Visualizzazione post con etichetta Forme di vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Forme di vita. Mostra tutti i post

domenica 13 luglio 2014

Captati impulsi radio da un’altra galassia


Segnali dal cielo. Meglio, segnali radio- di origine al momento sconosciuta- provenienti da un’altra galassia. Non è la trama di un film di fantascienza, ma quanto registrato dalle strumentazioni astronomiche. Prima in Australia, ora a Porto Rico. E non ci sono più dubbi sul fatto che questi impulsi misteriosi arrivino proprio dallo spazio profondo.




IL RADIOTELESCOPIO DI ARECIBO
A sgomberare il campo dalla possibilità di un errore è l’articolo pubblicato il 10 luglio dalla rivista scientifica Astrophysical Journal nel quale è stata confermata l’esistenza delle cosiddette “fast radio burst” o FRB ( traducibili come “raffiche radio”o “lampi-radio”) individuate per la prima volta dal radioscopio Parkes, nel Nuovo Galles del Sud. Finora, la mancanza di risultati simili, registrati da altri osservatori, aveva fatto ipotizzare che i segnali captati dal team australiano fossero in realtà provenienti da una fonte nelle vicinanze della Terra. Ora gli studi di Arecibo escludono questa eventualità.
“Il nostro risultato è importante, perché elimina ogni dubbio sul fatto che le FRB siano di origine cosmica”, ha detto Victoria Kaspi, professoressa di astrofisica alla McGill University di Montreal e tra i responsabili del progetto di ricerca che ha portato all’ individuazione del fenomeno. “Tutti gli indizi mostrano che le onde radio siano arrivate dall’esterno della nostra galassia. Una prospettiva davvero esaltante.”
Ma cosa abbia effettivamente prodotto questi rapidissimi segnali radio è, per ora, il mistero più grande sul quale gli astrofisici si stanno confrontando. Tra le ipotesi, l’evaporazione di un buco nero, la fusione di stelle a neutroni oppure emissioni di plasma da parte di una magnetar ( ovvero un tipo di stella a neutroni dal campo magnetico estremamente potente). Tutte le possibilità restano aperte.



UNA RAFFIGURAZIONE ARTISTICA DI UNA MAGNETAR, UNA STELLA MAGNETICA
Questi insoliti e ultrarapidi impulsi sono stati scoperti il 2 novembre del 2012 dal radiotelescopio più grande e sensibile del mondo, quello appunto di Arecibo, dotato di un’antenna di oltre 300 metri. Questi lampi-radio durano solo pochi millesimi di secondo ed è molto difficile riuscire a “catturarli”. Ma il team internazionale di Arecibo ha confermato le stime precedenti secondo le quali queste strane raffiche cosmiche si verificano 10 mila volte al giorno nell’intera volta celeste. Questo sorprendente numero è stato dedotto sulla base della percentuale di cielo osservato e del tempo dell’osservazione.
“La brillantezza, la durata dell’evento e la percentuale dedotta della sua frequenza sono tutti coerenti con le proprietà degli impulsi di onde radio precedentemente individuati dal telescopio Parkes”, ha spiegato Laura Spitler, dottoranda alla Cornell University all’inizio dello studio ed ora ricercatrice presso il Maz Planck Institut, in Germania.
Il cosiddetto “effetto di dispersione del plasma” fa pensare che quei segnali improvvisi provengano da un punto al di là della Via Lattea. Gli impulsi che attraversano il cosmo, infatti, sono distinguibili dalle interferenze prodotte dall’uomo per effetto degli elettroni interstellari, che fanno sì che le onde radio viaggino più lentamente a radiofrequenze inferiori. E le esplosioni registrate dalle strumentazioni di Arecibo hanno tre volte la misura massima di dispersione che ci si attenderebbe da una fonte interna alla galassia.



IL PUNTO NEL QUALE SONO STATI CAPTATI I SEGNALI RADIO
La ricerca però è appena all’inizio. Altri telescopi verranno presto coinvolti nell’indagine, per cercare di rilevare i fast radio burst in altri punti dell’universo e tentare così di identificarne la natura e la provenienza. Quelli attualmente in costruzione in Australia e Sudafrica, tanto come il CHIME in Canada, hanno la capacità di captare questi impercettibili segnali. Gli astronomi puntano molto su queste nuove strumentazioni, per arrivare a capire cosa si nasconda dietro a questo strano fenomeno cosmico.




Fonte: extremamente

giovedì 26 giugno 2014

Il nuovo messaggio della Nasa per gli alieni

Nel 2015 partirà dalla Terra un messaggio digitale verso la navicella New Horizons. Sarà destinato a eventuali forme di vita extraterrestri



Se aveste la possibilità di decidere qualcosa da far vedere a un'extraterrestre, cosa scegliereste? Indubbiamente non sarebbe facile: se la cosa vi intriga, vi conviene iniziare a pensarci. LaNasa, infatti, lancerà a breve una campagna di crowdsourcing per decidere il contenuto del messaggio da affidare alla sonda New Horizons, sviluppata dall’agenzia spaziale americana per l’esplorazione di Plutone e del suo satellite Caronte. New Horizons è decollata a gennaio 2006 dalla base di Cape Canaveral e, se tutto va bene, raggiungerà Plutone a luglio dell’anno prossimo. Dopo aver compiuto le sue osservazioni, invierà alla Terra tutti i dati raccolti e quindi proseguirà indefinitamente il suo viaggio all’esterno del Sistema Solare: è per questo che Jon Lomberg, che aveva già lavorato al Golden Record (il disco per gli extraterrestri a bordo delle Voyager 1 e 2, risalente al 1977), ha pensato di elaborare un nuovo messaggio per lo Spazio profondo. Stavolta, però, spiega lo scienziato, si tratterà di una registrazione completamente digitale, che verrà inviata in streaming alla memoria dei computer di New Horizons. Il progetto, che sarà lanciato ufficialmente il prossimo 25 agosto, si chiamerà One Earth Message.


“Daremo la possibilità a chiunque di partecipare”, racconta ancora Lomberg, “e inviare una propria foto nello Spazio. Saranno gli stessi utenti a votare i contenuti migliori”. L’équipe di Lomberg si limiterà a un controllo editoriale per evitare che nessuna“immagine inappropriata” passi il vaglio, ma l’ultima parola spetterà comunque alla Nasa. Anche se la sonda non dovesse maiincrociare un extraterrestre, comunque, lo scienziati sottolinea l’alto valore sociale dell’iniziativa: “Finora le persone sono state ispirate dalla registrazione a bordo di Voyager, il ritratto della Terra del 1977. Il mondo, oggi, è molto diverso, e il nuovo messaggio rifletterà speranze e sogni della seconda decade del ventunesimo secolo. Speriamo che sarà un esempio di creatività globale e di cooperazione, qualcosa che il mondo possa condividere come una grande impresa”





Fonte: wired

martedì 17 giugno 2014

Occhi puntati su Caronte, la luna di Plutone

Dopo Encelado ed Europa, ora tocca a Caronte. E’ su questa luna di Plutone che si concentra adesso l’attenzione degli scienziati alla ricerca di forme di vitaextraterrestre. Sotto la crosta congelata del satellite, la temperatura potrebbe essersi conservata abbastanza elevata da mantenere l’acqua allo stato liquido. E dove c’èacqua, potrebbe esserci anche vita.









Europa - La luna ghiacciata di Giove
L’ex nono pianeta, declassato alcuni anni fa a pianeta nano o meglio ad oggetto transnettuniano, si trova all’estrema periferia del sistema solare, ad una media di circa 39 UA dal Sole- dunque 39 volte la distanza della Terra dalla nostra stella. Si pensa che la sua temperatura superficiale si aggiri sui 380 gradi sotto lo zero Fahrenheit ( attorno ai -229 ° C ). Sui suoi satelliti, le condizioni devono essere molto simili: insomma, sono praticamente palle di ghiaccio.
Per ora, a causa della grande distanza e delle piccole dimensioni di Plutone e delle sue cinque lune, è molto difficile effettuare delle osservazioni ed avere delle certezze. Bisognerà comunque aspettare ancora poco: la sonda della Nasa New Horizons, lanciata nel 2006, è quasi giunta alla meta. L’anno prossimo, nel luglio 2015, arriverà finalmente da queste parti e darà un’occhiata più da vicino.
I ricercatori hanno alte aspettative. Prevedono infatti che la superficie congelata di Caronte abbia delle spaccature: ciò indicherebbe la presenza, al di sotto dello strato ghiacciato, di una temperatura meno rigida, sufficiente per mantenere allo stato liquidoenormi oceani sotterranei, ora o in epoche remote.


“Il nostro modello indica diversi tipi di fratture sulla superficie di Caronte a seconda dello spessore del ghiaccio, della struttura interna della luna, di quanto facilmente si deforma e del modo in cui la sua orbita si è evoluta”, ha spiegato infatti Alyssa Rhoden, del Goddard Space Flight Center della Nasa in Maryland. Comparando questi modelli ai reali dati che la sonda invierà, sarà possibile comprendere se questalontanissima luna possa nascondere acqua liquida o l’abbia fatto in passato.


la sonda della Nasa New Horizons
Proprio come si ipotizza per i satelliti congelati di Giove e Saturno, Europa ed Encelado. Anche la loro superficie presenta delle fratture, effetto delle maree prodotte dalle forze gravitazionali alle quali sono sottoposti da parte dei loro giganteschi pianeti ospiti e delle altre lune. Gli scienziati pensano anche che sotto quei chilometri di ghiaccio esistano distese di acqua che si mantengono tali grazie al calore interno. Ciò potrebbe essere accaduto anche su Caronte, se non ora almeno in tempi antichi: l’attrazione gravitazionale potrebbe aver creato intense maree che hanno spaccato lo strato di ghiaccio superficiale. Questa luna ha però una caratteristica insolita: è decisamente molto massiccia. Ha infatti un diametro che è circa la metà di quello di Plutone ed una massa pari ad un ottavo- un record nel sistema solare. Probabilmente il satellite oversize si è formato in seguito ad un impatto che ha espulso materiale dalla superficie del pianeta nano: col passare di milioni di anni, esso si è consolidato dando forma alle varie lune, inclusa Caronte.


“A seconda di come esattamente si è evoluta la sua orbita, in particolare se ha attraversato una fase di elevata eccentricità, allora ci può essere stato abbastanza calore prodotto dalle maree in grado di mantenere liquida l’acqua al di sotto della crosta congelata per un certo periodo”, sostiene la Rhoden. “Utilizzando dei plausibili modelli di struttura interna che includono la presenza di un oceano, abbiamo trovato che non ci sarebbe voluta un’ eccentricità eccessiva- meno dello 0,01 per cento- per generare delle fratture simili a quelle che vediamo su Europa.”


Plutone e Caronte

Quel periodo relativamente tiepido, sotto la superficie di Caronte, è bastato per favorire lo sviluppo di organismi viventi? A questa domanda, al momento, è impossibile rispondere, anche perché gli ingredienti necessari alla vita sono numerosi. Serve infatti una costante fonte di energia, così come un’ampia disponibilità di altri elementi-chiave, come carbonio e azoto. Insomma, è tutto ancora da verificare se gli oceani nascosti di Caronte, Europa ed Encelado abbiano mai avuto le condizioni necessarie per permettere alla vita di svilupparsi. Tra un anno, forse, ne sapremo di più.







Fonte: Extremamente