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giovedì 17 luglio 2014

La Storia Di Maurizio Cavallo

Maurizio Cavallo
Maurizio Cavallo, persona molto sensibile e schiva, in una notte come tante si ritrovò catapultato ai margini della realtà, condotto sull'orlo della follia, in una diversa concezione e percezione dello spazio e del tempo. Quella sera Maurizio conobbe i Signori delle stelle, gli antichi guardiani, i Creatori d'ancestrale memoria. Lì una parte di lui morì...quella parte che racchiude il sapere relativo, estraneo all'assoluta consapevolezza...lontano dagli schemi rassicuranti della geometria euclidea, assai più in là della famigliare consapevolezza del bene e del male. 


Un delirio che per lui durò undici anni, una lenta agonia...per un inesorabile mutamento di coscienza. 


Quella notte di fine estate, Maurizio, dopo una serata con degli amici in pizzeria e un giro in macchia tra le stradine di collina, si ritrovò a giungere con gli stessi in una radura e appena smontati dalle vetture, apparve un bolide di fuoco squarciare il cielo, una sfera di fuoco apparsa dal nulla. Rimasero tutti attoniti nell'osservare le bizzarre evoluzioni di quella "cosa", che con una rapida manovra d'avvicinamento si inoltrò nel bosco di pioppi irraggiando tutto con una smorzata tonalità rosso-arancio.




Vercelli Giugno 2005



Maurizio e i suoi amici sorpresi ed eccitati dall'accaduto, decisero di andare a vedere lì dove la sfera di luce sparì nel bosco. Ma era talmente fitto, che alla fine ci rinunciarono. Subito dopo, tornando verso le auto e poi a casa, non fecero altro che parlare dello strano evento, ipotizzando le più disparate congetture. Quando Maurizio si separò dai suoi amici erano più o meno le 23-23,30, e si accorse di stare poco bene. Provava capogiri ed improvvise vampate che gli salivano dallo stomaco, malesseri che impiegarono ben poco tempo per diffondersi con straordinaria intensità. Maurizio si sdraiò nel letto in preda all'angoscia. Sentiva freddo, e sudava incessantemente. Andò in bagno più volte per lenire con l'acqua le sue agonie, tentando anche di vomitare - visto che pensava di essere soggetto ad un disturbo di tipo alimentare -. La casa era di un silenzio inquietante...tutto era attutito, fin che Maurizio non urtò un bicchiere, lo vide cadere con una lentezza esasperante, nel cadere esplose in mille schegge brillanti, ma non udì il tonfo che inesorabilmente avrebbe dovuto produrre. In casa dominava un silenzio angosciante, contornato da ombre ovattate trasudare tra i muri. Fuori casa vigeva lo stesso silenzio. Era l'una passata, Maurizio ormai febbricitante tentava in vano di addormentarsi. Sentiva che qualcosa non andava, non connetteva più, così decise di lottare contro coloro che insinuavano la sua mente: qualcosa o qualcuno gli ordinava di vestirsi e uscire in macchina per recarsi su per la collina. Delle forze a lui estranee lo inducevano a fare ciò che lui non avrebbe voluto, ma nonostante cercasse di opporsi si ritrovò in macchina, col motore già avviato, e poi verso le tortuose strade di collina. Maurizio era terrorizzato, ed in uno stato psicofisico pietoso. Dopo un po', tra un nugolo di pensieri confusi, Maurizio si ricordò di essere senza benzina. Come per risposta la vettura si spense, e lo lasciò nel buio più totale. Uscito dalla macchina prese a fuggire nell'oscurità della notte verso la città. Resosi ulteriormente conto di non stare in piedi, decise di recarsi presso la guardia medica; ma aveva dimenticato che opporsi agli invisibili era inutile e doloroso. Fitte lancinanti gli divorarono il cervello, come per ordine, l'imposizione di proseguire verso la radura della sera precedente; Maurizio sconfitto ed avvilito andò avanti. Raggiunta la radura, in essa vigeva lo stesso silenzio innaturale ed opprimente. L'atmosfera era rarefatta e immobile, proprio come aveva avvertito in casa qualche ora prima. Non sapeva che ora fosse, l'oscurità della notte gli rendeva impossibile leggere l'orologio. Basandosi sull'ipotetico tempo trascorso tra l'uscita di casa ed il raggiungere la radura a piedi, realizzò che forse erano le 4 di mattina.

Nave Clariana ripresa sul fiume Po, ottobre del 1994
Poi accadde ciò che supera l'immaginazione, quanto di più spaventoso e assurdo la mente umana possa concepire. All'improvviso apparve: enorme, incombente. Una sfera di fuoco vorticoso, sfavillante lo sovrastò; all'interno Maurizio scorgeva un corpo di colore più chiaro, argentato. Ad un tratto si sentì volteggiare, attirato verso l'alto. Era in preda alla più totale disperazione...e ormai rassegnato s'arrese all'inevitabile. Un ronzio sentiva appena, che nel silenzio si fece strada tra le sue orecchie. Gli occhi sudati, accecati da una luce trasparente, quasi viva. Gli sembrava d'esser dentro ad una campana di vetro, attraverso la quale si scorgeva un ambiente incredibilmente vasto - in paragone con il diametro che appariva all'esterno (di circa 15 o 20 metri) -. Abnorme, spoglio, quasi senza limiti. Maurizio scorgeva soltanto una serie di pannelli organizzati verso tutta la circonferenza dell'astronave. Essi partivano da circa un metro dal pavimento color verde smeraldo, convergendo degradanti verso il soffitto semicircolare. In ogni dove una pulsazione di luce emanante colori tenui che andavano dal violetto, all'azzurro metallico. Gli parve d'esser dentro una creatura biologica. La sua immobilità gli rendeva impossibile scorgere il resto alle sue spalle. Ad un tratto il ronzio nelle sue orecchie crebbe d'intensità, una voce s'inoltrò nella sua mente: gli disse di non temere nulla, poiché non gli sarebbe fatto alcun male. Il suo cuore pulsava incessantemente insieme al pulsare delle stelle, si sentiva dilatato verso emulsioni di luce sfavillante, nel mezzo del sapere dell'intero universo. Sapeva...era come se sapesse tutto, nulla più era un segreto per lui. La sua coscienza era in espansione impadronendosi di un sapere atavico, terribile. Ad un tratto Maurizio notò una voce che gli parve venire dalle profondità degli abissi, tra gli albori delle galassie. "Non aver paura", ripeteva la voce. Il ronzio s'intensificò ulteriormente, modificando i toni bassi in echi striduli, laceranti, provocandogli nausea misto a urla senza suono. Quando il rumore raggiunse livelli insopportabili, Maurizio nel chiudere gli occhi si sentì cadere, precipitare velocemente verso il basso. Poi ad un tratto tutto si placò. Attonito Maurizio scorse attraverso le palpebre socchiuse e doloranti, un paesaggio fiabesco: irreali costruzioni dalle strane forme, dall'architettura tondeggiante e monolitica, svettare a perdita d'occhio. Emanavano una luce calda, tra il giallo e l'arancione. Oggetti inconsueti galleggiavano in uno spiazzo circolare. Ma sopra ogni cosa, lo impressionò un edificio che dominava su tutto. Appariva come una conchiglia rovesciata. Maurizio nel fare qualche passo titubante, si voltò incredulo, e vide l'astronave con cui lo avevano rapito: non era più pulsante, ed avvolta dalle fiamme. Ora assomigliava ad una gemma tondeggiante che andava assottigliandosi ai bordi.




Ricognitore Clariano in evoluzione.
A sinistra: Vinzaglio Agosto 1988 
A destra: foto ripresa nel Massiccio dell'Estérel - Francia Maggio 2005.
In evidenza la differenza di densità tra i velivoli per cambiamento dimensionale degli stessi.



Non sentiva più alcun dolore. Avvertì un odore pungente, un misto d'erba bagnata e salsedine. Tra una ridda di sensazioni contrastanti, Maurizio sentì nuovamente ripresentarsi quel senso di vertigini, precedute da una voce: " Benvenuto, figlio di Sahrahs, il mio nome è Chama e provengo da Clarion ". Quella voce aveva lo straordinario potere di creare a Maurizio delle visioni nella sua mente. Tramite proiezione olografica, vide Clarion: un pianeta di un azzurro cristallo e mimosa. Maurizio sorvolò verso il pianeta costeggiando alte vette, oceani e foreste incontaminate. Sempre tramite immagini indotte, Maurizio apprese che Clarion, nell'idioma alieno significa "splendore", appartenente ad un sistema binario nella terza galassia. Esso dista 150 mila anni luce dal nostro mondo, spazio che i Clariani per giungere sino a noi, impiegano 72 - 73 dei nostri giorni Terrestri. Loro viaggiano attraverso ciò che noi definiamo una sorta di corridoi magneto-temporali.

Ricognitori Clariani penetrano nell'atmosfera terrestre da un varco dimensionale. Vercelli - Aprile 1988

Ad un tratto, a pochi metri dall'astronave, comparvero due figure. Una delle due si avvicinò, e illuminato in volto, finalmente Maurizio lo poté vedere chiaramente: aveva fattezze umane, e sembrava scivolasse piuttosto che camminare. Era alto, atletico, portava in viso i tratti somatici dell'indio preincaico. Egli alzò il braccio destro - gesto che Maurizio ansiosamente interpretò come un saluto -, e si insinuò nuovamente nella mente di Maurizio: "non avere paura", questo comunicava Chama. Poi Maurizio seppe che doveva seguirlo e si avviarono verso le insolite costruzioni. Solo allora Maurizio si accorse che in quel mondo non esistevano zone d'ombra: tutto era illuminato, come se la luce sgorgasse dalla materia stessa. Si avviarono affiancati verso un tunnel che li separava dalle strutture. Lo stesso era contornato da una strana vegetazione, che celava qualsiasi cosa ci fosse oltre, al disopra ed intorno. Quando furono davanti all'edificio a forma di conchiglia rovesciata, Chama precedette Maurizio e gli fece segno di seguirlo. Maurizio titubante fece due passi. 

Alcune foto 
di Clariani che Maurizio
incontrerà in seguito: 
Suell, Jairha, Nytirha
Chama nel cogliere la riluttanza, l'indecisione e l'indifferenza, fece eco nel suo cervello con la sua voce: "non hai da temere nulla". Maurizio sentiva le tempie pulsare mentre gli appariva chiara la situazione: forse sarebbe uscito da questo incubo, solo se questi esseri lo avessero voluto. La situazione per Maurizio era ormai drammatica. Si sentiva stanco. Arrivati dentro l'edificio, si avviarono verso l'enorme salone circolare. Esseri dai capelli bianchi e pelle molto chiara, vestiti con lunghi abiti fluenti e diversamente colorati, fissavano Maurizio con occhi immobili e penetranti. Essi l'indussero a guardare verso un monolito tondeggiante al centro di un tavolo rettangolare. Subito dopo inoltrarono con immagini e suoni la mente di Maurizio: vide la sua vita scorrere velocissimamente. Comprese di trovarsi in una delle loro basi sotterranee sul nostro pianeta, situata nel cuore dell'Amazzonia. Maurizio così apprese che egli osservavano da tempo l'evoluzione della razza umana. Gli dissero di essere i "Guardiani del Mondo", appartenenti ad una Federazione Intergalattica, che unisce differenti specie e popoli stellari differenti. Il loro scopo è preservare la vita. Alcuni di essi sono i "Creatori" che diedero vita alla stessa razza umana sul pianeta, innestando il codice genetico primordiale, modificando le strutture biologiche, creando la vita stessa nelle sue più disparate forme e sostanze. Maurizio attonito nel vedere e apprendere tale conoscenza, s'incominciò a chiedere il perché del suo rapimento; ma tale domanda nella sua mente non ricevette mai alcuna risposta. Nel girarsi vide Chama sorridergli nell'osservare l'immane ondata di dubbi pervadere la sua mente. Al suo fianco Maurizio ravvisava una creatura d'assoluta bellezza, la quale può essere definita solo tacendo, poiché ogni tentativo ne deturperebbe il ricordo: "Dhara". Occhi di un indefinibile azzurro dal taglio vagamente orientale e felino. Indossava un abito blu scuro simile a quelli medioevali, lungo fino a coprirgli completamente i piedi. Aveva i capelli raccolti da una singolare acconciatura e in parte sciolti sulla sinistra del viso. Maurizio notò che le figure dai bianchi capelli erano scomparse, apprese che era ora di lasciare il salone. Nel silenzio più assoluto, Maurizio seguì Chama e Dhara che lo precedevano di qualche passo. Affiancarono il salone e si diressero verso una specie di pannello in movimento. Pareva che infinite lingue di fuoco violacee lo attraversassero intersecandosi tra loro. Mentalmente indussero Maurizio a varcarlo. Una sensazione di torpore in tutto il corpo lo pervase. L'angoscia lo riprese e gli strinse la gola. Si sentiva precipitare in un tunnel senza fine tra una pletora di colori saettanti. Subito dopo si ritrovò sdraiato in un prato. Il sole era alto, la sottile brezza gli portava i rumori lontani della città...

Questa è la storia di Maurizio Cavallo, il quale ha subito un abduction da parte degli esseri di Clarion. Codesto incontro non si limiterà alla esperienza della notte del 1981 raccontata poc'anzi. In seguito, Maurizio avrà altri incontri con i Clariani, i quali si faranno vivi ogni tanto nell'arco della sua vita, per parlargli di mondi remoti, preoccupati per la razza umana. In attesa che gli esseri umani si risveglino per abbracciare la loro vera natura, per guardare più in là di dove i loro occhi vedono, unendosi con l'antica meraviglia universale del Cosmo. Tra gli albori di loro stessi, scorgendo i loro sogni di ancestrale memoria, forse, un giorno, l'umanità riuscirà ad adempire il proprio destino. Forse, un giorno, sapremo di essere figli delle stelle o schegge di follia, meteore erranti dell'infinito. Forse un giorno, quando l'"Archetipo Occulto" si risveglierà, penetreremo tutti nei territori dell'assoluto là dove hanno iniziato i sogni e le Galassie. E lì, perderemo noi stessi, si dissolveranno i dubbi e le paure, le domande e i mille perché che così a lungo avevano angosciato e ferito il cuore e la mente degli uomini. Forse un giorno, cammineremo tra i sogni d'inenarrabile bellezza e ci renderemo conto, che la bellezza della vita risiede nelle ali del mistero e il fascino della morte nel cuore della sua incorruttibilità.




Fonte: Archive

lunedì 14 luglio 2014

"Gli alieni già vivono in mezzo a noi”: dichiarazione shock dell’ex ministro degli esteri cinese

Gli alieni già vivono in mezzo a noi”: dichiarazione shock dell’ex ministro degli esteri cinese. Alla scoperta dei cinesi e degli extraterrestri.
In questo periodo storico, la Cina sembra essere sulla cresta dell’onda per quanto riguarda la corsa allo spazio e la questione della vita extraterrestre. Nel 2013, seconda metà dell’anno, è prevista la missione che prevede l’installazione di un satellite orbitale attorno alla Luna, per studiarne in dettaglio la superficie, passaggio obbligato per costruire la mappa della regione in cui scenderà il primo astronauta cinese. [Un piccolo passo per un cinese, un grande balzo in avanti per tutta la Cina].


La Cina, che ha inviato il suo primo uomo nello spazio nel 2003 e compiuto la prima passeggiata spaziale nel 2008, vede il proprio programma spaziale come simbolo della sua crescente statura internazionale e una vera e propria affermazione del Partito che guida il Paese e che lo spinge con forza ad andare oltre. Anche i cinesi, infatti, vogliono andare su Marte per il 2030.


A tutto questo, bisogna aggiungere che la ricerca di vita extraterrestre e lo studio del fenomeno UFO sono materie molto apprezzate dalla comunità scientifica cinese, e debitamente riconosciute, tanto da essere oggetto sereno di dibattito pubblico e di nessun giudizio a priori. Secondo quanto riportato da un articolo pubblicato su Izvestia, la Cina, negli ultimi anni, ha registrato un altissimo numero di casi UFO, oggetto di studio da parte dei ricercatori.








Tra loro, c’è chi tenta di stabilire una sorta di contatto con gli extraterrestri. Le attività di queste organizzazioni sono protette e patrocinate dalla Società Nazionale degli Studi Extraterrestri, fondata 25 anni fa e finanziata dal governo. Nella società sono ammessi solo scienziati e ingegneri. Inoltre, un requisito importante per farne parte è l’aver pubblicato, durante il dottorato di ricerca, almeno un articolo sul fenomeno UFO o la vita extraterrestre.


Secondo le informazioni riportate dal Canadian Nationale Newspaper, circa un terzo di tutti i membri della società sono anche membri del governo cinese. A differenza di quanto sembra avvenire in occidente, lo studio degli extraterrestri non è sistematicamente emarginato, troppo spesso vittima dei dogmi che la comunità scientifica impone a se stessa e alla ricerca in generale, anzi, sembra incoraggiata anche attraverso il lavoro di numerosi gruppi di “esopolitica” che si interessato dell’argomento.


Gli extraterrestri vivono tra gli umani?
Per quanto possa sembrare bizzarra e strana questa affermazioni alle nostre orecchie occidentali, in Cina, da diversi anni, gli scienziati affermano che gli alieni vivono tra gli umani. Uno di questi, Sun Shili, un funzionario in pensione del Ministero degli Esteri e ora presidente della Beijing UFO Research Society, ha dichiarato candidamente che gli “waixingren” (“extraterrestri” in lingua cinese) vivono in mezzo a noi. [Dichiarazione shock di Medvedev: gli alieni sono in mezzo a noi].


Nell’intervista rilasciata al notiziario russo, Sun racconta del suo primo incontro ravvicinato avventuo nel 1971, quando, durante la “rivoluzione culturale” (1966-76) fu mandato in una remota campagna per eseguire il duro lavoro della semina del riso. Un giorno, mentre lavorava nel campo, la sua attenzione fu catturata da un oggetto luminoso nel cielo che saliva e scendeva ripetutamente.


In un primo momento, Sun penso che il fenomeno fosse una sorta di dispositivo di monitoraggio concepito dai militari durante la Guerra Fredda – una deduzione ragionevole visto considerando il periodo in cui è avvenuto il fatto -. Solo molti anni più tardi, dopo aver letto tutto il materiale sugli avvistamenti UFO, capì di aver avuto un incontro ravvicinato.


Ma Sun non è l’unico nel paese a prendere gli avvistamenti sul serio. Secondo Shen Shituan, uno scienziato molto stimato, presidente della Beijing Aerospace University e presidente onorario della UFO Research Association, un’altra associazione sostenuta dal governo, vale la pena indagare su ogni caso di incontro ravvicinato.


“Alcuni di questi avvistamenti sono reali, altri sono falsi, altri ancora non sono molto chiari”, spiega Shituan. “In ogni caso, tutti questi casi vanno sempre studiati”. I cinesi sperano che la ricerca sulla vita aliena possa fornire nuove risorse tecnologiche per lo sviluppo di velivoli ad alta velocità, fonti energetiche illimitate non inquinanti e modi per accelerare la crescita dei prodotti agricoli (tutte tecnologie che risolverebbero il grave sovrappopolamento della Cina). [Ma la NASA collabora con aziende in possesso di tecnologia aliena?].


Rapimenti alieni cinesi
Anche la Cina, tra i suoi files UFO, conta alcuni casi di rapimento alieno. La storia più famosa è quella di Zhao Meng Guo, un giovane agricoltore di Wuchang, una cittadina nella provincia di Heilongjiang. Nel giugno del 1994, Zhao Guo, e altri lavoratori agricoli, mentre era impegnato con il suo lavoro, vide qualcosa di insolito nei pressi del vicino Monte Phoenix.

Meng Zhao Guo, il contadino testimone di un Incontro ravvicinato
Avvicinatosi per vedere meglio il fenomeno, il giovane agricoltore fu avvolto da un fascio di luce che lo trasportò all’interno di quello che sembrava essere un velivolo alieno. Come egli stesso racconta, fu costretto ad accoppiarsi con un essere femminile di corporatura molto robusta. “Era alta più di tre metri e aveva sei dita, ma per il resto sembrava del tutto simile ad un essere umano”, racconta Zhao Guo”. “Ho raccontato tutto a mia moglie su questa faccenda. Non si è arrabbiata molto!”.
Qualche anno dopo, nel 2003, Zhao Guo fu trasportato a Pechino per essere sottoposto ad una serie di esami psicologici e per essere sottoposto alla macchina della verità. A quanto pare, il racconto di Zhao Guo corrisponderebbe a verità. Inoltre, secondo le analisi dei medici, il giovane presentava alcune cicatrici che non potevano essere state causate da lesioni comuni i da interventi chirugici. Il povero Meng Zhao Guo, essendo un umile contadino con un grado di scolarizzazione fermo alla 5° elementare, confessò anche di non aver mai sentito parlare di UFO, nè di ufologi, prima della sua “strana” esperienza.




Il Caso di Cao Gong
Nel dicembre del 1999, Cao Gong, un uomo di mezza età residente a Pechino, dichiarò di essere stato rapito dagli alieni e di essere stato condotto fino a Qinhuangdao a bordo di un disco volante. “Sembravano esseri umani, ma avevano mani grandi e un viso molto pallido”, raccontò lo stesso Cao. “A bordo dell’astronave c’era anche una ragazza cinese che sembrava avere circa 13 anni”.
Le autorità cinesi cominciarono l’indagine sui racconti di Cao nell’aprile del 2000. Come prima cosa, Cao fu sottoposto ad una seduta di ipnosi regressiva, per aiutarlo a ricordare l’accaduto nei particolari. Poi fu portato nell’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Pechino e fu sottoposto alla macchina della verità. “In entrambi i casi, Falun Cao non ha mentito”, dichiarò Zhang Jingping, lo psicologo incaricato di condurre la ricerca sul caso. In ultimo, nel luglio del 2000, Cao fu portato nell’Ufficio di Pubblica Sicurezza di Tangshan dove, con l’aiuto di poliziotti esperti in identikit, fu realizzata un’immagine digitale del viso della ragazza, sulla base della descrizione di Cao. Nel novembre del 2002, il dott. Zhang, con un gruppo di studenti dell’Università di Pechino, intraprese un viaggio a Qinhuangdao, alla ricerca della misteriosa ragazza.
“Le speranza di trovare la ragazza solo con un’immagine digitale erano veramente minime”, ricorda Zhang. Una volta arrivati nella cittadina, il gruppo cominciò la sua ricerca alla cieca tra i 400 mila abitanti di tutta la contea. “Sorprendetemene, il secondo giorno di ricerca trovammo un indizio utile. Un vecchio riconobbe l’immagine della ragazza”, continua Zhang.
“Poco dopo trovammo la ragazza e la portammo a Pechino per farla incontrare con Gong Cao, il quale la riconobbe come la ragazza che aveva visto nell’UFO”. Zhang Jingping ha speso tre anni per indagare su questo caso, uno dei più affascinanti con cui ha avuto a che fare, come lo stesso psicologo ebbe a dire.




Le associazioni ufologiche cinesi
In Cina, gli aderenti alle associazioni ufologiche sono ufficialmente circa 50 mila persone, ma le stime sul numero effettivo di persone interessate al tema è probabilmente nell’ordine di decine di milioni di individui. La rivista bimestrale più famosa sugli UFO vanta 400 mila copie vendute e le segnalazioni UFO vengono normalmente trasmesse dai notiziari nazionali e regionali, a differenza di quanto avviene in occidente.
Dalle nostre parti, i discorsi sugli UFO e la vita extraterrestre sono ancora argomenti tabù, da relegare nelle menti di chi vuole credere a tutto. La scienza dogmatica occidentale, che porta sul suo groppone secoli di razionalismo empirico che mal si adattano alla speculazione e alla novità, non riesce a collocare il fenomeno UFO, ormai acclarato e continuamente segnalato, nell’alveo delle discipline che meritano un’attenzione di tipo scientifico. Il paradigma cinese, invece, sembra di tutt’altro tono, forse anche per la relativa giovinezza culturale di tipo occidentale che il popolo cinese si trova a vivere in questo periodo storico.
“Al fine di comprendere i fenomeni UFO, abbiamo bisogno di avere una visione ampia di diverse discipline”, spiega Albert So, professore all’Università di Honk Kong, “come la matematica, la fisica, la storia, la filosofia e un’apertura mentale verso i fenomeno paranormali, cioè quei fenomeni che la scienza non è ancora in grado di spiegare”. In effetti, se i fenomeni inspiegabili non diventano oggetto di studio, come si può sperare di poterli mai comprendere?

A cura di Aldo Landolfi




Fonte: ilnavigatorecurioso

giovedì 26 giugno 2014

Il nuovo messaggio della Nasa per gli alieni

Nel 2015 partirà dalla Terra un messaggio digitale verso la navicella New Horizons. Sarà destinato a eventuali forme di vita extraterrestri



Se aveste la possibilità di decidere qualcosa da far vedere a un'extraterrestre, cosa scegliereste? Indubbiamente non sarebbe facile: se la cosa vi intriga, vi conviene iniziare a pensarci. LaNasa, infatti, lancerà a breve una campagna di crowdsourcing per decidere il contenuto del messaggio da affidare alla sonda New Horizons, sviluppata dall’agenzia spaziale americana per l’esplorazione di Plutone e del suo satellite Caronte. New Horizons è decollata a gennaio 2006 dalla base di Cape Canaveral e, se tutto va bene, raggiungerà Plutone a luglio dell’anno prossimo. Dopo aver compiuto le sue osservazioni, invierà alla Terra tutti i dati raccolti e quindi proseguirà indefinitamente il suo viaggio all’esterno del Sistema Solare: è per questo che Jon Lomberg, che aveva già lavorato al Golden Record (il disco per gli extraterrestri a bordo delle Voyager 1 e 2, risalente al 1977), ha pensato di elaborare un nuovo messaggio per lo Spazio profondo. Stavolta, però, spiega lo scienziato, si tratterà di una registrazione completamente digitale, che verrà inviata in streaming alla memoria dei computer di New Horizons. Il progetto, che sarà lanciato ufficialmente il prossimo 25 agosto, si chiamerà One Earth Message.


“Daremo la possibilità a chiunque di partecipare”, racconta ancora Lomberg, “e inviare una propria foto nello Spazio. Saranno gli stessi utenti a votare i contenuti migliori”. L’équipe di Lomberg si limiterà a un controllo editoriale per evitare che nessuna“immagine inappropriata” passi il vaglio, ma l’ultima parola spetterà comunque alla Nasa. Anche se la sonda non dovesse maiincrociare un extraterrestre, comunque, lo scienziati sottolinea l’alto valore sociale dell’iniziativa: “Finora le persone sono state ispirate dalla registrazione a bordo di Voyager, il ritratto della Terra del 1977. Il mondo, oggi, è molto diverso, e il nuovo messaggio rifletterà speranze e sogni della seconda decade del ventunesimo secolo. Speriamo che sarà un esempio di creatività globale e di cooperazione, qualcosa che il mondo possa condividere come una grande impresa”





Fonte: wired

venerdì 13 giugno 2014

L’enigma Michael Wolf e i “Guardiani del cielo” Parte Prima

Foto scattata il 1 Giugno 2014 a Roma
Un avvistamento nei cieli di Roma, proprio durante un incontro tra appassionati diUfologia. È accaduto il 1° giugno, mentre si parlava di alieni e di segreti extraterrestri, al convegno organizzato alla Garbatella dal Gruppo Skywatcher Romano. All’ improvviso, sopra le loro teste, sono apparsi dei puntini bianchi che hanno scatenato l’entusiasmo dei presenti.
Tra i relatori, c’era anche Maurizio Baiata. ”Sette-otto sfere luminose viste da almeno 30-40 persone… Non a caso, ero impegnato su Wolf in quel momento”, mi scritto subito dopo. Wolf è Michael Wolf, uno dei personaggi più discussi della ricerca alternativa in seguito alla pubblicazione, avvenuta nel 1996, del suo libro “The Catchers of Heaven- A trilogy”.La prima versione apparsa nel nostro Paese- ora
Maurizio Baiata
praticamente introvabile- aveva reso il titolo in lingua inglese con l’italiano “Afferrando il cielo”. Espressione che non aveva soddisfatto Wolf. A distanza di molti anni, Baiata ha così ripreso in mano l’opera, ne ha rivisto completamente la traduzione, la ha arricchita di note e spiegazioni. Ora “I guardiani del cielo- una trilogia” risulta sicuramente più fedele all’ originale. Ma non di meno resta un testo complesso, a tratti impenetrabile, come sospeso in unadimensione quasi onirica nella quale non è semplice distinguere l’ immaginazione dai dati reali.
Eppure, secondo l’autore, in quelle pagine era nascosta, in forma romanzata, la verità,tutta la verità, sui rapporti super segreti intercorsi per decenni tra le autorità americane ed esseri di altri mondi, all’interno dei laboratori- ufficialmente mai esistiti- gestiti dall’esercito e dall’Intelligence di Washington.
Wolf vantava diplomi, lauree, specializzazioni, compiti di primo piano in questo mondo parallelo di cui noi comuni mortali siamo all’oscuro. Credenziali che però non ha mai potuto dimostrare: di lui praticamente non c’è alcuna traccia nelle università e negli enti che diceva di aver frequentato. Tanto che molti ufologi sono convinti che le sue rivelazioni siano solo invenzioni di una mente forse geniale, ma malata.

Michael Wolf 
Lo pensa, ad esempio, il fisico Stanton Friedman che proprio a Baiata ha detto di dubitare che quell’altisonante curriculum fosse reale. Tanto più che in America chiunque con pochi dollari si può far fabbricare falsi diplomi da appendere in bella vista. Per lui, Wolf- al secolo, Michael Kruvant- era l’autore ( “patetico ed allucinato”) di un romanzo pieno di frottole.
Ben diversa l’opinione che negli anni il ricercatore italiano si è fatto. L’assenza di documenti su Wolf che attestino la sua laurea al MIT di Boston o il suo lavoro per la Cia e la NSA (la National Security Agency) sarebbe più che giustificata: ogni traccia viene cancellata, per prassi, quando si tratta di individui coinvolti in programmi ad accesso limitato. Inclusi il mitico Majestic-12 e l’Alphacom Team.
Di recente ho incontrato Maurizio Baiata e ho voluto sapere da lui qualcosa di più su questa figura tanto controversa, con la quale per anni ha intrattenuto un rapporto amichevole fatto di telefonate e lunghe chiacchierate, fino al termine della sua esistenza, conclusasi nel 2000, a quanto pare per un tumore al pancreas. Dunque, chi era davvero Michael Wolf?
“Eh, una domanda da 100 milioni di dollari… Non lo sappiamo. Non sappiamo quando è nato, sappiamo solo che è morto all’età di 58 anni perchè lui ce lo ha raccontato. Era una spia psichica, lavorava per la National Security Agency e il suo compito precipuo era quello di interagire con varie razze aliene. Il suo quoziente intellettivo era elevatissimo e quando si ha a che fare con persone di questo genere i Servizi Segreti americani le prendono e le addestrano fin da piccole al fine di avere la possibilità di parlare con altri Esseri.”

Extraterrestri. Soggetti con i quali Wolf avrebbe condiviso non solo intere giornate di lavoro, ma anche l’amicizia. Come ad esempio Kolta- arrivato da Zeta Reticuli- e Sa Ra- sceso direttamente da Altair. “Sì, lui ha avuto a che fare con due razze: i Grigi e i Nordici. Il titolo del libro, i Guardiani del cielo, nasce dall’idea che loro ci osservano damillenni ed interagiscono con noi. I primi contatti con Michael avvennero da bambino, ma lui si rese conto di avere qualcosa di speciale quando era pilota da caccia, in Vietnam: in volo vedeva questi velivoli alieni che si accostavano e lui con i flap li salutava perchè dall’altra parte facevano altrettanto e lo scortavano.
Quindi sono qui con noi, ma a suo avviso sono anche coloro i quali dovranno portare un contributo fattivo alla soluzione di grossi problemi di questo pianeta per ilbenessere soprattutto dei più piccoli, dei bambini . Ma aveva a che fare anche con i Nordici: nella quarta di copertina c’è l’immagine, anzi la foto, di quello che lui definisce il suo fratello cosmico. Il nome è Sa Ra, principe Altairano. Io sono andato a fare la ricerca, in effetti la stella Altair esiste e quindi quando Michael ha scritto queste cose nel suo libro nel ‘92 quanto meno era informato… Tutti i debunker che cercano di smontarlo sappiano che hanno a che fare con qualcuno che dal punto di vista scientifico è formidabile. Il libro è anche un libro di scienza, di approfondimento di fisica quantistica.”
Fossero solo i debunker… A confutare le sue affermazioni sono stati in tanti e non soltanto gli scettici. Ma secondo Maurizio Baiata in quel libro- che nella prefazione viene definito un’opera di pura fantasia senza alcun riferimento a fatti o persone reali- il sedicente scienziato avrebbe raccontato una verità scomodissima in una forma volutamente contorta e sibillina, in virtù degli ordini imposti dai suoi superiori della NSA. Solo così era stato autorizzato a “generare un flusso controllato di informazioni segrete”. Ma praticamente nessuno gli ha creduto. E per molti ufologi era e rimane un millantatore.


“Perchè non l’hanno incontrato personalmente”, ribatte Baiata. “Di solito la testimonianza di un rivelatore non è in sé la più attendibile, la devi per forzacircostanziare. Quindi io cosa ho fatto? Dirigendo una rivista ufologica alla fine degli anni ’90, mandai due miei collaboratori, Paola Harris e Adriano Forgione, giornalisti che sono diventati molto famosi, per spendere due giorni con Michael. Ma poi c’è anche un’altra cosa: Michael ci ha dato anche delle prove fisiche. Un piccolo frammento di quella che lui definì un’astronave extraterrestre, derivato da un crash.”

Il frammento mostrato da Baiata durante un Convegno Ufologico a Segrate.


FINE PRIMA PARTE



Fonte: extremamente

martedì 3 giugno 2014

Il primo messaggio alieno della federazione galattica di Ashtar Sheran

Durante un telegiornale della tv britannica England Southern television nel 1977, improvvisamente si interruppero le trasmissioni, si accavallarono ad esse delle onde di disturbo, ed infine, si cominciò a udire una voce metallica e sconosciuta che si è sovrapposta alla diretta.
Questa voce, secondo alcuni analisti e traducendo il messaggio che viene annunciato, apparterrebbe a un ipotetico comandante extraterrestre che si fa chiamare Vrillon. Questo messaggio dovrebbe, quindi in teoria essere rivolto all’intera umanità; ovviamente non esistono prove di alcun tipo, che questo messaggio, sia realmente di provenienza aliena, l’unica cosa certa su di esso è che l’interferenza è di origine ignota. Forse per la prima volta nella storia del contattismo, viene menzionato il nome Ashtar, oggi meglio conosciuto come Ashtar Sheran. Ma vediamolo insieme di cosa stiamo parlando.

“Questa è la voce di Vrillon, un rappresentante del Comando Galattico Ashtar e sta parlando a Voi. Per molti anni ci avete visto come luci nel cielo. Parliamo ora a Voi in pace e saggezza, come abbiamo fatto con i vostri fratelli e sorelle di questo pianeta Terra. Veniamo per avvertirvi sul destino della vostra razza e del vostro mondo in modo da riuscire a comunicare con i vostri simili la strada da prendere per evitare il disastro che minaccia il vostro mondo e gli esseri sul nostro mondo intorno voi. La nuova era può essere un tempo di grande pace ed evoluzione per la vostra razza, ma solo se i vostri governanti si rendono consapevoli che le forze del male possono oscurare i loro giudizi.Restate qui ancora ed ascoltate, dato che questa occasione potrebbe non tornare più.


Tutte le vostre armi di malvagità devono essere rimosse. Il momento dei conflitti ora passato, e la razza della quale fate parte può procedere alle più alte fasi della sua evoluzione se mostrerete di esserne degni. Avete tempo ma breve per imparare a vivere insieme nella pace e nella benevolenza. Piccoli gruppi dappertutto sul pianeta stanno imparando ed esistono per passare alla luce dell’alba della nuova era di tutti Voi. Siete liberi di accettare o rifiutare i loro insegnamenti, ma soltanto coloro che impareranno a vivere nella pace passeranno ai più alti regni di sviluppo spirituale.

Ascoltate ora la voce di Vrillon, rappresentante del Comando Galattico di Ashtar che vi parla. Siete consapevoli che ci saranno molti falsi profeti e guide che operano nel vostro mondo. Succheranno la vostra energia -le energie che voi chiamate denaro- usandola per fini diabolici, dando in cambio avanzi senza valore. Il vostro divino se superiore vi proteggerà. Dovete imparare ad essere sensibili alla voce della verità dentro di voi, che può dirti cos’è la verità e cosa è la confusione, il caos e la menzogna. Imparate ad ascoltare la voce della verità al vostro interno, Vi guiderà sul sentiero dell’evoluzione. Questo nostro messaggio per i nostri cari amici che abbiamo guardato crescere per molti anni, così come Voi avete guardato la nostra luce nei cieli.

Ora Voi sapete che noi siamo qui, è che ci sono miriadi di esseri intorno è sulla Terra, più di quanti i vostri scienziati ammettano. Noi siamo profondamente interessati a Voi e il Vostro sentiero attraverso la luce, faremo di tutto per aiutarvi. Non abbiate paura, cercate solo di conoscervi in armonia al passo con il Vostro pianeta. Noi del Comando Galattico di Ashtar Vi ringraziamo per la vostra attenzione. Stiamo ora lasciando i vostri piani di esistenza. Possiate essere benedetti dall’amore e della verità suprema dell’universo.”


Questo messaggio contattistico, ovvero un messaggio di pace che in genere viene rilasciato a coloro che sono contattati (vedi per esempio il più famoso George Adamsky), che divenne famoso in seguito al contatto con entità nordiche provenienti da Venere. In questo caso se mai il dialogo fosse realmente di provenienza extraterrestre, dobbiamo porre la nostra principale attenzione su un punto preciso dell’annuncio dove dice più o meno “nostro mondo vicino a voi”.


Queste ultime parole indicano, che essi sono molto vicini, tanto da essere influenzati, dalle nostre azioni; ciò, in termini di analisi, si potrebbe tradurre in una presenza degli alieni del Comando in una dimensione a noi parallela (piano esistenziale differente). Il resto del discorso, fatta eccezione per i nomi è classificabile esattamente come tutti gli altri messaggi dei contattisti come messaggi di pace inneggianti ad una vita più consona al nostro pianeta, rispettandolo ecologicamente è tralasciando i beni materiali ed il potere politico a favore di una vita migliore e più naturale.

Anche se non è possibile stabilire con certezza la provenienza di questo messaggio o se preferiamo di questa interferenza, ed anche se tale messaggio non fosse di origine aliena o extra dimensionale, ma forse più semplicemente un messaggio umano lanciato attraverso un’emittente televisiva, saremmo comunque davanti ad un messaggio ecologico intelligente e condivisibile.







lunedì 2 giugno 2014

PIANO "B" PER IL CONTATTO - INTERVISTA AL FAMOSO PERUVIANO RICARDO GONZALEZ


Ricardo Gonzalez è nato a Lima, Perù, nel 1974 ed è uno dei contattisti, o come oggi vengono spesso definiti, experiencer, più famosi dell’America Latina. Ha scritto 12 libri e tiene conferenze in molti Paesi del mondo, raccontando le proprie esperienze con esseri extraterrestri di aspetto umano, ben disposti nei confronti della popolazione terrestre, che monitorano da molto tempo.



Lui li definisce degli antropologi cosmici che ci stanno aiutando a evolverci, tanto quanto noi aiutiamo loro nello stesso percorso di crescita. Della sua storia ce ne parla lui stesso in questa intervista, rilasciatami in Argentina, dove vive attualmente, il 15 gennaio 2014. L’intervista è stata realizzata grazie alla collaborazione e alla traduzione dallo spagnolo di Giorgio Piacenza, anche lui peruviano e membro dell’Exopolitics Institute diretto da Michael Salla.


Paola Harris: Quando è iniziato il contatto mentale? Hai visto qualcosa?


Ricardo Gonzalez: «Il mio primo contatto mentale fu all’età di 18 o 19 anni. Prima d’allora avevo fatto dei sogni e visto delle luci nel cielo. Non facevo parte di nessun gruppo di contatto, e studiavo statistica per fare carriera nel marketing».


P.H.: La sera prima di intervistare Luis Fernando (un contattista sudamericano. L’intervista verrà pubblicata suXTimes. NdR) ci fu molto rumore nella mia stanza. L’altra sera il telefono ha squillato, ma non era una chiamata… l’ho sentito squillare nella mia camera e si è verificata dell’attività paranormale prima dell’intervista.


Giorgio Piacenza: «Questo è successo quando hai intervistato Fernando?».


P.H.: Prima di intervistare Fernando c’è stato rumore, ma la scorsa notte, prima dell’intervista a Ricardo, il mio telefono ha squillato alle 2 del mattino, ma non era un vero telefono. Come se “qualcosa” stesse cercando di mettersi in contatto con me.


R.G.: «Prima di continuare il mio racconto voglio dirti qualcosa. Credo che anche tu, Paola, faccia parte di un programma con cui questi esseri vogliono veicolare messaggi più positivi. Te ne renderai conto tu stessa, perché sei una persona estremamente acuta. Per tornare alle mie esperienze, ne ho avute sin da quando ero bambino, ma i messaggi mentali cominciarono non prima dei 18, 19 anni. Il messaggio diceva: “Non interrompere la ricerca. Siamo esseri extraterrestri che si sono messi in contatto con te e più avanti potrai vederci fisicamente”. Io avevo ricevuto un’educazione più razionale. Mio padre era un esperto di informatica e mia madre era funzionaria di banca, quindi all’epoca non presi molto seriamente la cosa. Tuttavia, avevo la sensazione che fosse vero. Poi un altro messaggio mi invitò a salire sul tetto di casa mia. Vi salii accompagnato dalla mia famiglia, e improvvisamente apparve nel cielo un oggetto rosso intenso. In un primo momento con me c’era solo mio fratello Pepe, poi salirono anche i miei genitori e mia sorella Mariella. Il giornale El Comercio, di orientamento conservatore, molto serio, riportò (fatto molto raro) che quella notte si era visto un UFO. Era l’ottobre del 1993, lo ricordo bene».



P.H.: Eri in Perù?

Giorgio Piacenza: «Sì, eravamo entrambi a Lima. È lì che Ricardo mi ha incontrato sei anni fa. Gli dissi che su alcune cose
si sbagliava».

P.H.: L’ho chiesto perché ora siamo in Argentina…


R.G.: «Ora vivo in Argentina perché la mia compagna è argentina, anche se ha un background italiano. Mi accompagna in tutto il mondo ed è con me da molti anni. Dopo l’avvistamento del 1993 cercai di riprodurre il contatto e scoprii l’esistenza di tecniche di meditazione che possono aiutare. Riuscii a ripetere la ricezione dei messaggi e vi furono altre apparizioni UFO. Altri amici del quartiere vennero con me e facemmo degli avvistamenti. È interessante notare che questi contatti hanno avuto luogo nella stessa zona in cui avevano luogo quelli di Rahma, nel deserto di Chilca (Perù). Il gruppo di Rahma è iniziato con i fratelli Carlos e Sixto Paz (vedi intervista a Sixto Paz Wells, XTimes 64. NdR). La missione Rahma, o il gruppo di contatto Rahma fu un’organizzazione dal 1974 al 1991, che poi si sciolse ufficialmente. Le persone continuarono a partecipare, ma non era più un’organizzazione ufficialmente registrata».


P.H.: Credo che l’abbia chiamato anche gruppo di iniziazione, o di iniziazione spirituale…


R.G.: «No, non era un gruppo iniziatico, ma di contatto con gli extraterrestri. Forse Luis Fernando ha un approccio più iniziatico. Anche se la Missione Rahma si sciolse come organizzazione ufficiale, la gente ha continuato a riunirsi e ad avere esperienze. Li incontrai allora. Non partecipai a Missione Rahma quando era un’organizzazione con Luis Fernando e Sixto, ma nella fase più indipendente. Tuttavia, sono collegato a quell’agenda di contatto perché riguarda gli stessi esseri».


P.H.: Chi sono questi esseri?


R.G.: «Dopo il terzo contatto mentale e gli avvistamenti programmati, seguì il contatto fisico. Le prime esperienze, che erano necessarie per conoscere questi esseri, ebbero luogo attraverso attraverso porte dimensionali. Il termine “Xendra”, diventato famoso con i fratelli Paz, si riferisce ai portali temporali. Il mio unico timore è che gli Xendra siano più simili a ologrammi virtuali, non completamente fisici. Ne ho fatto esperienza molte volte e non credo che siano completamente fisici, ma ho sentito altri experiencer dire di aver viaggiato in luoghi diversi; a mio avviso questo è accaduto perché non hanno nessun punto di riferimento per fare il confronto. Ma quando ho sperimentato contatti fisici con gli esseri che erano atterrati, e sono stato persino in grado di toccarli, o quando sono stato fisicamente dentro la loro astronave, ho capito che si trattava di un’esperienza diversa dallo Xendra. Durante il mio ottavo contatto (non con un portale Xendra quindi), ho visto che questi esseri erano molto, molto alti. Erano apparentemente umani, sì… ma altissimi, probabilmente circa 7, 8 piedi. Il principale extraterrestre che mi ha contattato si è identificato come “Antarel”».







P.H.: Aveva una tuta spaziale intera? E i capelli erano biondi o scuri?


R.G.: «Aveva una tuta metallica aderente, intera. Non aveva pieghe. Solo il viso e le mani erano scoperti o visibili. I capelli erano di un biondo così chiaro da sembrare bianco platino. E molto sottili, come capelli d’angelo».


P.H.: Di che colore erano gli occhi?


R.G.: «Marrone chiaro, color miele. Pelle bianca di aspetto nordico e una figura sottile e atletica nel complesso. Il mento
era leggermente a punta».


P.H.: Hai foto di questi esseri?


R.G.: «Avrei voluto fotografare gli equipaggi dei velivoli, ma non hanno acconsentito. Mi hanno solo permesso di fotografare il loro velivolo mentre si avvicinava. Ho chiesto loro perché non mi fosse permesso, e loro mi hanno risposto con tre punti: in primo luogo, non è consentito in base al loro protocollo, che sarebbe compromesso se gli umani… La seconda ragione è che alcuni di loro possono sembrare ancora più umani di come sembrano normalmente, e non vogliono essere riconosciuti tra gli esseri umani della Terra, soprattutto intorno alle basi militari e altre attività del genere. Non perché stiano collaborando con governi e militari, ma perché stanno monitorando le cose, dal momento che stiamo per danneggiare noi stessi. Il terzo motivo è che se mi dessero il permesso di fotografarli, o mi dessero delle loro fotografie, io sarei in pericolo».


P.H.: Sì, lo capisco.


R.G.: «Come ho detto prima, in questi anni li ho visti fisicamente otto volte e in due occasioni, di comune accordo, sono andato all’interno delle loro navi. L’ ultima volta è stata sul Monte Shasta nel 2012, e il “padrone di casa” era Antarel, l’essere che generalmente è in contatto con me».


P.H.: Parlami del messaggio…


R.G.: «L’ho studiato per anni, confrontandolo con quello di altri esseri che lo hanno trasmesso tramite altri testimoni. Nel mio caso, sono in contatto con un gruppo di extraterrestri che non vengono con finalità negative. Sono una specie di sociologi e antropologi cosmici. Per questo hanno scelto di contattare la popolazione dell’America Latina… Se avessero contattato persone in Europa o Stati Uniti, forse avrebbero una prospettiva del contatto diverso, meno aperta perché si tratta di una cultura diversa». bero una prospettiva del contatto diverso, meno aperta perché si tratta di una cultura diversa».


P.H.: In America Latina è possibile una sorta di “connessione del cuore”?


R.G.: «Sì, è molto importante avere una connessione del cuore anche per questi esseri, perché ne hanno bisogno. Non sono interessati solo a un contatto mentale o tecnologico, ma anche emotivo. Questo tipo di contatto emotivo è ciò che maggiormente permette loro di crescere. Noi in questo modo li aiutiamo a crescere e, viceversa, loro aiutano noi a evolverci. La cosa complessa del contattismo è che nell’universo c’è di tutto, e hanno agende diverse. Credo che siamo tutti fondamentalmente d’accordo che il nostro mondo si trovi in una situazione di quarantena e sotto osservazione. Ma ovviamente sappiamo che ci sono interessi che stanno cercando di confondere la gente e promuovere un aspetto pauroso del contatto. Per questo, a mio modesto parere, il fenomeno dei rapimenti, i Grigi e l’intervento militare sono stati esagerati. È diventato un commercio…»


P.H.: È più di un business. In un certo senso è quello che Steven Greer ha definito “Ufologia al dettaglio”.
Ma da dove provengono questi esseri?



R.G.: «Molte persone dicono che provengano da Andromeda, ma Andromeda è una galassia e anche una costellazione, molto grande. O che vengono da Orione o dalle Pleiadi. E anche le Pleiadi e Orione sono delle costellazioni. Potrebbero provenire da un universo fisico, ma nella stessa frequenza del nostro, oppure oppure vengono da altre dimensioni? Nel mio caso, mi hanno detto che il luogo chiave da cui questi esseri mi stanno contattando è Mintaka… una stella della costellazione di Orione».


P.H.: Quindi pensi che vengano da un universo parallelo di cui raggiungi la frequenza? Per questo riesci a comunicare con loro?


R.G.: «Sono convinto che si tratti di un universo parallelo, che è anche un universo fisico. Questi esseri mi hanno spiegato di avere una base operativa su Alpha Centauri, tra gli altri posti».



P.H.: Ti hanno spiegato perché ti hanno scelto?


R.G.: «Questa è una buona domanda. Non mi considero una persona speciale e francamente non capisco perché mi abbiano scelto. Ci sono molte cose di questa situazione che non capisco. Forse hanno pensato che attraverso la mia testimonianza potessero raggiungere una maggior numero di persone. Da quando sono stato licenziato dal mio posto di lavoro, a causa di un’apparizione televisiva, ho viaggiato per il mondo per condividere la mia esperienza. Avevo ricevuto alcune comunicazioni mentali che mi avvisavano che ci sarebbe stata un’ondata UFO in Perù nel primo mese del 1999. L’ondata UFO si verificò e venni intervistato in diversi show televisivi. Questo obbligò l’Aeronautica peruviana ad aprire un Ufficio di ricerca sugli UFO per la prima volta. Fu proprio per via di una di queste interviste televisive che venni licenziato, perché l’avevano vista tutti!».


P.H.: Che lavoro facevi all’epoca?


R.G.: «Vendevo farmaci da prescrizione per un laboratorio internazionale».


P.H.: Eri un rappresentante farmaceutico.


R.G.: «Da allora ho viaggiato in tutto il mondo, condividendo le mie testimonianze con fisici nucleari e piloti provenienti da diversi Paesi, ecc. Mi sono persino sottoposto a test psichiatrici e grazie a Dio è andata bene».


P.H.: Oltre che sul Monte Shasta, in quali altri posti degli Stati Uniti sei stato?


R.G.: «In molti posti, ma, ovviamente, a causa delle esperienze che ho avuto il Monte Shasta è il mio preferito».


P.H.: Ma non ha mai parlato in conferenza. Non sei mai stato invitato?


R.G.: «Ho ricevuto molte e-mail che mi invitavano a delle conferenze, ma all’ultimo momento venivo tolto dall’elenco dei relatori, compreso l’UFO Congress in Nevada. Le mie esperienze mi hanno permesso di visitare 40 Paesi diversi, anche alcuni in cui non si parla spagnolo. Sono stato in diversi programmi televisivi, seguiti da milioni di persone, come Discovery Channel, ma purtroppo non sempre sono stati precisi, e non sempre è stato riportato fedelmente quello che ho detto. Ho la sensazione che i messaggi di questi esseri siano stati bloccati negli Stati Uniti».


P.H.: La gente non capisce che esistono alieni di tipo umano. Pensano che stai canalizzando, che siano tutte
sciocchezze. Negli Stati Uniti si crede che questo tipo di contatto non sia valido. Lo vedono come una specie di strana canalizzazione o roba del genere. Non c’è una cultura di alieni di aspetto umano.





R.G.: «Rispetto tutti i contatti che possono aver avuto luogo, ma dopo aver partecipato ad alcune conferenze nel mondo, suggerirei prudenza. Prudenza con la canalizzazione, che in molti casi è diventata più simile a una fede. Tu, Paola, vuoi fare ricerca, e lo capisco. Hai incontrato Allen Hynek e sai com’è cominciato tutto. Il primo contatto è avvenuto con alieni di tipo umano, e i messaggi erano positivi. Ha avuto luogo negli anni ‘40 e ‘50. Ma dal momento che le potenze mondiali e la US Air Force hanno cominciato a fare ricerca a riguardo, la situazione è cambiata e si è distorta. E tutto questo indipendentemente dal caso Roswell, la testimonianza di Philip Corso e altri casi. Nell’universo c’è di tutto ovviamente, ma i Paesi chiave come gli Stati Uniti sono stati bloccati in modo che non si sapesse la verità su queste cose. Chi di noi è stato contattato da questi esseri di aspetto umano non poteva raggiungere la cultura americana, ma gli ET avevano un altro piano, un piano “B”. Poi ho cominciato a ricevere messaggi diversi, in cui mi è stato comunicato che il Dr. Michael Salla e Paola Harris erano parte di questo piano per cercare di aumentare la consapevolezza di quello che sta succedendo in questa cultura. Per questo ho acquistato il libro del Dr. Salla e anche i tuoi libri, Paola, per cercare di capire come pensasse la gente e cosa stesse accadendo».



P.H.: E qual è il messaggio di questi esseri agli abitanti della Terra?


R.G.: «Che il mondo non sta andando in rovina e non sta per essere distrutto, ma piuttosto si sta riconfigurando. Io sono stato la prima voce critica sulla questione 2012, non solo sul fatto che non ci sarebbe stata una catastrofe, ma anche che non ci stavamo per trasferire nella quarta dimensione e tutti i nostri problemi sarebbero finiti. Gli Esseri ci hanno detto che il 2012 è stato l’inizio di un ciclo biologico di collegamento graduale con un’altra realtà che include la comunità cosmica. Questo lasso di tempo durerà per circa 400 anni e coincide con il Quattordicecimo Ciclo dei Maya. Ma i primi 13 anni, fino al 2025, saranno gli anni cruciali perché venga stabilito il contatto. Durante questo periodo, o transito, potremmo dover affrontare situazioni estremamente difficili nel mondo. Ora sto scrivendo il mio tredicesimo libro su questa situazione in evoluzione, e che coinvolge anche il Vaticano. Sarà basato sui messaggi provenienti dai contatti extraterrestri, che contengono elementi verificabili. C’è un futuro di speranza, ma alcune vecchie strutture devono trasformarsi. Vorrei dire alla gente di non avere paura, perché la paura è l’antitesi dell’amore; ci paralizza e ci impedisce di prendere le decisioni giuste. Dobbiamo aprire la coscienza per reagire, e per creare un futuro migliore. Gli extraterrestri possono aiutarci, ma non potranno mai risolvere i nostri problemi. Il vero contatto è con noi stessi».


P.H.: Il livello di evoluzione dipende dalla reincarnazione?


R.G.: «Ti risponderò con le parole che ci hanno comunicato questi esseri tempo fa: nel mondo c’è più bene che male, ma il male è meglio pubblicizzato».


P.H.: Questa intervista andrà sul mensile italiano XTimes. C’è poco spazio per queste cose negli USA.


R.G.: «Lo so. Mi dispiace sentirlo, ma avete il nostro e il “loro” sostegno».


A cura di Paola Harris

X-Times (Aprile 2014) – Per X-Publishing - Tutti i diritti riservati




Fonte: NoiegliExtraterrestri

mercoledì 28 maggio 2014

IL MISTERO DI VALENSOLE - UFO E OCCUPANTI A TERRA IN UN CAMPO DI LAVANDA

Maurice Masse nel luogo del contatto.

"Un disco volante è atterrato nelle Basse Alpi?". Sabato, 3 luglio 1965, questo era il titolo in prima 
pagina de Le Provençal. L'articolo di Victor Nathan, inviato speciale a Digne, ha affermato che "La polizia ha trovato strane tracce, nel posto dove un abitante di Valensole dice di averlo visto assieme a due suoi passeggeri!". Cosa è accaduto esattamente in questa piccola città dell’Alta Provenza? 







Ricostruzione del contatto.
Era Giovedi, 1 luglio 1965. Maurice Masse, 41 anni, ha lasciato la sua casa verso le cinque per recarsi nel suo campo di lavanda, a due chilometri dal villaggio. Il contadino voleva godere del fresco mattino per zappare le sue piante. Prima di avviare il trattore, verso le sei, si accese una sigaretta. Improvvisamente, un fischio risuonò abbastanza forte. Fu perplesso, anche se credeva si trattasse probabilmente della manovra di un elicottero, come spesso se ne vedono nella regione. Costeggiando il mucchio di pietre che nascondeva la vista, a circa 90 metri, Maurice Masse poi notò uno strano veicolo che non assomigliava per nulla a un elicottero. La sua forma ricorda vagamente quella di un auto Dauphine. Sormontata da una piccola cupola trasparente, posata su sei bracci articolati e un perno centrale. Sembrava un ragno mostruoso... Il contadino si avvicinò con attenzione ad una distanza di dieci metri e si rese conto, stupito, che due piccoli esseri si alzarono davanti a lui! Allertato dalla sua presenza, uno di loro puntò nella sua direzione un tubo tratto da un sacchetto appeso al suo fianco. Maurice Masse si ritrovò completamente immobilizzato, stordito e paralizzato, ma pienamente cosciente. I due esseri risalirono nel loro mezzo, la cui porta scorrevole si chiuse istantaneamente. Li osservò mentre erano impegnati dietro la cupola trasparente e sentì un tonfo, quando la macchina decollò. Il perno centrale iniziò a girare e le sei braccia si ritrassero nel velivolo. Il mezzo s’innalzò in verticale prima di inclinarsi e di scomparire più velocemente di un aviogetto. Maurice Masse rimase paralizzato quindici minuti prima di muoversi. 

Nel punto in cui il mezzo atterrò, il terreno aveva la consistenza del fango quasi liquido. Tuttavia, non pioveva da settimane. Appena ripresosi, cercò di riprendere il suo lavoro ma il suo cuore non ce la fece. Ritornò subito in paese e andò al Café des Sports, dove i suoi amici, vedendolo particolarmente disturbato, gli domandarono: 
- Se sapeste cosa mi è successo questa mattina ... 
- Hai visto il diavolo o qualcosa del genere? 
- No, peggio ... 

Ricostruzione del contatto.
Il contadino gli racconta della sua disavventura, ma senza insistere sugli "esseri" o sul "tubo paralizzante", per paura di essere preso per un folle. Rapidamente, la storia fece il giro del paese e raggiunse le orecchie del Capo Oliva, comandante della gendarmeria di Valendole, che raccolse le testimonianze in giornata. Data la gravità dei fatti, egli avvisò suoi superiori e non sospettò che presto sarebbe stato molestato, con telefonate dalla Francia e dal mondo. Già i giornalisti affollarono la scena, a cominciare dall'inviato speciale del Provençal, Victor Nathan. Il 2 luglio, riuscì a intervistare Maurice Masse, ma lui era riluttante. Aveva paura di avere noie. Il giornalista andò anche nel campo di lavanda con la polizia e trovò, dove indicato, l'esistenza di un solco impresso sul terreno. Nel suo centro vi era un foro cilindrico dalle pareti lisce, di 18 cm di diametro e 40 cm di profondità. In fondo, altri tre fori a gomito di 6 cm di diametro, scavati sul terreno. Lungo l'asse d’involo dell'oggetto, un centinaio di metri, le piante di lavanda erano essiccate. Infine, tutt’attorno al foro, il terreno è duro come il cemento, mentre si sbriciola altrove. In questo punto, la lavanda non crebbe per dieci anni. Il Venerdì 3 luglio, verso le 23 ore, arrivò sulla scena il capitano Valnet, comandante di compagnia della gendarmeria di Digne. Maurice Masse fu di nuovo interrogato in modo dettagliato per gran parte della notte. Il giorno dopo, l'amministrazione prefettizia venne allertata, i vigili condussero una ricerca esaustiva sul terreno in cui si era posato l'oggetto non identificato. 

Il punto di atterraggio della navicella aliena.
Il 4 luglio un nuovo articolo su Le Provençal: "Il mistero permane sul disco volante di Valensole. Victor Nathan racconta l'emozione intensa che attanagliò gli abitanti di questa città delle Basse Alpi. Giornalisti, giornalisti televisivi, gli abitanti del dipartimento... tutti vogliono arrivare laddove si è verificato questo strano fenomeno, misurarlo, fotografarlo, filmarlo e perfino toccarlo". Una voce secondo cui "la terra è radioattiva" fa tuttavia spaventare quelli che, forse incautamente, si precipitarono sulla scena. Sembrava anche si attendesse l’arrivo di un ingegnere atomico di Marcoule e di rappresentanti dell’aviazione. Su nuova richiesta dell’inviato speciale, Maurice Masse ripeté "non è una burla" e non ha sognato: "Quello che ho visto nel mio campo, l’ho ben visto. Gli si crede, perché non è uno strambo o un burlone". Ben noto nel paese, non vi è dubbio che un mezzo misterioso è sbarcato nel quartiere di Olivola, vicino alla strada dell’Oraison. Inoltre, l'articolo evoca la testimonianza di un marinaio di Port St. Louis du Rhone. Roger Cattoia, 32 anni, sostenne di aver visto Giovedì, alle 03:00 circa, quando navigava sul Rodano, un bagliore verde di una rara intensità andare a nord-est, verso la valle della Durance. "Per più di dieci minuti, il cielo era completamente verde." E il suo compagno di squadra, Christian Vognin, l’ha visto pure. Al Provençal, il contadino dice anche che la sua prima reazione fu di arare il campo per rimuovere le tracce lasciate dal mezzo. "Avrei dovuto obbedire il mio primo impulso. Il mio campo è attualmente in uno stato di indescrivibile ed è stato letteralmente devastato da una muta di giornalisti e curiosi, per non parlare degli interrogatori formali. Ho raccontato così tante volte la storia di ciò che è successo, che sono stanco". 
E per finirla con questa follia, sparisce. Volatilizzato!

Ritaglio del quotidiano (Le Parisien 3/07/1965)
Inviato sulla scena, un giornalista dell’AFP offre un ritratto molto diverso di Maurice Masse, come dimostra l'articolo del Méridional pubblicato il 4 luglio 1965: "I lineamenti incisi dal sole, il collo e le spalle larghe, ha l'aspetto classico del contadino. Buona cacciatore, buon pescatore, ha anche ereditato l'eloquenza del sud, che canta la gioia di vivere, il sole e la natura." L'articolo prosegue dicendo che è "conosciuto in paese per il suo spirito semplice e colorato" e che spesso arriva a raccontare di "exploit immaginari", come per esempio pescare come trote "così", sottolineando la portata del suo braccio. "Infine, passa per un buon narratore". Il quotidiano documento rivela anche il motivo della sua scomparsa: "Maurice Masse è partito per accompagnare sua figlia nella penisola di Giens, dove trascorrerà le sue vacanze." Per quanto riguarda il famoso "disco volante", il reporter ha suggerito che in realtà fosse un elicottero militare in manovra. "L'esercitazione chiamata Provenza 65 è ora terminata, e i velivoli coinvolti hanno lasciato il territorio di Saint Auban. La stessa spiegazione su Le Monde, datata 4 luglio 1965, stabilisce che "il disco volante era probabilmente un elicottero." Ma Le Provençal contrattacca il 5 luglio, dicendo che il mezzo sconosciuto "non era un elicottero". Di nuovo interrogato dopo Giens, Maurice Masse è categorico: "Il mezzo non era equipaggiato ne con pale, ne con rotore. Ho sempre la pretesa di essere in grado di riconoscere un elicottero. Non lo era. Sono formale! La fusoliera aveva una forma ovale, ma non ho mai detto che era un disco volante". E Victor Nathan non ha esitato ad inveire contro questi informatori "che giudicano un fatto da 100km di distanza" o queste "affermazioni di colleghi amareggiati per aver perso l’evento fin dal primo giorno (...) Masse è il contrario di ciò che viene chiamato un gaiente. Infine, contrariamente a quanto riportato dagli altri giornali, è stata fatta una constatazione rigorosa da parte della gendarmeria." Il giorno dopo, il Méridional titolava "Esaurimento nervoso per l'autore della storia." Maurice sembrava esser scoppiato. Soffriva di ipersonnia, dormendo 12-15 ore al giorno, e non voleva più vedere nessuno. I gendarmi lo lasciarono in pace durante l'estate, ma non rinunciarono al caso. Fu convocato il 18 agosto presso la gendarmeria. Interrogato per più di otto ore dal capitano Valnet, descrisse in dettaglio i due esseri che vide, elementi che non aveva osato dare nei primi minuti, per paura del ridicolo. Secondo lui, non erano alti più di un metro, la loro testa sproporzionata era calva, senza collo e avevano un buco al posto della bocca. Aggiunse di aver sentito una specie di gorgoglio dalle loro gole. Gli investigatori erano perplessi, il testimone non aveva detto tutto al primo interrogatorio. 

Ritratto degli alieni
Incuriositi da questa storia, gli ufologi della Commissione Ouranos, un gruppo privato interessato agli UFO, condusse delle indagini. Uno di loro, Aime Michel, è irremovibile: "Se il testimone si è inventato la cosa è del tutto coerente con quanto già sappiamo, e soprattutto con una osservazione fatta il 24 aprile 1964 negli Stati Uniti in cui un oggetto dello stesso tipo è stata vista nella zona Soccoro, New Mexico." Per quanto riguarda Jimmy Guieu, capo dell'agenzia di investigazione Ouranos, andò sulla scena e constatò, rompendo il suo coltello, come la terra fosse dura nel punto in cui era atterrato l’oggetto. Magistrato a Lione, anche Chautard s’interessò al caso. Membro del Gruppo per lo Studio dei Fenomeni Aerei (Gepa), pubblicò la sua relazione sulla rivista "Phénomènes spatiaux", con la seguente conclusione: "Siamo personalmente inclini a pensare che il campo di lavanda di Masse è stata oggetto di una visita inusuale, apparentemente extraterrestre". Da parte sua, dopo un'indagine approfondita, la polizia si chiese: da dove provengono le tracce lasciate nel terreno? Il caso di Valensole è stato ampiamente discusso nel rapporto Cometa. Così, la paralisi del testimone è spiegata da un "effetto delle microonde pulsanti, probabilmente simili a quelli usati oggi dalle armi a microonde anti-personale". Ma il rapporto conclude che "Nonostante alcuni elementi contraddittori nella storia di Maurice Masse, le prove raccolte dalla gendarmeria confermano la plausibilità dei fatti, in particolare gli effetti sull'ambiente e sul testimone stesso, che per diversi mesi dormiva da dodici a quindici ore a notte a causa della paralisi che aveva subito”. Vi si afferma, inoltre, che dall'esame sulla moralità del testimone non sono emersi "elementi di prova volti a sospettare un particolare comportamento da bugiardo patologico o l'assemblaggio di una bufala.” Valensole è uno dei pochi casi rimasti inspiegati, nonostante la ricchezza dei dati. 

Il Sepra cessò le attività nel 2004, prima di rinascere nel 2005 sotto il nome di GEIPAN, Gruppo di Studi e Informazioni sui Fenomeni Aerospaziali Non-identificati. Per quanto riguarda Maurice Masse, morì il 14 maggio 2004, portando il suo segreto nella tomba. Nel 1972, aveva detto al giornalista René Pacaut, che ha raccolto le testimonianze in un libro - non posso dire tutto quello che ho visto. Nessuno mi crederebbe...

La Provence 02/08/2010
Traduzione di Alessandro Lattanzio


Fonte: Noi e gli Extraterrestri