connette tutti, gli uni agli altri, contiene ogni simbolo, archetipo o racconto mitologico che esiste e perciò diviene la fonte maggiore di conoscenza e verità che l’essere umano possa consultare; chiamato anche “Libro della Vita”, come lo si conosce nella Bibbia, lascia la sua impronta indelebile nella vita.


Conclusioni


Lo Spirito proietta il mezzo attraverso cui si manifesta l’universo, a cui diamo il nome di Etere.


L’universo è multidimensionale e tutte le infinite dimensioni, che sono il risultato delle infinite vibrazioni dell’etere, coesistono in un unico universo. Quindi non vi sono infiniti universi, ma infinite dimensioni all’interno di un solo universo.


Lo Spirito, facendo variare lo stato di vibrazione dell’Etere, genera dei vortici e crea le dimensioni; inoltre, all’interno di ogni dimensione, facendo ruotare e combinare in vario modo i vortici, crea i mondi sottili, la materia e tutte le forme di vita.


L’universo è immerso in un oceano di Etere, onnipervadente, che trasmette alle manifestazioni materiali le proprie vibrazioni fornendogli incessantemente energia. Questa energia intelligente regola le funzioni dell’universo e di tutto ciò che è in esso contenuto. Essendo questa energia alla base di tutti i fenomeni vitali dei regni minerale, vegetale ed animale, possiamo chiamarla energia vitale.


A prescindere da quanto riportato dai vari autori presi in esame, è importante capire che l’Etere è il potere divino o spirituale, intelligente e onnipervadente, che quando viene attivato genera e dirige i campi energetici universali. Il concetto di Etere pertanto coincide con quelli di Kundalini e Aka. L’energia vitale che si ottiene per attivazione dell’Etere corrisponde invece ai concetti di Prana, Od, Orgone, Mana, ecc. Quando invece prendiamo in esame quel particolare attributo dello Spirito che concerne la capacità di memorizzare ogni avvenimento o informazione, allora è corretto assimilarlo al concetto di Akasha.







Fonte: http://antoniovaccarello.wordpress.com/letere/