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martedì 17 giugno 2014

Occhi puntati su Caronte, la luna di Plutone

Dopo Encelado ed Europa, ora tocca a Caronte. E’ su questa luna di Plutone che si concentra adesso l’attenzione degli scienziati alla ricerca di forme di vitaextraterrestre. Sotto la crosta congelata del satellite, la temperatura potrebbe essersi conservata abbastanza elevata da mantenere l’acqua allo stato liquido. E dove c’èacqua, potrebbe esserci anche vita.









Europa - La luna ghiacciata di Giove
L’ex nono pianeta, declassato alcuni anni fa a pianeta nano o meglio ad oggetto transnettuniano, si trova all’estrema periferia del sistema solare, ad una media di circa 39 UA dal Sole- dunque 39 volte la distanza della Terra dalla nostra stella. Si pensa che la sua temperatura superficiale si aggiri sui 380 gradi sotto lo zero Fahrenheit ( attorno ai -229 ° C ). Sui suoi satelliti, le condizioni devono essere molto simili: insomma, sono praticamente palle di ghiaccio.
Per ora, a causa della grande distanza e delle piccole dimensioni di Plutone e delle sue cinque lune, è molto difficile effettuare delle osservazioni ed avere delle certezze. Bisognerà comunque aspettare ancora poco: la sonda della Nasa New Horizons, lanciata nel 2006, è quasi giunta alla meta. L’anno prossimo, nel luglio 2015, arriverà finalmente da queste parti e darà un’occhiata più da vicino.
I ricercatori hanno alte aspettative. Prevedono infatti che la superficie congelata di Caronte abbia delle spaccature: ciò indicherebbe la presenza, al di sotto dello strato ghiacciato, di una temperatura meno rigida, sufficiente per mantenere allo stato liquidoenormi oceani sotterranei, ora o in epoche remote.


“Il nostro modello indica diversi tipi di fratture sulla superficie di Caronte a seconda dello spessore del ghiaccio, della struttura interna della luna, di quanto facilmente si deforma e del modo in cui la sua orbita si è evoluta”, ha spiegato infatti Alyssa Rhoden, del Goddard Space Flight Center della Nasa in Maryland. Comparando questi modelli ai reali dati che la sonda invierà, sarà possibile comprendere se questalontanissima luna possa nascondere acqua liquida o l’abbia fatto in passato.


la sonda della Nasa New Horizons
Proprio come si ipotizza per i satelliti congelati di Giove e Saturno, Europa ed Encelado. Anche la loro superficie presenta delle fratture, effetto delle maree prodotte dalle forze gravitazionali alle quali sono sottoposti da parte dei loro giganteschi pianeti ospiti e delle altre lune. Gli scienziati pensano anche che sotto quei chilometri di ghiaccio esistano distese di acqua che si mantengono tali grazie al calore interno. Ciò potrebbe essere accaduto anche su Caronte, se non ora almeno in tempi antichi: l’attrazione gravitazionale potrebbe aver creato intense maree che hanno spaccato lo strato di ghiaccio superficiale. Questa luna ha però una caratteristica insolita: è decisamente molto massiccia. Ha infatti un diametro che è circa la metà di quello di Plutone ed una massa pari ad un ottavo- un record nel sistema solare. Probabilmente il satellite oversize si è formato in seguito ad un impatto che ha espulso materiale dalla superficie del pianeta nano: col passare di milioni di anni, esso si è consolidato dando forma alle varie lune, inclusa Caronte.


“A seconda di come esattamente si è evoluta la sua orbita, in particolare se ha attraversato una fase di elevata eccentricità, allora ci può essere stato abbastanza calore prodotto dalle maree in grado di mantenere liquida l’acqua al di sotto della crosta congelata per un certo periodo”, sostiene la Rhoden. “Utilizzando dei plausibili modelli di struttura interna che includono la presenza di un oceano, abbiamo trovato che non ci sarebbe voluta un’ eccentricità eccessiva- meno dello 0,01 per cento- per generare delle fratture simili a quelle che vediamo su Europa.”


Plutone e Caronte

Quel periodo relativamente tiepido, sotto la superficie di Caronte, è bastato per favorire lo sviluppo di organismi viventi? A questa domanda, al momento, è impossibile rispondere, anche perché gli ingredienti necessari alla vita sono numerosi. Serve infatti una costante fonte di energia, così come un’ampia disponibilità di altri elementi-chiave, come carbonio e azoto. Insomma, è tutto ancora da verificare se gli oceani nascosti di Caronte, Europa ed Encelado abbiano mai avuto le condizioni necessarie per permettere alla vita di svilupparsi. Tra un anno, forse, ne sapremo di più.







Fonte: Extremamente

domenica 8 giugno 2014

LA NASA RITORNA SULLA LUNA

Nel rapporto del Consiglio nazionale per la ricerca USA, diffuso mercoledì scorso, si afferma che lo scopo principale della ricerca nello spazio pilotata è il volo su Marte. Questa formulazione corrisponde agli scopi dichiarati dalla NASA.




Esistono due approcci alla soluzione di questo problema, ma la differenza sta nella posizione sull'ulteriore esplorazione della Luna e sul ruolo della cooperazione internazionale. Gli analisti suppongono che le discussioni sulla scelta dell'una o dell'altra via inizieranno nei prossimi tempi.

La preparazione del rapporto del Consiglio nazionale per la ricerca USA ha impiegato oltre tre anni. Esso oggi contiene 285 pagine e la stesura preliminare del rapporto è disponibile per poterlo scaricare gratuitamente. Il suo committente è stata l'Amministrazione nazionale per l'aeronautica e la ricerca dello spazio USA (NASA), mentre la motivazione è stata la necessità di stabilire un piano d'azione preciso riguardante i voli pilotati, all'interno del quale non agirebbero in modo così forte "cicli politici e altri fattori", come è stato diplomaticamente formulato nel documento.

Un piano del genere è già stato elaborato, ma se dovesse piacere o meno al committente non è una questione univoca. Lo scopo finale è il volo pilotato su Marte, che corrisponde ai piani resi noti in precedenza o, piuttosto, alle aspirazioni della NASA. Tuttavia l'itinerario verso il Pianeta Rosso è stato tracciato in un altro modo.

Le divergenze più grandi riguardano la Luna. L'attuale dirigente della NASA Charles Bolden ipotizza che il ritorno sulla Luna con una missione pilotata toglierà tempo, forze e mezzi preziosi cosicché non si riuscirà a raggiungere Marte nei tempi stabiliti, ossia entro la metà degli anni 2030. Gli autori del rapporto ipotizzano viceversa che lo sbarco sulla Luna aiuterà a collaudare le tecnologie che saranno utilizzate già durante il volo su Marte. Anzi secondo il parere dei membri della commissione che avevano compilato il rapporto senza la spedizione lunare non sarà possibile avviare quella marziana o, almeno, non così velocemente come pianifica la NASA.

La seconda divergenza è rappresentata dall'atteggiamento verso la cooperazione internazionale. La NASA è propensa verso i partner europei, mentre gli autori del rapporto propongono di prestare attenzione alla Cina. E' un dettaglio assai interessante sia dal punto di vista politico sia da quello tecnico poiché la Cina è maggiormente percepita come un concorrente delle aspirazioni spaziali degli USA anziché come un partner.

I curatori del rapporto hanno analizzato anche i compiti tecnologici e finanziari che bisogna risolvere per il volo su Marte. In particolare, hanno selezionato dieci tecnologie chiave che bisogna sviluppare in modo particolarmente attivo, con un accento particolare posto sull'elaborazione delle tecnologie d'atterraggio su Marte, protezione contro radiazioni e nuovi propulsori.

Inoltre gli autori si preoccupano che allo stato attuale il finanziamento dei programmi pilotati negli USA evidentemente è insufficiente. Per fare in tempo a collaudare tutte le tecnologie e ridurre i rischi è necessario aumentarlo del 5 percento ogni anno. Ciò dovrebbe essere sufficiente per raggiungere l'obiettivo finale.

Gli analisti fanno notare che il nuovo documento può diventare una base per le polemiche accese. Risulta che il rapporto pubblicato molto probabilmente disturba l'armonia e l'unità dei piani che invoca esso stesso. Anche il programma "Constellation", tristemente noto, lanciato in pompa magna e ridotto dopo il cambio della leadership del paese, prevede il ritorno sulla Luna come un gradino verso il volo su Marte. Dopo che fosse stato ridimensionato nel programma pilotato della NASA è spuntata una certa indeterminazione: anche se tutti quanti avessero parlato della spedizione marziana è rimasto incomprensibile come e quando attuarla. Il nuovo rapporto propone di ripristinare "Constellation", sempre che i piani marziani non vengano sommerssi dalle nuove discussioni sulla necessità di tornare sulla Luna.







Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_06_08/La-NASA-propone-di-tornare-sulla-Luna-3819/

venerdì 6 giugno 2014

TRACCE DI PIANETA ALIENO TROVATE SULLA SUPERFICE LUNARE

Gli Astronauti dell'Apollo hanno riportato sulla terra un pezzo di roccia lunare, la quale sottoposta a delle analisi, mostra tracce di un "pianeta" chiamato Theia.
I ricercatori sostengono che la loro scoperta, confermi la teoria che la luna sia stata creata da una collisione cataclismica. 
La teoria che la luna sia nata inseguito di una collisione tra la Terra e il pianeta Theia di circa 4.5 miliardi di anni fà, fù dichiarata sulla rivista "Science"

Attualmente la teoria dell'impatto gigante è quella maggiormente accettata dalla comunità scientifica. Fu proposta nel 1975 da William K. Hartmann e Donald R. Davis i quali ipotizzarono l'impatto di un corpo delle dimensioni di Marte (che è chiamato Theia o Orpheus) con la Terra. Da quest'impatto si sarebbe generato abbastanza materiale, nell'orbita circumterrestre, da permettere la formazione della Luna. Anche l'astronomo canadese Alastair G. W. Cameron era un convinto sostenitore di questa tesi. Si pensa, inoltre, che i pianeti si siano formati attraverso un'accessione di corpi più piccoli in oggetti maggiori e, al giorno d'oggi, è riconosciuto che impatti come questo potrebbero essere avvenuti anche per alcuni altri pianeti. Simulazioni al computer dell'impatto riescono a predire sia il valore del momento angolare del sistema Terra-Luna, sia la piccola dimensione del nucleo lunare.

L'ipotetico corpo Theia si sarebbe formato in un punto di Lagrange relativo alla Terra, ossia in una posizione gravitazionalmente stabile lungo la stessa orbita del nostro pianeta. Qui Theia si sarebbe accresciuto progressivamente inglobando i planetesimi e i detriti che occupavano in gran numero le regioni interne del sistema solare poco dopo la sua formazione. Quando Theia crebbe fino a raggiungere la dimensione di Marte, la sua massa divenne troppo elevata per restare stabilmente nel punto di Lagrange, soprattutto considerando l'influenza di Giove nel turbare le orbite degli altri pianeti del sistema solare. In accordo con questa teoria, 34 milioni di anni dopo la formazione della Terra (circa 4533 milioni di anni fa) questo corpo colpì la Terra con un angolo obliquo, distruggendosi e proiettando nello spazio sia i suoi frammenti sia una porzione significativa del mantello terrestre. L'urto avvenne con un angolo di 45° ed ad una velocità di circa 4 m / sec. (circa 14.4 km / h, quindi rallentando rispetto alla fase d'avvicinamento calcolata in 40 km / h) e siccome i due pianeti erano ancora allo stato fuso, e - quindi - plastici, ancora prima dello scontro fisico, le forze mareali avevano iniziato a distorcerne gli stati superficiali prima, ed asmembrarne protocrosta e protomantello poi. Inoltre, sembra che quasi la totalità della massa lunare sia di derivazione dalla crosta e dal mantello della prototerra. La prototerra, colpita da Theia, avrebbe dimezzato il proprio tempo di rotazione dalle originale 8 ore a 4 ore.

Secondo alcuni calcoli, il due per cento della massa di Theia formò un anello di detriti, mentre circa metà della sua massa si unì per formare la Luna, processo che potrebbe essersi completato nell'arco di un secolo. È anche possibile che una parte del nucleo di Theia, più pesante, sia affondata nella Terra stessa fondendosi con il nucleo originario del nostro pianeta.

Si ritiene che un simile impatto avrebbe completamente sterilizzato la superficie terrestre, provocando l'evaporazione degli eventuali mari primordiali e la distruzione di ogni tipo di molecola complessa. Se mai sulla Terra fossero già all'opera processi di formazione di molecole organiche, l'impatto di Theia dovrebbe averli bruscamente interrotti.

È stato inoltre suggerito che in conseguenza dell'impatto si siano formati altri oggetti di dimensioni significative (ma comunque inferiori a quelle della Luna) che avrebbero continuato ad orbitare attorno alla Terra, magari occupando uno dei punti di Lagrange del sistema Terra-Luna. Nell'arco di un centinaio di milioni di anni al più, le azioni gravitazionali degli altri pianeti e del Sole ne avrebbero comunque destabilizzato le orbite, causandone la fuga dal sistema o delle collisioni con il pianeta o con la Luna. Uno studio pubblicato nel 2011 suggerisce che una collisione tra la Luna e uno di questi corpi minori (dalle dimensioni pari ad un trentesimo di quelle lunari), potrebbe aver causato le notevoli differenze in caratteristiche fisiche esistenti tra le due facce della Luna. Le simulazioni condotte suggeriscono che se l'impatto tra i due satelliti fosse avvenuto con velocità sufficientemente bassa, non avrebbe condotto alla formazione di un cratere, ma il materiale del corpo minore si sarebbe "spalmato" sulla Luna, aggiungendo alla sua superficie uno spesso strato di crosta degli altipiani (che oggi vediamo occupare la faccia nascosta della Luna, la cui crosta è spessa circa 50 km più di quelle della faccia visibile). Recentemente (2001) la ricercatrice statunitense Robin Canup ha modificato la teoria dell'impatto gigante illustrando che la neonata Luna sarebbe stata collocata su un'orbita non stabile e sarebbe ricaduta sul pianeta. L'attuale inclinazione dell'asse di rotazione terrestre è frutto del secondo impatto. La teoria del doppio impatto nasce perché, con un singolo impatto, non si sarebbe avuta la quantità di materia necessaria a formare la Luna, in quanto la massa del disco che si sarebbe condensata a seguito del primo impatto, sarebbe stata circa 2 volte inferiore a quella dell'attuale massa lunare. Inoltre solo parte di questo materiale era al di là del limite di Roche, quindi non si sarebbe mai potuto aggregare per formare un satellite di grosse dimensioni.





giovedì 5 giugno 2014

STRANE SFERE LUMINOSE SULLA LUNA

®Skander Garbi
Il filmato è stato girato da Skander Gharbi ® in Tunisia il 21 maggio del 2014.

Nel filmato possiamo osservare dei presunti oggetti volanti non identificati di forma ovoidale allontanarsi dall'orbita della luna.
Saranno degli UFO?

Guardate il video.









Fonte

mercoledì 4 giugno 2014

L'IDEA AZZARDATA DI UN INGEGNERE DELLA NASA: Colonizzare i pianeti con il genoma umano

Uno dei futuri metodi di esplorazione spaziale potrebbe essere tramite l'invio del genoma umano su pianeti lontani. La proposta arriva da un ingegnere della NASA, Adam Steltzner il mago di Curiosity, il rover Marziano che ancora è operativo su Marte. Lo scenziato Stelzner ha espresso la sua teoria durante il "The Future is Here Festival" che si e' tenuto a Washington DC. La sua proposta si basa sui lavori svolti da altri ricercatori e potrebbe vedere esseri umani in forma batteriologica spediti sui pianeti distanti. Ovviamente la sua è solo una teoria scientifica, che ai giorni nostri con la tecnologia che disponiamo potrebbe essere molto difficile da realizzare. 





"La nostra migliore scommessa sull'esplorazione spaziale potrebbe essere riuscire a 'stampare organicamente, umani su un altro pianeta, con una tecnologia che pero' ancora non possediamo."

A.Stelzner




"Forse potremo colonizzare altri mondi viaggiando all'interno di batteri", continua a spiegare ancora il ricercatore americano. L'idea non arriva direttamente dalla mente del tecnico  della NASA, ma proviene dagli scienziati di Harvard, Gary Ruvkun e George Church, che hanno infatti suggerito che frazioni del genoma umano potrebbero essere inviati a mondi lontani all'interno di batteri. Una panspermia controllata in salsa artificiale. Che una volta giunti a destinazione, i vari segmenti potrebbero essere "riassemblati" in un genoma umano completo. Il materiale, a quel punto, potrebbe evolversi da solo. Un'altra ipotesi e' inviare dei robot prima dell'arrivo del materiale genetico, che si occuperebbe a manipolarlo per trasformarlo, in modo opportuno, in creature, costruendo geneticamente vita cellulare e "stampando"', di fatto, esseri umani.


Chissà se una "teoria" così tanto azzardata non sia stata già fatta da esseri provenienti da altri mondi evoluti migliaia e migliaia di anni fà prima di noi, creando così, la vita sul nostro pianeta Terra.

Adam Diedrich Steltzner nato nel 1968 è un ingegnere americano della NASA che lavora per il Jet Propulsor Laboratory (JPL) e ha lavorato su diversi progetti tra i quali: Galileo, Cassini, Mars Pathfinder, Mars Exploration Rovers ed è il capo ingegnere della Mars Science Laboratory, e del Rover Curiosity.
da ragazzo era un vero fallimento a scuola, pessimi voti l'interesse primario erano le donne. Così si legge nella sua biografia e lui non ne ha mai fatto mistero. Ha cominciato a lavorare presso un negozio del suo paese e non ha negato di aver coltivato marijuana.

Steltzner, passava come uno poco sveglio che si distraeva spesso facilmente.
«Ho passato il mio test di geometria al secondo tentativo con una sufficienza tirata, perché l'insegnante non voleva vedermi un'altra volta», aveva raccontato lui stesso in un'intervista alla National Public Radio alla quale si è presentato con un paio di stivali in pelle di serpente.
«In un certo senso, studiavo sesso, droghe e rock and roll al liceo. I capelli lunghi erano solo una piccola parte. Mi piaceva indossare una strana tuta di volo dell'Air Force. E la mia prima macchina fu un carro funebre Cadillac. Ci misi un letto dietro».
Ma il mondo di Steltzner cambiò totalmente mentre ritornava da un club e rivolse gli occhi al cielo e vide che la costellazione di Orione si era spostata rispetto a dove l'aveva vista l'ultima volta, e ciò lo aveva meravigliato.

«Era in una posizione diversa nel cielo quando stavo tornando a casa dopo aver suonato a un concerto rispetto a quando avevo guidato fino alla discoteca. E avevo qualche vago ricordo dei tempi del liceo che qualcosa si muoveva rispetto a qualcos'altro, ma non sapevo di più». Da qui in poi comincia un percorso che lo porta a studiare fisica per ottenere un dottorato di ricerca in fisica tecnica.

Forse è anche per questo che l'ingegnere è tanto attratto dalla ricerca di imprese impossibili. Lui stesso raccontava «Il fatto di non essere veramente in grado di ottenere una comprensione solida del bene e del male era dura per me, e la cosa che l'ingegneria e la fisica mi diedero era l'idea che ci fosse una risposta corretta, e che potevo arrivarci».

Quindi dopo aver studiato un modo per far atterrare Curiosity su Marte, ora sogna di colonizzarla portandoci anche gli esseri umani, non direttamente dalla Terra, ma con il loro genoma.

Con la tenacia e la volontà che si ritrova Stelzner potrebbe anche riuscirci.. Come diceva Eistein: "Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa."




Fonte: Ufoonline

martedì 3 giugno 2014

Kepler 10c il pianeta roccioso molto più grande della Terra

Gli astronomi hanno scoperto un nuovo tipo di pianeta – un mondo roccioso che pesa 17 volte tanto quanto la Terra. Secondo i teorici un pianeta roccioso di queste dimensioni non sarebbe dovuto esistere. Normalmente pianeti così grandi e pesanti si trasformano in giganti gassosi come Giove. Per questo, Kepler 10c detiene il primato per aver superato le “super-Terre” conosciute fino ad oggi, tanto che i ricercatori preferiscono definirlo una “mega-Terra”.

“Siamo rimasti molto sorpresi quando abbiamo capito quello che avevamo trovato”, afferma l’astronomo Xavier Dumusque del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA), che ha guidato l’analisi dei dati e ha fatto la scoperta.

“Questo è il Godzilla delle Terre!”, aggiunge il ricercatore (CfA) Dimitar Sasselov, direttore delle Harvard Origins of Life Initiative. “Con la sola differenza che questo nuovo mostro, Kepler-10c ha tutte le carte in regola per poter ospitare la vita.”

L’affermazione della squadra è stata presentata il 2 Giugno a una conferenza stampa dell’American Astronomical Society (AAS).

Questo nuovo pianeta (mega-Terra), Kepler-10c, orbita attorno a una stella simile al Sole una volta ogni 45 giorni, e si trova a circa 560 anni luce dalla Terra nella costellazione Draco. Il sistema ospita anche un pianeta di lava con una massa di circa tre volte quella della Terra, Kepler 10b, che orbita molto velocemente impiegando solo 20 ore per completare un giro attorno alla sua stella madre.

Kepler 10c è stato originariamente avvistato da Kepler della NASA. Keplero scopre pianeti utilizzando il metodo del transito, alla ricerca di una stella che si offusca quando un pianeta passa di fronte ad essa. Misurando la quantità di oscuramento, gli astronomi possono calcolare la dimensione fisica e il diametro del pianeta, tuttavia, Keplero non è in grado di valutare se un pianeta è roccioso o gassoso, ci vorranno quindi altri strumenti.

Kepler 10c è noto per avere un diametro di circa 28968 km, 2 volte e mezzo più grande della Terra (sono comunque misure approssimative, considerando anche, che i pianeti non sono delle sfere perfette). Questo lo inserisce nella categoria dei mini-Nettuniani.

Il team ha utilizzato lo strumento HARPS-North sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG), situato nelle isole Canarie per misurare la massa di Kepler 10c. Questi ultimi hanno scoperto che il suo peso corrisponde a circa 17 volte quello della Terra. Ciò significa che Kepler-10c deve avere una densa composizione di rocce e altri solidi.


Secondo i ricercatori, non è facile teorizzare come un pianeta roccioso di queste dimensioni si sia potuto formare. Tuttavia, un nuovo studio osservazionale ha suggerito che Kepler 10c non era solo.

Scoprendo che Kepler 10c è un mega-Terra apre nuove teorie sulla formazione dei pianeti nella storia dell’universo e la possibilità di vita. Il sistema Kepler 10 ha circa 11 miliardi di anni, il che significa che si è formato meno di 3 miliardi di anni dopo il Big Bang.

L’universo primordiale conteneva solo idrogeno ed elio. Elementi più pesanti necessari per rendere pianeti rocciosi, come il silicio e ferro, dovevano essere creati nelle prime generazioni di stelle. Quando queste stelle sono esplose, si dispersero questi ingredienti fondamentali attraverso lo spazio, che poi potrebbero essere state incorporate in successive generazioni di stelle e pianeti.

Questo processo sarebbe durato miliardi di anni. Tuttavia, Kepler 10c mostra che l’universo era in grado di formare tali rocce enormi, anche durante il periodo in cui gli elementi pesanti erano scarsi.

“La scoperta di Kepler 10c ci dice che i pianeti rocciosi potrebbero formarsi molto prima di quanto pensassimo. Ed è noto che dove vi sono le rocce potrebbe esserci la vita”, afferma Sasselov.

Questa ricerca implica che gli astronomi non dovrebbero escludere le vecchie stelle quando cercano di scovare pianeti simili alla Terra. E se le vecchie stelle possono ospitare terre rocciose, allora abbiamo una migliore possibilità di localizzare mondi potenzialmente abitabili nel nostro vicinato cosmico.

Quest’ultima scoperta irrobustisce la teoria che l’essere umano potrebbe non essere così solo nell’universo come si pensava fino a qualche tempo fa.

Fonte: CfA

lunedì 2 giugno 2014

MARTE: il Rover Curiosity fotografa un misterioso oggetto scuro


Nelle immagini presentate dal canale You Tube Streetcap1, si può osservare l’immagine di un oggetto misterioso di colore scuro, che vola a poca distanza dal Rover “Curiosity”che sta scandagliando il suolo marziano. Infatti nella foto che potete scaricare dal sito della NASA JPL (link) e proveniente dal rover, si può osservare sulla sinistra tra le colline del pianeta rosso, un oggetto scuro che sembra volare a quota non molto alta. L’UFO non sembra essere un granello di polvere sulla lente della NAVCAM del rover, altrimenti sarebbe risultato sfuocato rispetto allo sfondo panoramico.











Progetto “100YSS”: portare un’astronave su Alpha Centauri



In tempi di crisi economica, sognare non costa nulla. Così, mentre ci si barcamena con tagli e limiti di budget, e un futuro ancora incerto sugli obiettivi umani nello spazio (la Luna? Marte? Asteroidi?), alla NASA si lavora per immaginare le spedizioni interstellari di domani. Il sistema solare, del resto, comincia già a sembrarci stretto. Lì fuori, tra le stelle, potrebbero esserci pianeti abitabili. Forse persino intorno al sistema stellare più vicino alla Terra, quello di Alpha Centauri, una stella molto simile al Sole, parte di un probabile sistema triplo che però non necessariamente impedirebbe l’esistenza di pianeti con condizioni sufficienti a ospitare la vita. Problema: alla velocità della luce, ci vogliono quasi quattro anni e mezzo per arrivarci. E al momento l’oggetto più veloce costruito dall’uomo, la sonda New Horizons diretta verso Plutone e i confini del sistema solare, viaggi a velocità assai inferiori. Le occorrerebbero 70.000 anni per raggiungere Alpha Centauri. Possiamo aspettare così tanto?

La strada che porta alla stelle

Decisamente no. C’è almeno un metodo per fare più veloce: realizzare un’astronave con un motore a fusione nucleare. Al momento, sulla Terra siamo ancora lontani dal poter realizzare un processo controllato di fusione nucleare (per intenderci, lo stesso processo che in modo incontrollato avviene in una bomba H o nel Sole). Perciò utilizzare un simile sistema come “motore” di un’astronave interstellare è un’ipotesi molto remota, ma non fantascientifica. Si calcola che in questo modo si potrebbe viaggiare a una velocità tra il 10 e il 20% di quella della luce, che per chi non lo ricorda è di ben 300.000 km/s. Poca roba, d’accordo, ma sempre meglio di niente: ci vorrebbero appena trenta o quarant’anni per arrivare su Alpha Centauri, un arco di tempo accettabile per una generazione umana.



L’astronave ipotizzata nel vecchio progetto “Daedalus” comparata all’Empire State Building.

Naturalmente, anche se riuscissimo a risolvere il problema della fusione nucleare, le difficoltà non finirebbero lì. Un viaggio di 30-40 anni non può essere intrapreso da un piccolo gruppo di persone, ma solo da un gran numero di futuri coloni, capaci di replicare nello spazio la vita di una piccola cittadina. Per farlo, dovrebbero avere una grande astronave, capace anche di riprodurre la gravità artificiale, perché vivere a gravità zero per un tempo troppo lungo provocherebbe conseguenze irreparabili per il nostro corpo, impedendo tra l’altro qualsiasi ipotesi di atterraggio su un pianeta (dove la gravità, per quanto possa essere bassa, risulterebbe comunque inaccettabile per un fisico abituato alla gravità zero). Inoltre, bisognerebbe trovare il modo di schermare l’astronave dai raggi cosmici, che sappiamo essere in grado di penetrare il nostro corpo fino a danneggiare il DNA e favorire l’insorgere di problemi alla lunga mortali. Senza lo schermo protettivo del campo magnetico e dell’atmosfera terrestre, non dureremmo che pochi anni.

100 Year SpaceShip



Lo scorso maggio la DARPA, l’agenzia americana che si occupa di progetti di ricerca avanzati nel settore della difesa, e che da sempre ha dato un sostanziale contributo all’impresa spaziale USA (in parallelo all’azione della NASA, che è un’agenzia civile) ha finanziato con mezzo milione di euro uno studio di fattibilità noto come “100 Year SpaceShip”, da cui l’acronimo 100YSS. Questo progetto recupera alcuni sogni vecchi di decenni, allora noti con l’etichetta di “Project Daedalus”, per costruire una grande astronave interstellare. L’idea è sempre quella di arrivarci con un motore a fusione nucleare o addirittura ad antimateria, la quale – quando incontra la materia ordinaria – produce un’esplosione enorme di energia. Un simile sistema permetterebbe di viaggiare al 40% della velocità della luce. Ma qui siamo già nel settore della fantascienza perché, sebbene negli acceleratori di particelle sia stato possibile produrre minuscole quantità di antimateria per alcuni istanti, allo stato attuale delle conoscenze non è possibile controllare il processo di annichilazione materia-antimateria.



L’ex astronauta Mae Jemison è stata scelta per guidare il progetto “100YSS”

Mae Jemison, ex astronauta – fu la prima donna di colore ad andare nello spazio durante un volo Shuttle – è stata scelta per dirigere il progetto. Fisica, ingegnere, imprenditrice e grande divulgatrice scientifica, è probabilmente la persona giusta al posto giusto. Lei ci crede davvero, e del resto ha abbastanza tempo per farcela. Da qui a cento anni, nel 2112, vuole che l’umanità faccia partire l’astronave diretta verso le stelle. Forse però per allora potrebbe essere stato scoperto un modo per fare ancora più veloce. La nuova idea di cui la NASA si è impossessata è quella di sfruttare il fenomeno dell’inflazione cosmica per violare il limite della velocità della luce. Harold White del Johnson Space Center crede sia possibile creare delle “bolle” di spazio-tempo in inflazione, all’interno del quale far viaggiare un’astronave. Secondo i suoi calcoli, in due settimane si raggiungerebbe Alpha Centauri.

La spinta dell’inflazione

Di che sta parlando? Come alcuni sapranno, nei primissimi istanti dopo il Big Bang si ritiene che l’universo sia entrato in una fase di espansione accelerata, nota come “inflazione”, durante la quale le sue dimensioni sono aumentate a un tasso superiore alla velocità della luce. Ciò è stato possibile in quanto non la materia, ma lo stesso spazio-tempo (con la luce al suo interno), ha aumentato le proprie dimensioni, sotto l’effetto di un campo di forza antigravitazionale. Il tutto è durato qualche frazione di secondo o poco più e ha portato l’universo a passare dalla grandezza di una molecola a quella di un pallone da rugby. Secondo alcuni cosmologi, fenomeni inflattivi potrebbero avvenire anche ora altrove nell’universo, o ripetersi in futuro. E se fossimo noi a produrli?

Se ci riuscissimo, potremmo prendere un’astronave e far sì che una piccola fetta di spazio-tempo intorno ad essa entri in uno stato di inflazione. Poi dovremmo dirigerla verso la destinazione prescelta e infine arrestare l’effetto per rientrare nello spazio normale. Non proprio una cosa alla nostra portata, però in questo caso non c’è un limite teorico che rema contro. La teoria della relatività è sempre lì, e resta inteso che nulla supera la velocità della luce, almeno all’interno della struttura dello spazio-tempo. Ma sappiamo che è possibile far sì che lo spazio-tempo stesso si espanda a velocità superiori. Niente accelerazione tale da schiacciare gli astronauti sui sedili, niente quantità immense di energia necessarie per accelerare l’astronave a velocità prossime a quelle della luce. La sfida è stata lanciata. Ora tocca agli scienziati verificarne la realizzabilità. Il tempo non ci manca: tra cento anni, forse, avremo risolto molti problemi qui sulla Terra e saremo pronti a dedicare la nostra attenzione alle stelle.

Fonte: Universo7p

2016: L’ITALIA SU MARTE



L’Europa parte per Marte, il progetto è stato chiamato Exomars, e l’italia è il principale responsabile della missione che è divisa in due fasi.
Ma gli obiettivi della missione sono davvero ambiziosi . Infatti è La prima sonda che restando in orbita indagherà la presenza di metano e altri gas presenti nell’atmosfera di Marte i quali potrebbero essere indizi di una presenza di vita attiva. Quindi non solo cercare resti di vita passata ma anche di eventuale vita ancora presente sul pianeta.

Obiettivi Scientifici
I principali obiettivi scientifici della missione sono la ricerca di tracce di vita passata e presente su Marte, la caratterizzazione geochimica del pianeta, la conoscenza dell’ambiente marziano e dei suoi aspetti geofisici e l’identificazione dei possibili rischi per le future missioni umane.

Fonte: Universo7p

La Grande macchia rossa di Giove sta scomparendo?




La Grande Macchia Rossa di Giove sta diventando sempre più piccola. Più vasta della Terra per dimensioni, la caratteristica distintiva del gigante del nostro sistema solare pare si stia restringendo sempre di più fino a raggiungere una forma quasi circolare. A scoprirlo le osservazioni del telescopio spaziale Hubble.Inizialmente ovale, la macchia rossa è una tempesta anticiclonica vorticosa il cui diametro oggi si aggira attorno ai 16mila km. Dal 1930, gli astronomi ne stanno seguendo il ridimensionamento. Le osservazioni storiche effettuate dalla fine del 1800 hanno calcolato che la tempesta doveva essere grande 40.225 km sul suo asse longitudinale.
Ma le sonde Voyager 1 e Voyager 2 della Nasa, durante il loro volo ravvicinato a Giove nel 1979, si accorsero che la Grande Macchia Rossa misurava 23.330 km. Qualche anno dopo, nel 1995 una foto scattata da Hubble mostrò che l'asse longitudinale della macchia era sceso ulteriormente fino a raggiungere il diametro di 21mila km mentre l'ultima misura prima di questa risaliva al 2009 ed era pari a circa 18mila km.
Ma cosa sta accadendo? Al momento solo ipotesi. Ciò che è certo è che a partire dal 2012, le osservazioni amatoriali hanno rivelato un notevole aumento del tasso col quale la macchia si sta riducendo – quasi un km all'anno - cambiando la sua forma da ovale a circolare.
“Nelle nostre nuove osservazioni risultano vortici molto piccoli che si stanno alimentando nella tempesta “, ha detto Amy Simon del Nasa Goddard Space Flight Center di Greenbelt. “Abbiamo ipotizzato che essi possono essere responsabili di questo cambiamento accelerato alterando le dinamiche interne e l'energia della Grande Macchia Rossa”.



La Grande Macchia Rossa condivide alcune caratteristiche con gli uragani sulla Terra , tra cui i movimenti circolari e i forti venti. A differenza di un uragano, però, essa ruota in senso antiorario. La macchia rossa è anche un sistema ad alta pressione in cui l'aria sale al contrario degli uragani che sono invece sono sistemi a bassa pressione. Uno dei motivi per cui la tempesta di Giove potrebbe essere durata così a lungo è che non vi è alcuna superficie solida che ne diminuisce l'energia. Gli uragani, invece, perdono forza quando raggiungono terra.
All'interno della macchia rossa, i venti possono raggiungere i 650 kmh di velocità. La causa esatta della colore rosso è ancora un mistero. Una delle teorie riguarda il fatto che il materiale tirato verso l'alto dall'atmosfera di Giove diventa rosso quando viene raggiunto dalla luce solare ma questo colore cambia. Non è sempre brillante ma alcune volte è molto più chiaro.

Francesca Mancuso


Fonte:Nextime


venerdì 30 maggio 2014

CENTO MILIONI DI PIANETI POSSONO SOSTENERE FORME DI VITA ALIENE


Dirk Schulze-Makuch

Almeno cento milioni di pianeti sarebbro in grado di sostenere vita aliena

Un nuovo studio afferma che la Via Lattea è la patria di cento milioni di pianeti che potrebbero sostenere la vita aliena. E non solo semplice vita microbica, ma complessa vita aliena.

Un team scientifico composto da Louis Irwin presso l’Università del Texas a El Paso, Alberto Fairén presso la Cornell University, Abel Méndez dalla Planetary Habitability Laboratory presso l’Università di Puerto Rico ad Arecibo, e Dirk Schulze-Makuch della Washington State University, hanno analizzato l’elenco dei pianeti extrasolari confermati (attualmente 1.792), quindi valutato la densità, la temperatura, substrato, la chimica, la distanza dalla propria stella madre, e l’età di ogni pianeta. Il team ha utilizzato questi dati per calcolare l’Indice della Complessita Biologica (Biological Complexit Index (BCI)), valutando questi pianeti su una scala da 0 a 1.0 in base alle loro caratteristiche indispensabili per sostenere la vita multicellulare.

Il calcolo BCI ha rivelato che 1-2 per cento dei pianeti extrasolari conosciuti mostrano un punteggio BCI superiore a quello della luna Europa di Giove, la quale è noto da qualche anno, che nasconde un oceano sotto la superficie globale che potrebbe ospitare la vita. Sulla base di una stima di 10 miliardi di stelle nella Via Lattea, e ipotizzando una media di un pianeta per ogni stella, si arriva ad una cifra importante, ossia, 100 milioni. Alcuni scienziati ritengono che il numero potrebbe essere 10 volte superiore.

La ricerca del team è stata pubblicata su mdpi.com in un articolo intitolato “Valutare la Possibilità di Complessità Biologica su Altri Mondi, con una Stima del Verificarsi di Vita Complessa nella Via Lattea.” (originale: Assessing the Possibility of Biological Complexity on Other Worlds, with an Estimate of the Occurrence of Complex Life in the Milky Way Galaxy)






Alcuni estratti dell’articolo:

Ci sono valide ragioni per ritenere che la vita per come la conosciamo potrebbe esistere in tutto l’universo in abbondanza. Poiché le molecole organiche sono state trovate in regioni di formazione stellare, intorno a dischi protoplanetari, meteoriti e comete.

Sappiamo che l’acqua è tra le molecole più comuni nell’universo, e una miriade di altri liquidi possono esistere nelle diverse temperature planetarie.

Oltre alla presenza di un’abbondanza di luce e di calore in tutti i sistemi stellari, molte altre forme di energia probabilmente sono localmente disponibili su più corpi planetari. Questi fattori dimostrano che vi sono i prerequisiti per l’esistenza della vita in tutto il cosmo.


In risposta alla logica intuitiva che vi è una probabilità che la vita si possa trovare su altri pianeti con delle caratteristiche simili alla Terra, è stata inserita una lista “crescente” dei pianeti ad oggi confermati:

Gl581c e d, GJ667Cc, Kepler-62e ed f, HD40307g e HD85512b. Degli studi recenti su Gl581d e HD85512b hanno confermato la potenziale abitabilità su entrambi. Poiché il numero di pianeti extrasolari conosciuti è cresciuta, la necessità di misure quantitative e la loro somiglianza alla Terra è diventata evidente. Il totale dei pianeti simili alla Terra per massa, dimensioni e temperatura è salito a 28.

Tuttavia, gli esperti sono d’accordo sul fatto che la vita nell’universo potrebbe esistere in forme molto dissimili da quelle della Terra. Anche sul nostro pianeta sono stati scoperti organismi che vivono in condizioni ambientali estreme per gli standard terrestri, quindi non possiamo escludere che questo accada in anche in pianeti extrasolari.

Altri pianeti potrebbero ospitare forme di vita a noi sconosciute, o forme abbastanza estremofili in relazione alla vita sulla Terra, in condizioni molto diverse dalla Terra. Questo fattore potrebbe aumentare il numero dei pianeti in principio esclusi per sostenere una qualsiasi forma di vita.

Di seguito una tabella che indica alcuni corpi planetari noti classificati in ordine decrescente sulla base del loro Indice di Complessità Biologica (BCI), su fattori che influenzano lo sviluppo della vita complessa. I pianeti del Sistema Solare sono stati appositamente inseriti per un confronto.


E’ consigliabile la lettura dell’intero articolo in formato PDF (16 pagine in inglese) reperibile su http://www.mdpi.com/2078-1547/5/1/159




Fonte: MDPI

NASA UFO - trapelato immagini e video Luna!

giovedì 29 maggio 2014

Entità traslucente ripresa in diretta dalla Cam della ISS




Interessante filmato di un'entità trasparente catturata in diretta streaming dalla stazione spaziale della NASA.
Invece di velivoli extraterrestri, alcuni UFO possono effettivamente essere delle entità biologiche, esseri viventi che normalmente abitano il vuoto cosmico.


ISS Diretta Streaming HD Cam: www.ustream.tv / channel / live-iss-stream






L'ETERE E L'AKASHA: Energia Universale - Coscienza Immortale

Sin dall’antichità in molti hanno creduto nell’esistenza di una quintessenza che permea tutto l’universo a cui spesso è stato dato il nome di Etere. Il concetto di Etere e la sua stessa esistenza sono molto controversi tanto che nel secolo scorso la scienza ufficiale in uno storico esperimento, non avendo potuto rilevarlo, sancì la sua inesistenza. Molto spesso l’Etere viene assimilato, nella tradizione esoterica orientale e occidentale ai concetti di Prana, Kundalini, Ki, Energia Vitale, Orgone, Forza Odica, Magnetismo Animale, Mana, ecc.. Visto la moltitudine di significati ad esso attribuiti, non sempre coerenti tra loro, cercherò in questo capitolo di riportare sinteticamente le scoperte degli autori più significativi e di trarne alla fine le dovute conclusioni.





Franz Anton Mesmer (1734 – 1815)
Mesmer, medico e filosofo, credeva fermamente nell’astrologia. Studiò le interazioni dei corpi celesti sul corpo umano e a tal proposito scrisse  “E’ ovvio che non avviene praticamente alcun cambiamento nei corpi celesti che non influenzi le consistenze fluide e solide della nostra terra. Può quindi qualcuno negare che anche gli organismi animali siano sottoposti alle stesse influenze? Una creatura vivente è anch’essa parte della Terra e tale creatura consiste di componenti liquide e solide, le cui proporzioni ed equilibrio sono sottilmente alterati, in tal modo producendo degli effetti acutamente sentiti dalla creatura stessa.”

Possiamo riassumere i risultati delle sue ricerche nei seguenti punti :


Esiste un’influenza reciproca tra i corpi celesti, la terra e tutti i corpi animati. Il mezzo di questa influenza è un fluido diffuso universalmente (chiamato da Mesmer magnetismo animale), così continuo da non ammettere alcun vuoto, incomparabilmente sottile, e naturalmente suscettibile di ricevere, diffondere e comunicare tutte le perturbazioni motorie. Mesmer notò che avvicinando una potente calamita o le dita di una mano alla fiamma di una candela, la stessa si inclina verso la calamita o le dita.


Secondo Mesmer, la malattia ha origine dalla carenza di tale fluido all’interno del corpo umano che può essere incanalato e convogliato verso altre persone utilizzando magneti naturali da applicare sulle parti del corpo da curare o mediante l’imposizione delle mani irradianti energie benefiche.


Karl von Reichenbach (1788 -1869)
Il barone von Reichenbach scoprì che se alcuni sensitivi venivano posti all’interno di una camera buia insieme ad un potente magnete a ferro di cavallo, potevano osservare una luce emanante dai poli del magnete. Tale luce permetteva di vedere le persone all’interno della stanza buia, creava ombre e al soffio tremava come la fiamma di una candela.


Effettuando l’esperimento con un cristallo di quarzo, al posto del magnete, si poteva osservare che “tutto il corpo del cristallo riluceva di una luce delicata, e dalla punta superiore emanava una luce azzurra, in costante movimento, a volte scintillante”.


Reichenbach osservò che anche il suo corpo nell’oscurità emetteva la stessa luce che chiamò Od. Tale luce mostrava uno spettro di colori che variava dal rosso al violetto, andando dalla zona degli organi genitali verso la sommità del capo. Inoltre, “correnti di luce simili a fiamme di intensità relativamente maggiore scorrono dalla punta di tutte le dita, nella direzione in cui esse sono stese”.


Le proprietà odiche dei materiali e del corpo umano risultavano amplificate se esposti direttamente alla luce solare.


“L’Od è l’espressione di una forza dinamica che compenetra in modo sottile e scorre con irresistibile potenza attraverso tutto ciò che fa parte della natura [...] Questa forza non solo si manifesta al contatto ma anche a distanza, come dal sole, dalla luna e dalle stelle; così pure da tutta la materia.


Nikola Tesla (1856 – 1943)
Tesla, uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, ebbe a dire : “L’etere è portatore di luce e riempie ogni spazio, l’etere agisce come forza creativa che dà la vita. Viaggia in “turbini infinitesimi” (“micro eliche”) prossime alla velocità della luce, divenendo materia misurabile. La sua forza diminuisce e arriva a terminare del tutto, regredendo in materia, secondo una specie di processo di decadimento atomico […] Ogni atomo ponderabile è differenziato da un fluido tenue, che riempie tutto lo spazio meramente con un moto rotatorio, proprio come fa in vortice di acqua in un lago calmo.


Una volta che questo fluido – ovvero l’etere – viene messo in movimento, esso diventa grossolana materia. Non appena il suo movimento viene arrestato la sostanza primaria ritorna al suo stato normale [...] Può allora accadere che, se riesce in qualche modo a imbrigliare questo fluido, l’uomo possa innescare o fermare questi vortici di etere in movimento in modo da creare alternativamente la formazione e sparizione della materia. Dunque al suo comando, quasi senza sforzo da parte sua, vecchi mondi svanirebbero e nuovi mondi entrerebbero nell’esistenza.


L’uomo potrebbe così alterare le dimensioni di questo pianeta, controllare le sue stagioni, aggiustare la sua distanza dal sole, guidarlo nel suo viaggio eterno lungo l’orbita di sua scelta, attraverso le profondità dell’universo. Egli potrebbe far collidere i pianeti e creare i suoi soli e le sue stelle, il suo calore e la sua luce, egli potrebbe dare origine alla vita in tutte le sue infinite forme. Dare origine alla nascita e alla morte della materia sarebbe il più grande degli atti umani, cosa che darebbe all’uomo una conoscenza profonda della creazione fisica; tutto questo gli permetterebbe di compiere il suo destino ultimo”.


Secondo Tesla il campo gravitazionale terrestre è dovuto allo spostamento del pianeta attraverso l’Etere.


“Quando la materia solida viaggia attraverso lo spazio, subisce il vento dell’etere e le differenze in potenziali elettrici provocano dei cambiamenti nel dislocamento elettromagnetico all’interno della massa e del vento dell’etere. Il campo elettrico della terra crea il dislocamento magnetico all’interno dell’etere e lo accumula all’interno del campo elettrico della terra. La differenza tra il dislocamento magnetico all’interno di una massa ed il dislocamento magnetico fuori della massa dell’etere è la gravità”.


Tesla ha ottenuto circa 300 brevetti in tutto il mondo per le sue invenzioni, è stato l’inventore della corrente alternata, che ha contribuito alla nascita della Seconda Rivoluzione Industriale, e la Suprema Corte degli Stati Uniti gli ha attribuito la precedenza della scoperta della radio rispetto a Guglielmo Marconi. Alla sua morte il governo americano classificò i suoi scritti come Top Secret, privando l’umanità di un patrimonio scientifico di incalcolabile valore.


Wilhelm Reich (1897 – 1957)
Reich, medico e Psicoanalista di fama mondiale, brillante allievo e collaboratore di Freud, abbandonò la psicologia per dedicare il resto della propria vita a studi sulla bioenergetica nel tentativo di dare una risposta a quella che per lui era la domanda fondamentale “Cos’è la vita?”.
Egli osservò al microscopio che la materia inorganica e quella organica, dopo essere stata sottoposta ad un processo di sterilizzazione ad alta temperatura, si disgrega formando vescicole di materia (bioni) dotati di un movimento circolare a spirale e pulsante che emanano un colore verde-azzurro. Tali vescicole, unendosi tra loro, possono svilupparsi in organismi viventi. Reich riteneva che i bioni fossero carichi di una sorta di energia vitale, priva di massa, che chiamò orgone o energia orgonica. Queste vescicole di energia orgonica condensata, aggregata insieme a molecole organiche ed inorganiche, sono l’anello di congiunzione tra l’etere e la vita biologica di cui ne costituiscono l’elemento base “… sono strutture di transizione dal non vivente al vivente. Il bione è l’unità funzionale elementare di tutta la materia vivente”.


L’orgone giunge continuamente nell’organismo dall’aria e dal sole attraverso la respirazione, la pelle e i polmoni.


Sulla base delle sue osservazioni Reich dedusse le seguenti proprietà dell’orgone:

permea tutto lo spazio
è caratterizzato da un movimento a spirale di tipo pulsante che avviene spontaneamente (non è imposto da cause esterne)
emette o genera luce di colore verde-azzurro e tale radiazione è fredda ovvero non genera calore.
è attratto e trattenuto dall’aria, dall’acqua e dalla materia organica
i metalli prima lo attraggono e poi lo respingono
ha la tendenza ad aggregarsi fluendo dai sistemi meno complessi a quelli più complessi (ad esempio, l’uomo trae energia vitale dal cibo e una pianta dall’atmosfera che la circonda).
Reich condusse indagini in diverse discipline scientifiche tra cui la medicina, la fisica, la cosmologia e la meteorologia.

Uno degli aspetti più importanti della sua teoria è che le forme della materia vivente sarebbero il risultato di semplici sovrapposizioni o superimposizioni di flussi di orgone nello spazio. La tendenza dell’orgone ad accumularsi, a differenza di altre forme di energia, consentirebbe l’organizzazione della materia caotica in strutture complesse.


I bioni prodotti dalla disintegrazione dei tessuti, a seconda del livello energetico di partenza, possono evolversi verso forme organizzate e originare organismi viventi oppure degradare in organismi piccolissimi, da lui denominati “bacilli T”, che sarebbero la causa della biopatia del cancro. I bacilli T, oltre ad essere responsabili della disgregazione degli organismi più grandi, si opporrebbero alla naturale ricomposizione della materia disgregata innescando un processo distruttivo e putrescente.


Secondo Reich, certe forme di malattia sono la conseguenza di una patologia energetica dovuta all’impoverimento o al ristagno dell’energia orgonica all’interno del corpo.


Realizzò accumulatori di orgone costituiti da strati alternati di materiale organico (lana) e metallo che usò nei suoi esperimenti. “Le irradiazioni di orgone possono essere applicate con gran vantaggio e senza nessun pericolo, neanche di eccessiva irradiazione” (anche se a scopo terapeutico raccomandava di non utilizzare accumulatori con più di tre strati), nelle seguenti condizioni: grave stanchezza, anemia, cancro, esclusi i tumori del cervello e del fegato, raffreddori acuti e cronici, artrite, ulcere croniche, ogni genere di lesione, abrasione, ferite, bruciature, sinusite e alcuni tipi di emicrania”.


Una persona posta dentro una camera orgonica, dopo un po’, può osservare una luminosità bluastra, inoltre, muovendosi dentro la camera, si possono osservare chiaramente delle formazioni nebbiose e, permanendovi più a lungo, cominciano a comparire dei punti luminosi blu-violetti fortemente radianti. Quando la presenza dell’operatore avrà eccitato sufficientemente l’energia presente nella camera, le formazioni nebbiose si concentreranno dando luogo a lampi giallo-biancastri.


Molto interessante la similitudine con un fenomeno riscontrato all’interno della grande piramide di Giza. Gli egittologi hanno osservato che quando una mano è posta all’interno del sarcofago vuoto, ubicato al centro della camera del Re, la stessa appare circondata da una brillante luce violetta ed emana bagliori non appena viene scossa. La teoria di Reich avvalora l’ipotesi che vede le piramidi come accumulatori di energia vitale.


Nel 1955 la Food and Drug Administration (FDA), con un’ordinanza, intimò a Reich di sospendere le sue ricerche, in quanto prive di valore scientifico, ma egli continuo le sue attività e venne condannato a 2 anni di reclusione per oltraggio alla corte e alla distruzione di tutti i suoi libri e apparecchiature. Nel 1957 morì in carcere.


Anche se i risultati degli esperimenti di Reich erano sbalorditivi, vedasi i casi di cura del cancro, i suoi dispositivi avevano un aspetto negativo in quanto accumulavano indiscriminatamente ogni tipo di energia presente nell’ambiente, sia quella vitale denominata OR sia quella stagnante e cogesta denominata DOR.


Se Reich ha il merito di aver scoperto come accumulare l’orgone, a Karl Hans Welz dobbiamo la scoperta di come generarlo. Negli anni 80 Welz scoprì che inglobando particelle di metallo in una massa di resina si ottenevano degli effetti di gran lunga superiori a quelli che Reich aveva ottenuto con i comuni accumulatori. Inoltre, tale dispositivo, che chiamò orgonite (1993), aveva anche la proprietà di trasformare le energie negative DOR in energie OR positive e benefiche per la vita. Il potere vitalizzante dell’orgonite poteva essere ulteriormente amplificato con l’aggiunta di cristalli di quarzo. Oltre all’orgonite anche i pianeti rotanti, come la Terra, producono energia orgonica.


Viktor Schauberger (1885-1958)
Schauberger, guardia forestale, passò gran parte della sua vita ad osservare la natura, in particolare i torrenti di montagna, traendone importanti insegnamenti e gettando le basi per quella che potremmo definire la scienza dei vortici.

Secondo Viktor Schauberger l’etere è l’energia primigenia, la quintessenza, da cui tutto ha origine, penetra in ogni dove e compone gli atomi di cui la materia è costituita. Ogni cosa, a qualsiasi livello, dalle particelle più piccole fino alle galassie, sono formate da innumerevoli vortici. Le cariche elettriche elementari costituiscono vortici primordiali d’etere e hanno simmetria assiale. Gli elettroni (o i protoni) si respingono tra di loro solo quando sono contrapposti i loro assi di flusso entrante d’etere (o di efflusso), ma sono pronti ad attrarsi se i loro assi sono affiancati come quando generano le correnti, sotto l’azione di un campo elettrico. La forza di attrazione non risiede nei corpi, non è propria della materia e la gravità non risiede nella massa della Terra. La forza è esterna, risiede ovunque nello spazio e solo gli aggregati di materia ne determinano l’azione.


Le proprietà notevoli dell’etere sono la geometria del suo moto naturale e il livello di “affinità” nei confronti della materia.


L’etere si muove attraverso le dimensioni seguendo una geometria ben precisa, la geometria a spirale o vortice, e tale geometria la ritroviamo ovunque in natura, nelle forme vitali, nei fenomeni naturali di grande potenza quali i vortici e gli uragani, nel moto dei corpi celesti e nelle galassie, come se questi sistemi conservassero l’impronta di questa forma primigenea.


Dissertazione sulla Spirale


La forma geometrica alla base di ogni cosa che esiste nell’universo è la spirale “phi” o sezione aurea di Fibonacci.


Prendiamo la seguente sequenza di numeri, nota come sequenza di Fibonacci, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, …, in cui ogni numero è la somma dei due precedenti, possiamo vedere che il rapporto tra due numeri adiacenti tende al numero Φ = 1.6180….


Se adesso costruiamo dei quadrati aventi per lati i numeri della sequenza di Fibonacci e man mano che ne accostiamo uno al precedente effettuiamo una rotazione di 90°, possiamo vedere che unendo i quarti di circonferenza otteniamo la forma geometrica della spirale, che ovviamente può essere sia oraria che antioraria.


Nella figura che segue possiamo vedere una spirale.





La costante Φ presenta delle proprietà notevoli ed è espressione dell’unità





Johannes Kepler ci ha lasciato queste bellissime parole sulla sezione aurea: “La geometria ha due grandi tesori: uno è il teorema di Pitagora; l’altro è la sezione aurea di un segmento. Il primo lo possiamo paragonare ad un oggetto d’oro; il secondo lo possiamo definire un prezioso gioiello”.

Se è vero quanto asserisce Ermete Trismegisto “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, allora tutto ci fa supporre che l’elemento costitutivo della realtà fisica materiale ed energetica deve essere collegato in qualche modo con la forma della spirale e che alla base dell’universo vi sia il movimento a spirale.

In natura la costante Φ si trova in tutta la struttura ossea: la distanza tra le dita, la lunghezza delle falangi, la lunghezza degli arti, ecc.; ma la si trova anche nel regno vegetale ed animale. Praticamente Φ è una costante di tutte le strutture dotate di vita ed è presente anche nella forma di agglomerati di materia che esprimono visibilmente una grande potenza come i vortici, gli uragani e, a livello cosmico, le galassie a spirale.


Vediamo adesso alcuni esempi tipici della spirale phi in natura:

Nautilus

Vortice di acqua


Galassia a spirale



Uragano














L’altra proprietà dell’Etere è in stretta relazione al modo in cui interagisce con la materia. Anche se l’Etere è l’aria che gli atomi respirano, ogni materiale lo assorbe o lo riflette in maniera differente. I materiali organici lo assorbono, il cemento e la plastica lo rallentano, i metalli prima lo assorbono e poi lo riflettono, i cristalli lo accelerano e vibrano alla sua stessa frequenza, infine, l’aria e l’acqua lo assorbono e ne memorizzano le frequenze. Le piante, gli animali e l’uomo essendo composti prevalentemente di acqua e sostanze organiche assorbono l’Etere.


Considerando che l’etere è presente ovunque e in quantità infinita, viene da chiedersi: Cosa occorre fare per catturare quanto più etere possibile e concentrarlo in modo da sfruttarne l’energia? Occorre seguire il suo stesso movimento, infatti, solo imprimendo alla materia un movimento spiraliforme, possiamo caricarla con un surplus di energia. Mi viene naturale pensare alla danza turbinante dei Dervisci Rotanti quale metodo per raggiungere l’estasi mistica.





Schauberger, utilizzando un ugello a vortice, ovvero imprimendo all’acqua un movimento vorticoso, scoprì che le qualità dell’acqua miglioravano rendendola simile a quella di sorgente che, scorrendo nei torrenti di montagna tra mille vortici, si carica di energia dall’etere.

Ma da dove arriva l’Etere? Se consideriamo tutte le dimensioni materiali formate da Etere aventi ciascuna una determinate frequenza di vibrazione, è naturale pensare che l’etere arrivi nella nostra dimensione dalle dimensioni superiori a più alta energia di vibrazione.


Viktor Schauberger, come tanti altri grandi scienziati in anticipo sui tempi, ci ha lasciato in eredità delle idee che ancora oggi non comprendiamo. Egli riteneva ad esempio che il cuore non è una pompa ma “è pompato”, gli uccelli “non volano” ma “sono volati”, i pesci non nuotano, ma “sono nuotati”, il sole è probabilmente un corpo freddo e oscuro, ecc.


La fisica del XX secolo


Prima dell’avvento della fisica quantistica, si riteneva che gli atomi fossero costituiti da un nucleo centrale attorno al quale, ad una distanza “enorme”, ruotavano gli elettroni. Lo spazio tra il nucleo e gli elettroni era considerato vuoto e quindi la materia era sostanzialmente vuota, ma nella realtà le cose sembrano andare diversamente.

Il premio nobel per la fisica Richard Feynmann ha calcolato che nello spazio vuoto pari ad una biglia vi è tanta energia da portare istantaneamente all’ebollizione tutti gli oceani della Terra.


Hal Puthoff, della Cambridge University, ha verificato sperimentalmente che nello spazio vuoto, schermato dai campi elettromagnetici e alla temperatura di zero gradi kelvin, esiste una quantità enorme di energia, che è stata chiamata energia di punto zero in quanto allo zero assoluto non dovrebbe esserci alcuna energia.






Nikolai Aleksandrovich Kozyrev (1908 – 1983)
L’astrofisico Kozyrev sostiene che tutta la materia è generata dal movimento di una sostanza invisibile e cosciente chiamata etere. Per Kozyrev ogni corpo materiale è immerso in un oceano di etere ed è assimilabile ad una spugna immersa nell’acqua. Seguendo tale analogia è possibile incrementare o decrementare la quantità di fluido (acqua o etere) assorbito, sottoponendo l’oggetto a varie azioni meccaniche e fisiche (strizzandolo, raffreddandolo, ruotandolo, ecc.)


Riportiamo di seguito alcune delle più importanti scoperte sperimentali del Prof. Kozyrev:

Come un oggetto materiale genera il movimento quando viene immerso in un liquido, allo stesso modo genera onde di torsione nell’etere in cui è immerso.
Le onde di torsione si propagano nell’etere seguendo la forma di una spirale tridimensionale e sono difficili da rilevare in quanto cambiano continuamente direzione.
Per potere imbrigliare meglio l’energia di tali onde, occorre sottoporre gli oggetti a continui movimenti e vibrazioni.
Facendo ruotare, vibrare o rompendo oggetti, il loro peso subisce piccole ma significative variazioni.
Un corpo subisce un incremento quantizzato e costante del proprio peso quando viene fatto vibrare entro determinati intervalli di frequenza.





Diversi ricercatori hanno condotto esperimenti che confermano la teoria di Kozyrev.


Il Dott. Bruce De Palma ha rilevato sperimentalmente che una sfera rotante lanciata verso l’alto sale più in alto e scende più velocemente di un’altra sfera uguale ma non rotante senza seguire la traiettoria prevista dalle leggi della fisica classica comunemente accettate dalla comunità scientifica.


Il Dott. David Hudson ha osservato che quando un microcluster (una massa costituita da 10 a 1000 atomi) di iridio viene riscaldato il suo peso aumenta anche del 300% e alla temperatura di 850°C scompare per riapparire soltanto quando la sua temperatura ridiscende.


A differenti livelli di densità di energia eterica corrispondono differenti realtà dimensionali o piani di esistenza. Secondo vari scienziati, tra cui Mishin, Aspden, Tesla e Keely, l’etere è suddiviso in 7 differenti livelli di densità e le varie manifestazioni di energia e materia hanno qualità differenti a seconda della densità di etere che li ha originati. In tale modo ritroviamo anche a livello di realtà dimensionale lo stesso schema dell’ottava che caratterizza le vibrazioni della luce visibile (i sette colori dell’arcobaleno) e del suono udibile (le sette note musicali). Anche le leggi della fisica variano al variare della densità dell’etere e quindi al variare della realtà dimensionale.


Con l’avvento della fisica dei microcluster si è visto che gli atomi, costituiti da vortici di etere, si assemblano tra loro secondo numeri ben definiti, detti “numeri magici”, in modo da raggiungere la configurazione di un Solido Platonico.


Alla luce del modello di Kozyrev gli atomi e le molecole avrebbero una struttura a strati di onde sferiche nidificate, a cipolla, e l’effetto di quantizzazione del peso spiegherebbe la natura multidimensionale della materia. Quando un corpo aumenta di peso si ha un ingresso di energia a densità più elevata, quando diminuisce di peso una quota parte di energia-materia si sposta in una dimensione più alta a densità minore.


Tutta la materia imbriglia onde di torsione per sostenere la propria esistenza.


Kozyrev sosteneva che “tutte le forme di vita dovevano essere composte da una forma di energia invisibile a spirale”.


L’energia eterica è in realtà l’alimento principale per la salute di un organismo ancora prima della respirazione, dell’ingestione e dell’esposizione ai raggi del Sole.


Paramahamsa Tewari nella Space Vortex Theory asserisce che le particelle elementari non sono altro che vortici sferici di energia, sulla superficie di un oceano di etere avente energia infinita.


A seconda del livello vibrazionale dell’etere, si ha la manifestazione di una determinata dimensione, si forma la materia più o meno densa, propria di quella dimensione, e tutti i campi energetici conseguenti al movimento della materia nell’etere. Ad esempio, nel caso particolare del nostro universo materiale il moto della materia crea dei vortici nel campo eterico generando i campi gravitazionale, magnetico, ecc. che sono alla base dei relativi fenomeni energetici.


La più alta vibrazione dell’etere, che dà luogo ad un fenomeno osservabile, è quella che genera le onde luminose. Si tratta di onde che andandosi a infrangere contro la materia creano dei vortici nel campo eterico noti come fotoni.


Nel 1987 il chimico Helmut Hoegl ha ipotizzato che la materia, dall’elettrone in su, sia formata dall’aggregazione di fotoni.


Isaac Newton aveva intuito l’esistenza di uno Spirito dell’Universo avente proprietà simile a quelle dell’Etere
“… questa specie di spirito sottilissimo che penetra attraverso tutti i corpi e che è nascosto nella loro sostanza; è per la forza e l’azione di questo spirito che le particelle dei corpi si attirano mutuamente alle più piccole distanze e che aderiscono allorché sono contigue; è per tale agente che i corpi elettrici agiscono a distanze più grandi tanto per attrarre che per respingere i corpuscoli vicini, ed è sempre col mezzo di questo spirito che la luce emana, si riflette, si rifrange e riscalda i corpi; tutte le sensazioni sono eccitate e le membra degli animali sono mosse quando la loro volontà lo ordina mediante le vibrazioni di questa sostanza spiritosa che si propaga dagli organi esteriori dei sensi lungo i filamenti solidi dei nervi, fino al cervello ed in seguito dal cervello ai muscoli. Ma queste cose non si possono spiegare in poche parole; non si fecero ancora sufficienti esperienze per poter determinare esattamente le leggi secondo le quali agisce questo spirito universale.”


Se l’etere smettesse di ruotare, in modo intelligente e con un certo proposito, l’universo si dissolverebbe.


Siamo ancora lontani dal comprendere tutte le proprietà dell’Etere, ma incomincia a farsi strada l’ipotesi che questo mezzo sottile possa essere intelligente e che possa avere a che fare con la nostra coscienza. Alcuni fisici d’avanguardia ritengono che una teoria unificata della fisica non possa fare a meno di comprendere i concetti di Etere e di Coscienza.


Anche se non riusciamo a vedere l’Etere, non possiamo affermare che non esiste. Ci sono tante altre cose che non riusciamo a vedere ma che in qualche modo percepiamo come ad esempio la gravità che ci mantiene sulla Terra.


La spiritualità orientale


Nella tradizione spirituale induista si fa largo uso dei termini Prana e Kundalini. Per capire bene il significato e la differenza tra questi due concetti riporto le descrizioni che di esse ci ha dato Sri Govinda:
“Il Prana è l’energia vitale che regola le funzioni dell’organismo, fa battere il cuore, muove i polmoni durante la respirazione, dà vigore fisico e tiene in vita il corpo. Esso produce nascita, crescita, salute, malattia, vecchiezza e morte”.
“Kundalini è energia inattiva [...] è l’energia cosmica spirituale che ha creato l’universo. Ella pervade e sostiene tutte le cose animate e inanimate, pianeti, soli e galassie. L’esistenza è possibile solo grazie a questo potere infinito che è il supporto statico di tutta la materia, la base fondamentale della sostanza organica e inorganica. E’ la sorgente di ogni forma di vita. Tutte le creature, piccole e grandi, a qualunque stadio si trovino e a qualunque piano appartengano – fisico, astrale o causale – devono a lei la loro esistenza. E’ la Madre dell’intero universo. Questa meravigliosa e onnisciente energia è completamente libera e proietta la creazione di sua spontanea volontà, sebbene trascenda spazio, tempo e sostanza, rimanendo supremamente distaccata e mantenendo immutati la sua purezza e il suo stato divino. Tutte le forme di energia promanano da lei, che è auto luminosa e colma di beatitudine. E’ l’essenza vitale che manifesta la diversità delle forme materiali dentro la propria unità spirituale”.


Akasha è un altro termine ricorrente correlato all’Etere e che si differenzia dagli altri visti in precedenza. Esso manifesta un altro attributo dello Spirito che è la sua infinita capacità di memorizzare e trasmettere informazioni.


“Akasha”, che in sanscrito significa etere o spazio, è l’elemento base dell’intero universo. Akasha è l’onnipresente esistenza che pervade tutto, ha un effetto organizzatore sulla materia e costruisce le forme. L’akasha diviene il sole, la terra, la luna, le stelle, l’aria, i liquidi ed i solidi; forma il corpo umano, gli animali, le piante e ogni forma che vediamo, tutto ciò che percepiamo con i nostri sensi, tutto ciò che esiste. L’akasha non può essere percepito perché va al di là di ogni ordinaria percezione, si può vedere e toccare soltanto quando si condensa e prende una forma, fluisce attraverso di esse e le collega fra loro, inoltre, è sempre associata a una qualche forma di coscienza.


Grandi sensitivi e veggenti come Edgar Cayce, Madame Blavatsky, Alice Bailey e Rudolf Steiner, hanno avuto accesso alle informazioni contenute in quelle che vengono chiamate cronache dell’Akasha, o Resoconti Akashici, cioè quella dimensione in cui è contenuta la memoria di ogni avvenimento verificatosi, di ogni pensiero e desiderio che ha attraversato la mente o il cuore di ogni individuo vissuto sulla Terra.


Madame Blavatsky diceva: “L’Akasha, Luce Astrale, può definirsi come l’Anima Universale, la Matrice dell’Universo, il Mysterium Magnum dal quale tutto quanto esiste è nato per separazione o differenziazione. È la causa dell’esistenza; riempie tutto lo spazio infinito…è lo spazio”.


La parola Akasha si utilizza per nominare un piano di coscienza cosmica che funge da archivio, nel quale, come si è già detto, si registrano tutte le situazioni, pensieri, emozioni, parole, intenzioni ed azioni di un essere, dalla sua separazione dalla Fonte o Dio, fino al suo ritorno definitivo al punto d’origine; contiene quindi l’intera storia d’ogni anima, sin dall’alba della Creazione. Quest’archivio ci connette tutti, gli uni agli altri, contiene ogni simbolo, archetipo o racconto mitologico che esiste e perciò diviene la fonte maggiore di conoscenza e verità che l’essere umano possa consultare; chiamato anche “Libro della Vita”, come lo si conosce nella Bibbia, lascia la sua impronta indelebile nella vita.


Conclusioni


Lo Spirito proietta il mezzo attraverso cui si manifesta l’universo, a cui diamo il nome di Etere.


L’universo è multidimensionale e tutte le infinite dimensioni, che sono il risultato delle infinite vibrazioni dell’etere, coesistono in un unico universo. Quindi non vi sono infiniti universi, ma infinite dimensioni all’interno di un solo universo.


Lo Spirito, facendo variare lo stato di vibrazione dell’Etere, genera dei vortici e crea le dimensioni; inoltre, all’interno di ogni dimensione, facendo ruotare e combinare in vario modo i vortici, crea i mondi sottili, la materia e tutte le forme di vita.


L’universo è immerso in un oceano di Etere, onnipervadente, che trasmette alle manifestazioni materiali le proprie vibrazioni fornendogli incessantemente energia. Questa energia intelligente regola le funzioni dell’universo e di tutto ciò che è in esso contenuto. Essendo questa energia alla base di tutti i fenomeni vitali dei regni minerale, vegetale ed animale, possiamo chiamarla energia vitale.


A prescindere da quanto riportato dai vari autori presi in esame, è importante capire che l’Etere è il potere divino o spirituale, intelligente e onnipervadente, che quando viene attivato genera e dirige i campi energetici universali. Il concetto di Etere pertanto coincide con quelli di Kundalini e Aka. L’energia vitale che si ottiene per attivazione dell’Etere corrisponde invece ai concetti di Prana, Od, Orgone, Mana, ecc. Quando invece prendiamo in esame quel particolare attributo dello Spirito che concerne la capacità di memorizzare ogni avvenimento o informazione, allora è corretto assimilarlo al concetto di Akasha.







Fonte: http://antoniovaccarello.wordpress.com/letere/