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martedì 17 giugno 2014

Occhi puntati su Caronte, la luna di Plutone

Dopo Encelado ed Europa, ora tocca a Caronte. E’ su questa luna di Plutone che si concentra adesso l’attenzione degli scienziati alla ricerca di forme di vitaextraterrestre. Sotto la crosta congelata del satellite, la temperatura potrebbe essersi conservata abbastanza elevata da mantenere l’acqua allo stato liquido. E dove c’èacqua, potrebbe esserci anche vita.









Europa - La luna ghiacciata di Giove
L’ex nono pianeta, declassato alcuni anni fa a pianeta nano o meglio ad oggetto transnettuniano, si trova all’estrema periferia del sistema solare, ad una media di circa 39 UA dal Sole- dunque 39 volte la distanza della Terra dalla nostra stella. Si pensa che la sua temperatura superficiale si aggiri sui 380 gradi sotto lo zero Fahrenheit ( attorno ai -229 ° C ). Sui suoi satelliti, le condizioni devono essere molto simili: insomma, sono praticamente palle di ghiaccio.
Per ora, a causa della grande distanza e delle piccole dimensioni di Plutone e delle sue cinque lune, è molto difficile effettuare delle osservazioni ed avere delle certezze. Bisognerà comunque aspettare ancora poco: la sonda della Nasa New Horizons, lanciata nel 2006, è quasi giunta alla meta. L’anno prossimo, nel luglio 2015, arriverà finalmente da queste parti e darà un’occhiata più da vicino.
I ricercatori hanno alte aspettative. Prevedono infatti che la superficie congelata di Caronte abbia delle spaccature: ciò indicherebbe la presenza, al di sotto dello strato ghiacciato, di una temperatura meno rigida, sufficiente per mantenere allo stato liquidoenormi oceani sotterranei, ora o in epoche remote.


“Il nostro modello indica diversi tipi di fratture sulla superficie di Caronte a seconda dello spessore del ghiaccio, della struttura interna della luna, di quanto facilmente si deforma e del modo in cui la sua orbita si è evoluta”, ha spiegato infatti Alyssa Rhoden, del Goddard Space Flight Center della Nasa in Maryland. Comparando questi modelli ai reali dati che la sonda invierà, sarà possibile comprendere se questalontanissima luna possa nascondere acqua liquida o l’abbia fatto in passato.


la sonda della Nasa New Horizons
Proprio come si ipotizza per i satelliti congelati di Giove e Saturno, Europa ed Encelado. Anche la loro superficie presenta delle fratture, effetto delle maree prodotte dalle forze gravitazionali alle quali sono sottoposti da parte dei loro giganteschi pianeti ospiti e delle altre lune. Gli scienziati pensano anche che sotto quei chilometri di ghiaccio esistano distese di acqua che si mantengono tali grazie al calore interno. Ciò potrebbe essere accaduto anche su Caronte, se non ora almeno in tempi antichi: l’attrazione gravitazionale potrebbe aver creato intense maree che hanno spaccato lo strato di ghiaccio superficiale. Questa luna ha però una caratteristica insolita: è decisamente molto massiccia. Ha infatti un diametro che è circa la metà di quello di Plutone ed una massa pari ad un ottavo- un record nel sistema solare. Probabilmente il satellite oversize si è formato in seguito ad un impatto che ha espulso materiale dalla superficie del pianeta nano: col passare di milioni di anni, esso si è consolidato dando forma alle varie lune, inclusa Caronte.


“A seconda di come esattamente si è evoluta la sua orbita, in particolare se ha attraversato una fase di elevata eccentricità, allora ci può essere stato abbastanza calore prodotto dalle maree in grado di mantenere liquida l’acqua al di sotto della crosta congelata per un certo periodo”, sostiene la Rhoden. “Utilizzando dei plausibili modelli di struttura interna che includono la presenza di un oceano, abbiamo trovato che non ci sarebbe voluta un’ eccentricità eccessiva- meno dello 0,01 per cento- per generare delle fratture simili a quelle che vediamo su Europa.”


Plutone e Caronte

Quel periodo relativamente tiepido, sotto la superficie di Caronte, è bastato per favorire lo sviluppo di organismi viventi? A questa domanda, al momento, è impossibile rispondere, anche perché gli ingredienti necessari alla vita sono numerosi. Serve infatti una costante fonte di energia, così come un’ampia disponibilità di altri elementi-chiave, come carbonio e azoto. Insomma, è tutto ancora da verificare se gli oceani nascosti di Caronte, Europa ed Encelado abbiano mai avuto le condizioni necessarie per permettere alla vita di svilupparsi. Tra un anno, forse, ne sapremo di più.







Fonte: Extremamente

domenica 8 giugno 2014

LA NASA RITORNA SULLA LUNA

Nel rapporto del Consiglio nazionale per la ricerca USA, diffuso mercoledì scorso, si afferma che lo scopo principale della ricerca nello spazio pilotata è il volo su Marte. Questa formulazione corrisponde agli scopi dichiarati dalla NASA.




Esistono due approcci alla soluzione di questo problema, ma la differenza sta nella posizione sull'ulteriore esplorazione della Luna e sul ruolo della cooperazione internazionale. Gli analisti suppongono che le discussioni sulla scelta dell'una o dell'altra via inizieranno nei prossimi tempi.

La preparazione del rapporto del Consiglio nazionale per la ricerca USA ha impiegato oltre tre anni. Esso oggi contiene 285 pagine e la stesura preliminare del rapporto è disponibile per poterlo scaricare gratuitamente. Il suo committente è stata l'Amministrazione nazionale per l'aeronautica e la ricerca dello spazio USA (NASA), mentre la motivazione è stata la necessità di stabilire un piano d'azione preciso riguardante i voli pilotati, all'interno del quale non agirebbero in modo così forte "cicli politici e altri fattori", come è stato diplomaticamente formulato nel documento.

Un piano del genere è già stato elaborato, ma se dovesse piacere o meno al committente non è una questione univoca. Lo scopo finale è il volo pilotato su Marte, che corrisponde ai piani resi noti in precedenza o, piuttosto, alle aspirazioni della NASA. Tuttavia l'itinerario verso il Pianeta Rosso è stato tracciato in un altro modo.

Le divergenze più grandi riguardano la Luna. L'attuale dirigente della NASA Charles Bolden ipotizza che il ritorno sulla Luna con una missione pilotata toglierà tempo, forze e mezzi preziosi cosicché non si riuscirà a raggiungere Marte nei tempi stabiliti, ossia entro la metà degli anni 2030. Gli autori del rapporto ipotizzano viceversa che lo sbarco sulla Luna aiuterà a collaudare le tecnologie che saranno utilizzate già durante il volo su Marte. Anzi secondo il parere dei membri della commissione che avevano compilato il rapporto senza la spedizione lunare non sarà possibile avviare quella marziana o, almeno, non così velocemente come pianifica la NASA.

La seconda divergenza è rappresentata dall'atteggiamento verso la cooperazione internazionale. La NASA è propensa verso i partner europei, mentre gli autori del rapporto propongono di prestare attenzione alla Cina. E' un dettaglio assai interessante sia dal punto di vista politico sia da quello tecnico poiché la Cina è maggiormente percepita come un concorrente delle aspirazioni spaziali degli USA anziché come un partner.

I curatori del rapporto hanno analizzato anche i compiti tecnologici e finanziari che bisogna risolvere per il volo su Marte. In particolare, hanno selezionato dieci tecnologie chiave che bisogna sviluppare in modo particolarmente attivo, con un accento particolare posto sull'elaborazione delle tecnologie d'atterraggio su Marte, protezione contro radiazioni e nuovi propulsori.

Inoltre gli autori si preoccupano che allo stato attuale il finanziamento dei programmi pilotati negli USA evidentemente è insufficiente. Per fare in tempo a collaudare tutte le tecnologie e ridurre i rischi è necessario aumentarlo del 5 percento ogni anno. Ciò dovrebbe essere sufficiente per raggiungere l'obiettivo finale.

Gli analisti fanno notare che il nuovo documento può diventare una base per le polemiche accese. Risulta che il rapporto pubblicato molto probabilmente disturba l'armonia e l'unità dei piani che invoca esso stesso. Anche il programma "Constellation", tristemente noto, lanciato in pompa magna e ridotto dopo il cambio della leadership del paese, prevede il ritorno sulla Luna come un gradino verso il volo su Marte. Dopo che fosse stato ridimensionato nel programma pilotato della NASA è spuntata una certa indeterminazione: anche se tutti quanti avessero parlato della spedizione marziana è rimasto incomprensibile come e quando attuarla. Il nuovo rapporto propone di ripristinare "Constellation", sempre che i piani marziani non vengano sommerssi dalle nuove discussioni sulla necessità di tornare sulla Luna.







Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2014_06_08/La-NASA-propone-di-tornare-sulla-Luna-3819/

venerdì 6 giugno 2014

TRACCE DI PIANETA ALIENO TROVATE SULLA SUPERFICE LUNARE

Gli Astronauti dell'Apollo hanno riportato sulla terra un pezzo di roccia lunare, la quale sottoposta a delle analisi, mostra tracce di un "pianeta" chiamato Theia.
I ricercatori sostengono che la loro scoperta, confermi la teoria che la luna sia stata creata da una collisione cataclismica. 
La teoria che la luna sia nata inseguito di una collisione tra la Terra e il pianeta Theia di circa 4.5 miliardi di anni fà, fù dichiarata sulla rivista "Science"

Attualmente la teoria dell'impatto gigante è quella maggiormente accettata dalla comunità scientifica. Fu proposta nel 1975 da William K. Hartmann e Donald R. Davis i quali ipotizzarono l'impatto di un corpo delle dimensioni di Marte (che è chiamato Theia o Orpheus) con la Terra. Da quest'impatto si sarebbe generato abbastanza materiale, nell'orbita circumterrestre, da permettere la formazione della Luna. Anche l'astronomo canadese Alastair G. W. Cameron era un convinto sostenitore di questa tesi. Si pensa, inoltre, che i pianeti si siano formati attraverso un'accessione di corpi più piccoli in oggetti maggiori e, al giorno d'oggi, è riconosciuto che impatti come questo potrebbero essere avvenuti anche per alcuni altri pianeti. Simulazioni al computer dell'impatto riescono a predire sia il valore del momento angolare del sistema Terra-Luna, sia la piccola dimensione del nucleo lunare.

L'ipotetico corpo Theia si sarebbe formato in un punto di Lagrange relativo alla Terra, ossia in una posizione gravitazionalmente stabile lungo la stessa orbita del nostro pianeta. Qui Theia si sarebbe accresciuto progressivamente inglobando i planetesimi e i detriti che occupavano in gran numero le regioni interne del sistema solare poco dopo la sua formazione. Quando Theia crebbe fino a raggiungere la dimensione di Marte, la sua massa divenne troppo elevata per restare stabilmente nel punto di Lagrange, soprattutto considerando l'influenza di Giove nel turbare le orbite degli altri pianeti del sistema solare. In accordo con questa teoria, 34 milioni di anni dopo la formazione della Terra (circa 4533 milioni di anni fa) questo corpo colpì la Terra con un angolo obliquo, distruggendosi e proiettando nello spazio sia i suoi frammenti sia una porzione significativa del mantello terrestre. L'urto avvenne con un angolo di 45° ed ad una velocità di circa 4 m / sec. (circa 14.4 km / h, quindi rallentando rispetto alla fase d'avvicinamento calcolata in 40 km / h) e siccome i due pianeti erano ancora allo stato fuso, e - quindi - plastici, ancora prima dello scontro fisico, le forze mareali avevano iniziato a distorcerne gli stati superficiali prima, ed asmembrarne protocrosta e protomantello poi. Inoltre, sembra che quasi la totalità della massa lunare sia di derivazione dalla crosta e dal mantello della prototerra. La prototerra, colpita da Theia, avrebbe dimezzato il proprio tempo di rotazione dalle originale 8 ore a 4 ore.

Secondo alcuni calcoli, il due per cento della massa di Theia formò un anello di detriti, mentre circa metà della sua massa si unì per formare la Luna, processo che potrebbe essersi completato nell'arco di un secolo. È anche possibile che una parte del nucleo di Theia, più pesante, sia affondata nella Terra stessa fondendosi con il nucleo originario del nostro pianeta.

Si ritiene che un simile impatto avrebbe completamente sterilizzato la superficie terrestre, provocando l'evaporazione degli eventuali mari primordiali e la distruzione di ogni tipo di molecola complessa. Se mai sulla Terra fossero già all'opera processi di formazione di molecole organiche, l'impatto di Theia dovrebbe averli bruscamente interrotti.

È stato inoltre suggerito che in conseguenza dell'impatto si siano formati altri oggetti di dimensioni significative (ma comunque inferiori a quelle della Luna) che avrebbero continuato ad orbitare attorno alla Terra, magari occupando uno dei punti di Lagrange del sistema Terra-Luna. Nell'arco di un centinaio di milioni di anni al più, le azioni gravitazionali degli altri pianeti e del Sole ne avrebbero comunque destabilizzato le orbite, causandone la fuga dal sistema o delle collisioni con il pianeta o con la Luna. Uno studio pubblicato nel 2011 suggerisce che una collisione tra la Luna e uno di questi corpi minori (dalle dimensioni pari ad un trentesimo di quelle lunari), potrebbe aver causato le notevoli differenze in caratteristiche fisiche esistenti tra le due facce della Luna. Le simulazioni condotte suggeriscono che se l'impatto tra i due satelliti fosse avvenuto con velocità sufficientemente bassa, non avrebbe condotto alla formazione di un cratere, ma il materiale del corpo minore si sarebbe "spalmato" sulla Luna, aggiungendo alla sua superficie uno spesso strato di crosta degli altipiani (che oggi vediamo occupare la faccia nascosta della Luna, la cui crosta è spessa circa 50 km più di quelle della faccia visibile). Recentemente (2001) la ricercatrice statunitense Robin Canup ha modificato la teoria dell'impatto gigante illustrando che la neonata Luna sarebbe stata collocata su un'orbita non stabile e sarebbe ricaduta sul pianeta. L'attuale inclinazione dell'asse di rotazione terrestre è frutto del secondo impatto. La teoria del doppio impatto nasce perché, con un singolo impatto, non si sarebbe avuta la quantità di materia necessaria a formare la Luna, in quanto la massa del disco che si sarebbe condensata a seguito del primo impatto, sarebbe stata circa 2 volte inferiore a quella dell'attuale massa lunare. Inoltre solo parte di questo materiale era al di là del limite di Roche, quindi non si sarebbe mai potuto aggregare per formare un satellite di grosse dimensioni.





martedì 3 giugno 2014

Kepler 10c il pianeta roccioso molto più grande della Terra

Gli astronomi hanno scoperto un nuovo tipo di pianeta – un mondo roccioso che pesa 17 volte tanto quanto la Terra. Secondo i teorici un pianeta roccioso di queste dimensioni non sarebbe dovuto esistere. Normalmente pianeti così grandi e pesanti si trasformano in giganti gassosi come Giove. Per questo, Kepler 10c detiene il primato per aver superato le “super-Terre” conosciute fino ad oggi, tanto che i ricercatori preferiscono definirlo una “mega-Terra”.

“Siamo rimasti molto sorpresi quando abbiamo capito quello che avevamo trovato”, afferma l’astronomo Xavier Dumusque del Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA), che ha guidato l’analisi dei dati e ha fatto la scoperta.

“Questo è il Godzilla delle Terre!”, aggiunge il ricercatore (CfA) Dimitar Sasselov, direttore delle Harvard Origins of Life Initiative. “Con la sola differenza che questo nuovo mostro, Kepler-10c ha tutte le carte in regola per poter ospitare la vita.”

L’affermazione della squadra è stata presentata il 2 Giugno a una conferenza stampa dell’American Astronomical Society (AAS).

Questo nuovo pianeta (mega-Terra), Kepler-10c, orbita attorno a una stella simile al Sole una volta ogni 45 giorni, e si trova a circa 560 anni luce dalla Terra nella costellazione Draco. Il sistema ospita anche un pianeta di lava con una massa di circa tre volte quella della Terra, Kepler 10b, che orbita molto velocemente impiegando solo 20 ore per completare un giro attorno alla sua stella madre.

Kepler 10c è stato originariamente avvistato da Kepler della NASA. Keplero scopre pianeti utilizzando il metodo del transito, alla ricerca di una stella che si offusca quando un pianeta passa di fronte ad essa. Misurando la quantità di oscuramento, gli astronomi possono calcolare la dimensione fisica e il diametro del pianeta, tuttavia, Keplero non è in grado di valutare se un pianeta è roccioso o gassoso, ci vorranno quindi altri strumenti.

Kepler 10c è noto per avere un diametro di circa 28968 km, 2 volte e mezzo più grande della Terra (sono comunque misure approssimative, considerando anche, che i pianeti non sono delle sfere perfette). Questo lo inserisce nella categoria dei mini-Nettuniani.

Il team ha utilizzato lo strumento HARPS-North sul Telescopio Nazionale Galileo (TNG), situato nelle isole Canarie per misurare la massa di Kepler 10c. Questi ultimi hanno scoperto che il suo peso corrisponde a circa 17 volte quello della Terra. Ciò significa che Kepler-10c deve avere una densa composizione di rocce e altri solidi.


Secondo i ricercatori, non è facile teorizzare come un pianeta roccioso di queste dimensioni si sia potuto formare. Tuttavia, un nuovo studio osservazionale ha suggerito che Kepler 10c non era solo.

Scoprendo che Kepler 10c è un mega-Terra apre nuove teorie sulla formazione dei pianeti nella storia dell’universo e la possibilità di vita. Il sistema Kepler 10 ha circa 11 miliardi di anni, il che significa che si è formato meno di 3 miliardi di anni dopo il Big Bang.

L’universo primordiale conteneva solo idrogeno ed elio. Elementi più pesanti necessari per rendere pianeti rocciosi, come il silicio e ferro, dovevano essere creati nelle prime generazioni di stelle. Quando queste stelle sono esplose, si dispersero questi ingredienti fondamentali attraverso lo spazio, che poi potrebbero essere state incorporate in successive generazioni di stelle e pianeti.

Questo processo sarebbe durato miliardi di anni. Tuttavia, Kepler 10c mostra che l’universo era in grado di formare tali rocce enormi, anche durante il periodo in cui gli elementi pesanti erano scarsi.

“La scoperta di Kepler 10c ci dice che i pianeti rocciosi potrebbero formarsi molto prima di quanto pensassimo. Ed è noto che dove vi sono le rocce potrebbe esserci la vita”, afferma Sasselov.

Questa ricerca implica che gli astronomi non dovrebbero escludere le vecchie stelle quando cercano di scovare pianeti simili alla Terra. E se le vecchie stelle possono ospitare terre rocciose, allora abbiamo una migliore possibilità di localizzare mondi potenzialmente abitabili nel nostro vicinato cosmico.

Quest’ultima scoperta irrobustisce la teoria che l’essere umano potrebbe non essere così solo nell’universo come si pensava fino a qualche tempo fa.

Fonte: CfA

lunedì 2 giugno 2014

MARTE: il Rover Curiosity fotografa un misterioso oggetto scuro


Nelle immagini presentate dal canale You Tube Streetcap1, si può osservare l’immagine di un oggetto misterioso di colore scuro, che vola a poca distanza dal Rover “Curiosity”che sta scandagliando il suolo marziano. Infatti nella foto che potete scaricare dal sito della NASA JPL (link) e proveniente dal rover, si può osservare sulla sinistra tra le colline del pianeta rosso, un oggetto scuro che sembra volare a quota non molto alta. L’UFO non sembra essere un granello di polvere sulla lente della NAVCAM del rover, altrimenti sarebbe risultato sfuocato rispetto allo sfondo panoramico.